Montevideo: politica e cantegriles

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Una breve incursione nella parte sporca della città, quella in cui non ci sono le fogne ma abbondano i televisori al plasma.

Tutti conoscono le favelas brasiliane, città nelle città, in cui vigono regole che si fanno da sole, leggi nelle leggi e, più di tutto, la miseria vera, quella che noi in Europa non conosciamo affatto. Ma non tutti sanno che negli altri Paesi latinoamericani ci sono posti molto simili, che non hanno nulla da invidiare alle favelas di Rio. Se parlate di crisi europea in un cantegril di Montevideo, vi rideranno letteralmente in faccia!

feria tristan narvajaI cantegriles di Montevideo sono agglomerati di baracche che si vengono a formare poco a poco negli anni, parallelamente allo sviluppo delle zone turistiche e del centro città. Appena fuori dal centro, soprattutto nella zona nord, ce ne sono diversi e tutti sovraffollati. Coloro che li abitano sono emarginati dal resto della cittadinanza, costretti ad accettare i lavori più umili o a vendere qualunque cosa nei mercatini rionali, come quello di Soriano; e sono vittime di razzismo sociale vero e proprio.

Questi posti si differenziano dalle favelas perché meno estesi e non circoscritti in zone precise, all’interno di confini che la polizia o altre forze impongono, bensì si sviluppano tra un quartiere e l’altro. Un fenomeno, questo, che riscontriamo anche in Argentina. A Buenos Aires i confini tra villas e centro urbano sono ancora meno netti.

Nei quartieri che ho visitato, la prima cosa che salta all’occhio è l’assenza di colori; tutto è sudicio e maleodorante; le chapas, lelamiere usate come tetti, arrugginite; le strade, non asfaltate. Non essendoci un vero sistema fognario, le famiglie hanno davanti a ogni baracca un pozzo nero che periodicamente viene svuotato. Ma mai disinfettato. Talvolta ho visto svuotarlo con un barattolo legato alla punta di un bastone. Di conseguenza, lungo gli argini in cui defluiscono le acque di scarico ci sono insetti di ogni specie. I bambini giocano senza le scarpe e senza ridere; l’acqua marrone schizza dappertutto. Ma ciò che mi ha più sconcertato non è tanto la miseria come fenomeno in sé, quanto il fatto che in gran parte potrebbe non esistere affatto. Mi riferisco ad atteggiamenti di carattere culturale, a quello che definirei razzismo sociale: per esempio, ai margini delle strade che ho percorso a piedi c’erano centinaia di sacchetti di plastica pieni di immondizia, gettati dalle auto di passaggio, auto che – beninteso – arrivano dai quartieri benestanti. C’è chi mi ha detto che lo si fa per lasciar spulciare all’interno dei sacchetti quegli stessi bambini prima descritti. E, se così fosse, mi chiedo, non sarebbe anche peggio?!

Alla fine di Calle Susana Pinto, nel Barrio Bella Italia, si vedono delle colline verdi che danno l’impressione del Paradiso dopo l’Inferno. Ma soltanto sentendo il fetore indescrivibile ho scoperto che si tratta di ammassi di immondizia ricoperti di terra; lo stesso materiale organico, credo, fa sì che cresca l’erba. Di fronte alle colline verdi si espandono le baracche, ammassi di ferro e mattoni, vecchie cianfrusaglie recuperate in centro; cani e cavalli magri come mucche indiane, ma per ragioni tutt’altro che religiose, brucano nella terra alla continua ricerca di cibo.

Nei quartieri in cui mi sono inoltrato – vestito con vecchi abiti e con un paio di ciabatte, pessimamente mimetizzato, direi, perché la miseria non si inventa con una maschera improvvisata, ma la si porta in faccia, è sporca e puzza in qualunque maniera la si chiami – c’erano case basse fatte di mattoni di fango e paglia cotti al sole o di cemento grezzo, costruite per metà; le recinzioni dei giardini erano vecchie reti recuperate chissà dove. Il Barrio Casavalle, quello dell’Ippodromo, Trenta y Tres o Marconi sono i più a rischio. Il tasso di criminalità in queste zone è il più alto, i bambini girano in bande, gli adulti li sfruttano per commettere reati per i quali i minori non possono essere condannati.

parque riveraVicino all’Ippodromo sorge il nuovo casinò municipale. Per rivalutare le zone meno agiate, dicono i politici locali. Il mio disgusto non c’entrerà nulla con quest’articolo, ma lasciate che vi dica almeno che ha toccato il suo apice non quando ho sentito la puzza nauseante della plastica sciolta al sole nelle strade piene di immondizia, né lungo i canali aperti in cui scorrevano le acque piene di ciò che, se non fosse per la natura sobria di queste pagine, non esiterei a chiamare merda, ma davanti a questa enorme struttura appena costruita, nella quale entravano i turisti tedeschi e americani senza sapere che alle sue spalle si espande uno dei più grossi cantegriles della città.

