L’erotismo latino in 11 temi

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Parlare della poesia e della letteratura erotica latina sarebbe una vera impresa, quindi proviamo a ripercorrere gli argomenti principali attraverso 11 topoi (argomenti chiave), più diffusi, appoggiandoci ad alcune liriche erotiche tra quelle dei tre maggiori esponenti del genere: Catullo, Albio Tibullo e Sesto Properzio

Albio Tibullo

Raffigurazione del poeta Albio Tibullo

• Il “Servitium amoris”: o servitù amorosa è uno dei temi portanti della poetica erotica romana. Il poeta diventa schiavo della donna amata, rinunciando alla propria libertà per mettersi al servizio della sua padrona e assecondare ogni suo capriccio.

Corpus Tibullianum (II, 4, 1-2) – Albio Tibullo

Così vedo per me pronte la schiavitù e una padrona: o libertà dei miei antenati, ormai ti dico addio”

• La “Donna/Domina”: la donna diventa una padrona, una “domina” crudele e volitiva, che esige senza dare nulla in cambio. Il poeta è sottomesso in un gioco masochistico che piega la volontà. La libertà di pensiero viene annientata e ogni parola, ogni rima deve essere indirizzata a lei.

Rura colam, fugumque aderit mea Delia custos” (I, 5, 29-30) – Albio Tibullo

Ella governi tutti, tutto sia sotto la sua cura, e mi piaccia di non essere nulla in tutta la casa”

Amor come gladiatore

Amor come gladiatore

Amor: la figura di Amor, nulla ha a che vedere con Eros, dolce e seducente o Venere, carnale e passionale. Questa raffigurazione dell’amore è strettamente collegata al sentimento generato dalla donna. Amor viene rappresentato come un gladiatore con lo spirito di un tiranno, feroce e dominatore.
Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis (Elegiae, I, 1, 3-4) – Sesto Properzio
Allora Amore mi fece abbassare gli occhi,                                                       solitamente orgogliosi e premette coi suoi piedi sul mio capo.
• “L’amore per i fanciulli”: questo tipo di amore è una variante della schiavitù d’amore, che vede il poeta struggersi per un giovane, maschio, magari anche conteso con qualcun altro. Il soggetto del desiderio non è più crudele coma una Domina ma difficile da raggiungere e ottenere.
Carme 15 – Catullo
Ti affido me e il ragazzino mio, Aurelio: chiedo grazia di pudore. Se mai ti piacque in cuor che l’oggetto delle voglie restasse casto e intatto, serbami il ragazzino in pudicizia. […]
• La Perfidia e la Levitas: questi sono due aggettivi che contraddistinguono la donna amata, perché oltre ad essere padrona, è crudele, perfida ma, soprattutto, è volubile e vanesia. Prende con leggerezza il sentimento d’amore espresso dal poeta e spesso lo ignora o lo schernisce.
Saepe ego multa tuae levitatis dura timebam (Elegiae, I, 15, 1-3) – Sesto Properzio
Spesso temevo molti dolori a causa della tua leggerezza, tuttavia non questa tua perfidia, Cinzia. Guarda in quale pericolo mi trascina la sorte!

• “Lautocommiserazione”: la commiserazione del poeta è uno dei temi resi celebri dalle liriche catulliane con il carme del “Miser Catulle”. Attraverso la pena per se stessi i poeti cercano di rinsavire, di uscire da quel circolo vizioso creato dalla Domina e da Amor. A volte riescono, finendo sottomessi ad un’ altra donna. Altre volte sono solo parole vuote.

Canti (Carme 8, 1-4) – Catullo

Basta con la pazzia, sventurato Catullo. E ciò che vedi morto, impara che è perduto. Ci sono stati giorni splendidi, nel sole.

