Resistenza Culturale: FATE QUALCOSA! Incontro con Massimo Zamboni e Manuel Agnelli

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Sognare con nostalgia epoche e storie mai vissute è un qualcosa che appartiene al mio sé interiore e probabilmente a più di una persona che, pensandoci, almeno una volta nella vita si è detto “ho sbagliato epoca”. Per quelle anime nostalgiche della vecchia musica, di vecchi leader ormai percepibili esclusivamente attraverso suoni registrati su vinile o visibili attraverso video di repertorio, è sempre una sensazione forte quella che si prova quando ci si ritrova a pochi passi, e letteralmente parliamo di pochi metri, da figure che accompagnano i nostri ideali, i nostri sogni di libertà e le paure umane soppresse dalla società attuale.

Ciò a cui ci si aggrappa è un motto: “ produci, consuma, crepa”. Pochi metri dividevano noi e Massimo Zamboni, sotto l’imponenza poetica del ponte di Tiberio che silenzioso si lasciava accarezzare dal sole calante e cullare dai racconti di un tempo passato che ormai non tornerà più. Silenzioso ascoltava di una Berlino divisa in frammenti, raccontata dagli occhi di colui che l’ha vissuta in uno dei periodi storici più forti del nostro secolo.

CCCP-FEDELI ALLA LINEA

CCCP-FEDELI ALLA LINEA

In occasione della seconda edizione del festival della resistenza culturale “Fuori dal fango”, tenutosi presso il Borgo San Giuliano nelle giornate del 4-5-6 luglio, era presente Massimo Zamboni dei CCCP – Fedeli alla linea e, in seguito dei CSI che, intervistato da Michele Rossi, curatore del libro sui CCCP quel giorno presentato, racconta una fetta importante della storia della musica punk italiana, o meglio “punk filo-sovietica e musica melodica emiliana” come è scritto nel loro stesso logo.

I racconti che udiamo sono poesia. Siamo a Berlino nel pieno degli anni ’80. Zamboni racconta la sensazione di “spaesamento che avvertì una volta arrivato in quel limbo che era la Germania divisa tra est ed ovest, visioni lontane da quello che si sapeva dalla lontana Italia.” Tra autostop e case occupate ricercate e casualmente incontrate sulla propria strada, lavoretti per riuscire a mantenersi e discoteche dove “ballare i Doors era fuori moda” avviene il fatale incontro con Ferretti. Un incontro scritto dal fato se si pensa che Giovanni stava per partire per la Tunisia prima di incontrare Massimo, con il quale decidono di vivere di quel flusso bestiale che scorreva nelle loro vene: la musica. Un motto li unì: Tuvat, ossia FAI QUALCOSA.

Fai qualcosa, metti un filo spinato che divida te e il pubblico e crea un criterio estetico capace di esprimersi da solo. Semplicemente: fai qualcosa! Il motto che li accompagnò tra concerti, casa discografica della Virgin che gli valse la critica “Fedeli alla lira”, sino ad arrivare al tour del 1989 insieme ai Litfiba. Il 1989, data storica, il perché inutile citarlo. Per i CCCP si tratta di un momento delicato che, in seguito alla loro esperienza fatta di punk e filo-sovietismo con tanto di inno sovietico suonato dinanzi ai militari, si pone il problema di dar vita ad una nuova melodia nata dopo il fatidico viaggio di Massimo e Giovanni in Mongolia, “luogo in cui spazzar via i pensieri di decadenza che hanno accompagnato i nostri anni berlinesi per riscoprire il recupero della tradizione, un ritorno alla terra”. Da lì in poi le strade, lentamente, si divisero verso nuovi percorsi, chi dedicandosi a progetti solisti come Zamboni, che oltretutto realizzò grandi album tra cui “Sorella sconfitta” del 2004.

ANNARELLA E FERRETTI

ANNARELLA E FERRETTI

Ma, il ponte di Tiberio si rivela, mano a mano che cala il sole, ricco di sorprese. Zamboni non era l’unico genio lì presente ma, ospite di un fuori programma all’improvviso organizzato, si sedette davanti a noi Manuel Agnelli degli Afterhours affiancato dal sindaco di S. Giuliano Massimo Roccaforte, Giordano San Giorgi della MEI e il sindaco di Rimini Andrea Gnassi che hanno aperto un dibattito il cui nucleo centrale è la cultura come motore dell’economia.

Da parte sua, Agnelli ha messo in evidenza la situazione critica in cui vivono i musicisti, e gli artisti in generale, nel nostro territorio dove è impossibile poter vivere della propria arte e ci si chiede: questo è l’unico mondo possibile? Ecco perché ha esposto l’idea di portare in parlamento una proposta di legge capace di legittimare il ruolo dell’artista e permettere attraverso l’utilizzo dello sportello unico e delle deroghe una maggior facilità nell’organizzazione di eventi culturali. Un esempio pratico che chiama in causa è la storia del quartiere di Williamsburg che da ghetto è divenuto il quartiere cool di New York attraverso azioni, come le deroghe, capaci di far rinascere un intero spazio.

MANIFESTO DEL FESTIVAL "INSIEME FUORI DAL FANGO"

MANIFESTO DEL FESTIVAL “INSIEME FUORI DAL FANGO”

Il sindaco Andrea Gnassi invece ha parlato dell’importante ruolo rivestito dalla cultura all’interno del territorio, forza motrice capace di trasformare l’assetto e la visione di un’intera città. l’obiettivo è quello di “seminare una nuova traiettoria prendendo ispirazione dalle pratiche urbane tipiche delle più grandi città europee per dar spazio alla creatività, dar ritmo al paese. Rimini ha la possibilità di far riemergere quella semina che rappresenterà una traiettoria dei prossimi 20 anni”.

Insomma, la parola chiave arrivati ai giorni nostri è FATE QUALCOSA! Facciamo, siate attivi e risvegliate in voi la vecchia carica che spinge al cambiamento. Le cose possono cambiare. Noi possiamo cambiare insieme a loro. Resistete! Portate avanti la resistenza culturale!

 

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