Proprio lì ho assistito a una scena che non ho avuto il coraggio di fotografare: due bambini dormivano in un letto umido e sporco; il più piccolo si chiamava Sebastién, aveva gli occhi azzurri e i capelli biondi, in Germania o negli Stati Uniti sarebbe stato grassottello e pieno di lentiggini. Suo padre si era rivolto alla proprietaria della casa in cui vivevo, esperta in materie giuridiche e sociali, per risolvere il problema dell’affidamento di Sebastién e di suo fratello. La madre aveva abbandonato tutti e tre. I due piccini, di tre e sei anni, dormivano, benché fosse mattina inoltrata, non riuscivano ad alzarsi perché il corpo faceva loro male, era congelato. Il problema è che sotto i tetti bassi di lamiera durante la notte si crea una condensa che di giorno, quando il sole li riscalda, si scioglie goccia a goccia e inumidisce i letti. D’estate, invece, il caldo è talmente forte che quelle stesse case ardono come padelle sul fuoco e dormire diventa impossibile.

Le contraddizioni che ho riscontrato sono molte: in quelle case di mattoni non è raro trovare grossi televisori al plasma, impianti stereo d’ultimo grido, computer portatili e IPhones. Mi sono chiesto il perché. Perché in un quartiere dove scarseggiano le condizioni igieniche di base, dove non c’è neanche da mangiare, posseggono televisori al plasma?!

Da europeo, non riuscivo ad accettarlo: uno schermo gigante acceso davanti a due bambini che provavano a dormire in una pozza d’acqua! Chi è il responsabile? A chi dare la colpa? Troppo facile darla al padre, che ha comprato quel televisore. Credevo che fossero oggetti rubati, ma dopo un po’ di tempo, parlando con la gente dei quartieri centrali a ridosso del Barrio Sud e Palermo, ho incominciato a capire un po’ come funzionano le cose a Montevideo… Se, laddove avrebbero potuto esserci biblioteche, centri ricreativi per l’infanzia, o scuole, qualcuno ha deciso di lasciare metà della popolazione sotto le lamiere e costruire un casinò, quel qualcuno doveva averci trovato un senso.

In centro, lungo Avenida 18 de Julio, poi, bisogna notare che a ogni angolo ci sono decine di agenzie di credito e in coda davanti alle loro porte, le stesse persone incontrate a Casavalle, Marconi e Bella Italia. Perché chiedere carte di credito e accollarsi pagamenti rateali per migliaia di euro quando i loro bambini mangiano mate con lo zucchero per colazione?!

paseando por el centro (19)I partiti politici tradizionali, quelli che da sempre si sono divisi il potere, sono i cosiddetti Blancos (il partito nazionale) e i Colorados (i progressisti). Rappresentano oggi la minoranza, perché tutti gli altri, raggruppati in una coalizione con il Frente Amplio, detengono ormai la maggioranza dei voti. Il Frente Amplio, il cui leader è il Presidente José Mujica, è impegnato per il miglioramento delle disuguaglianze sociali, della qualità della vita, e per la diffusione della cultura tra tutti i cittadini. Grazie all’attuale presidenza, centinaia di famiglie disagiate hanno ricevuto una casa: un vero socialismo liberale, come lo definisce il presidente. Mujica sottolinea sempre che la chiave per superare l’attuale crisi – e non parliamo della nostra crisi da quattro soldi, ma di quella vera, che vivono in Sud America – è di carattere culturale, ancor prima che economica. Perché, se compri un televisore aprendo un credito quando tuo figlio non ha il sapone per lavarsi il viso, il tuo problema non è economico.

Un’altra cosa che mi sono chiesto è come fosse possibile concedere crediti a persone così povere, le quali non hanno reddito, perché, a fare la fila nelle agenzie di credito fosse la povera gente dei cantegriles. Come è possibile che i politici locali promettano sussidi per poter pagare i crediti a persone che per mestiere fanno i seleccionadores*?! La promessa è l’arte del politico, e a promettere, in vista delle elezioni di settembre, sono soprattutto i leader dei Blancos, la cosiddetta destra – sempre che abbia ancora senso parlare di destra e sinistra in quest’attuale guerra di interessi e non più di ideali politici; ricordo rapidamente che nel 2013 è stata proposta un’intesa tra questi due partiti, simile a quelle intese cui assistiamo in Italia, per prevalere sul Frente Amplio –.