• “Il dubbio e il tradimento”: il tema del dubbio generato dal tradimento spinge il poeta a mostrare il lato più “patetico” della propria poesia, legato anche ai canti della disperazione. Questo non sempre vale per Catullo, che utilizza un linguaggio forte e battute feroci. Il tutto verrà poi ripreso anche nella letteratura successiva, perché la donna traditrice rimarrà un “must” della letteratura romantica. Ne abbiamo un esempio nell’Orlando furioso dove il protagonista, non capendo che il suo amore per Angelica non è ricambiato, la indica come traditrice.

Corpus Tibullianum (Carmina I, 33, 1-4) – Albio Tibullo

O Albio, non rattristarti eccessivamente ricordando la crudele Glicera e non cantarla
in versi dolorosi (chiedendoti) perché un uomo
più giovane di te le sembri più bello ed ella abbia violato la fedeltà.

• “I vezzeggiativi”: è l’utilizzo di vezzeggiativi per indicare o delle qualità della donna amato oppure degli oggetti che le rendano omaggio.
Canti (Carme I, 1-3) – Catullo
A chi offrirò il libretto ( libellum ) nuovo e fino che la pomice asciutta ha levigato?
porta chiusaParaklausìthyron ossia “canto di lamento davanti alla porta chiusa”: questo tema deriva dal rifiuto che la donna amata fa del poeta. Sentendosi allontanato, l’uomo “assalta” la porta, dialogando con essa, nella speranza di ottenere una risposta. In Properzio lo sfogo contro la porta che deve essere abbattuta, non cede e il lamento va verso il legno chiuso come il cuore della sua Cinzia.

Risus eram positis inter convivia mensis (Elegiae, III, 25, 9-10) – Sesto Properzio

Soglia che piangevi per le mie parole, addio, porta mai abbattuta dalla mia mano irata.

• “Gli Exempla”: sono un ottimo escamotage, per gli autori, per presentare degli esempi di rettitudine morale, che possano contrastare con l’infedeltà della donna amata. Utilizzando degli exempla mitologici i poeti innalzano il livello stilistico delle loro liriche.
Insomma, tutto deve andare a vantaggio del loro buon nome di poeti.

Saepe ego multa tuae levitatis dura timebam (Elegiae, I, 15, 9-14) – Sesto Properzio

Ma non così si comportava Calipso
Alla partenza dell’Itaco;
agitata allora piangeva sulla spiaggia solitaria:
triste, per molti giorni ella era stata coi capelli in disordine*,
parlando a lungo con il mare ingiusto,
e benché sapesse che in seguito non lo avrebbe rivisto mai più,
si addolorava tuttavia, consapevole com’era della lunga felicità.

*Critica a Cinzia che si rassetta tranquillamente i capelli piuttosto che soccorrere il poeta disperato.
• “Lo pseudonimo”: la nobilitazione dell’amata, che ella lo meriti o no, passa anche dall’utilizzo di uno pseudonimo, un nome fittizio, che relega la figura della donna in un mondo irreale che è quello della poesia. Pensiero frequente è anche quello di non inimicarsi i reali mariti o sposi futuri delle donne in questione. Per Catullo lo pseudonimo per eccellenza è Lesbia. Per Albio Tibullo le donne cantate sono due: Delia, dolce e amorevole ma restia al corteggiamento, e Nemesi la “Vendicatrice”, crudele e dispotica. Per Sesto Poroperzio Cinzia è amore e odio, che tradisce e viene tradita.

Vista così la letteratura erotica nulla ha a che vede con l’erotismo moderno, ma approfondendo la lettura dei canti catulliani, troviamo riferimenti sessuali molto espliciti e spesso volgari, osceni e violenti. Questi esplosioni di violenza verbale spesso si mescolano alla satira politica o alle diatribe letterarie tra poeti dove l’attacco agli amanti “alla greca”, non nasce da una critica per l’atto compiuto, quanto per un moto di gelosia nei confronti di fanciulli affascinanti. Per tutti gli altri uomini e donne traditori e traditrici, solo puro divertimento e piacere nel mettere in piazza le loro preferenze o le loro scappatelle, conosciute da tutti, ma sempre negate.

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