I seleccionadores

Sono persone che, di generazione in generazione, si tramandano un mestiere molto insolito. O meglio, nel corso del tempo hanno trasformato un’abitudine tristemente diffusa in tutto il mondo in un vero e proprio lavoro. Si servono di muli forti e malnutriti per girare di pattumiera in pattumiera lungo le strade della città e rovistare nell’immondizia; vi si gettano come in una piscina. Vivono fuori dal centro; tengono i cavalli in uno stato pietoso, nei giardini come se fossero cani, d’estate e d’inverno. Alcuni vecchi garage diventano talvolta stalle occasionali durante i periodi più freddi, che in Uruguay corrispondono ai mesi invernali da maggio a settembre. Un programma approvato pochi anni fa prevedeva la sostituzione degli animali con dei moderni scooter. L’Intendencia aveva intenzione di riconoscere loro un servizio civico, in quanto selezionatori di carta, plastica, vetro, rivenduti in grosse quantità presso i centri di riciclaggio a prezzi bassissimi (pochi pesos per ogni cento chili). Ma non ha funzionato. I selezionatori che hanno ricevuto gli scooter, li hanno subito rivenduti e hanno ripreso i cavalli, che, a loro dire, consumano molto meno.

Ogni volta che accendevo il televisore, un tale Larrañaga, leader di Alleanza Nazionale, non faceva altro che promettere sussidi a coloro che non hanno un lavoro fisso. Ecco spiegata la presenza della migliore tecnologia in tutte quelle baracche, nonché la grossa quantità di voti ottenuti da parte dei Blancos, definiti conservatori. Ma conservatori di cosa? Dell’ignoranza? della povertà? delle disuguaglianze che hanno da sempre contraddistinto i Paesi latinoamericani?

I Montevideani sono sconfortati: Mujica è alla fine del suo mandato – non rinnovabile – e il favorito per le prossime elezioni è Tabaré Vazquez. Tutto stupendo, stesso partito, stessi programmi, se non fosse che negli anni Settanta un certo Tabaré Vazquez, rinomato e facoltoso medico chirurgo, rientrava nella categoria di cittadino di serie A (durante la dittatura i cittadini erano divisi in tre categorie: C, terroristi o sovversivi; B, coloro che godevano di qualche privilegio in più, talvolta coinvolti involontariamente negli episodi politici; e A, gli amici del regime militare, coloro che accettavano incarichi governativi e si arricchivano alle spalle dei concittadini impegnati nella lotta armata o addirittura imprigionati, come José Mujica e la sua compagna).

plaza matrizInsomma, i demoni del passato smetteranno mai di perseguitare questo popolo? Di chi vi fidereste voi se foste uruguaiani?

Ma Montevideo non è solo questo. È anche una delle città più evolute del Continente; la prima in cui le donne hanno potuto votare, ben 87 anni fa; l’Uruguay è il maggior produttore di carne bovina e ovina, recentemente entrato ufficialmente sul mercato statunitense. Tuttavia, gli uruguaiani non sembrano apprezzare i progressi che il loro Paese sta compiendo; in puro stile del sud, per le strade tutti si lamentano delle tasse troppo alte, delle contraddizioni nei programmi di Mujica, talvolta filo-madureschi, proprio da parte sua che un tempo combatteva le stesse rivolte studentesche contro il Governo, come quelle represse recentemente da Maduro in Venezuela; e che dire del fatto che la gara d’appalto per costruire le case destinate alle famiglie senza reddito, grazie al programma cui lo stesso Mujica cede il 90% dello stipendio, è stata vinta proprio da un’impresa venezuelana per venti milioni di dollari? Gli anziani ci vedono del marcio, in tutti i bar ci si lamenta del presidente povero con il conto in banca pieno di dollari. Ci si lamenta anche della chiusura nei confronti del mercato non alimentare, e di tante altre cose.

Per fortuna la cultura del mate ti insegna a prendere tutto con la giusta filosofia, a non avere fretta perché qualunque impegno si può rimandare a domani, mañana, salvo la morte. Perciò le loro lamentele si dissolvono nell’erba calda e, giorno dopo giorno, assistono alla propria vita come spettatori discreti e distanti.

bella italia (4)Il Presidente Mujica ci ha visto lungo quando ha dichiarato che la chiave della rinascita latinoamericana è di carattere culturale.

Una nota, infine, riguardo ai bambini che vivono nei cantegriles, dopo aver guardato una scena degli ultimi mondiali di calcio in cui Luis Suárez, un giocatore della nazionale uruguaiana, mordeva uno dei nostri: bisogna sapere che loro usano i morsi non solo come difesa, laddove non sono in grado di discutere – non ne hanno il tempo o non ne sono addirittura capaci – ma come affermazione sui più deboli. I piccoli leader delle bande, per punire il malcapitato di turno proveniente da una banda rivale – stiamo parlando di bambini di otto/dieci anni – lo mordono sul petto. Lo marchiano a vita perché porti addosso il segno della sconfitta.

Può darsi che la mia osservazione sia azzardata, ma ho avuto l’impressione che il morso, tra i bambini dei cantegriles, avesse una componente quasi genetica, radicata nel loro comportamento, come se nel codice di ogni bambino ci fosse questo tipo di aggressività piuttosto che altre più comuni dalle nostre parti.

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