L’amore al tempo delle single

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Una delle maggiori rivoluzioni socio-culturali degli ultimi 30 anni sta nel fatto che sia oggi socialmente accettato per una donna essere single a qualsiasi età. Fino a pochi decenni fa, infatti, una donna non accoppiata oltre i 25-30 anni era bollata come zitella (“se nessuno se l’è presa…un motivo ci sarà!”) e destinata ad una vita senza famiglia, relegata ai margini della società.

Avvertenza: questo articolo fa largo uso di generalizzazioni e ragionamenti provocatori e non pretende in alcun modo descrivere i comportamenti, le aspirazioni o le vicende della totalità degli uomini, delle donne e dell’infinito e complesso spettro delle loro relazioni.
  Non a caso, la parola inglese per zitella, “spinster” deriva dal verbo “to spin”, ossia filare la lana, come a voler intendere che, se una donna che non riusciva a trovare marito, poteva solo finire a filare la lana tutta la vita (mestiere, peraltro, nobilissimo).

Un uomo scapolo non è mai stato considerato così negativamente. Certo, si poteva sospettare delle sue tendenze o disfunzioni sessuali, ma, molto più spesso, lo “scapolone” poteva condurre una vita sociale tutto sommato normale. Fortunatamente, oggi, la situazione di “zitella” o meglio single è assolutamente accettata, così come separarsi, divorziare, chiudere o neanche cominciare storie che sono prigioni e fonti d’infelicità. Non esiste più alcuna pressione sociale che spinga le donne ad essere mogli sempre e comunque. Benissimo.

5142-2003E’ quindi oggi assai comune trovare donne dai 30 ai 50 anni single che vivono tranquille la loro vita senza dover finire per forza a “filare la lana”. Generalmente, è fisiologico che – e lo stesso vale per gli uomini – questa condizione presuppone un passato più o meno ricco di relazioni finite, a volte anche finite male. Non vogliamo qui soffermarci sui motivi che conducono tante storie a finire, certamente più che in passato. Se da un lato è bene che si possa avere la “libertà sociale” di chiudere storie infelici, ci sentiamo di affermare che è altrettanto vero che, troppo spesso, anche nella sfera affettiva, si tenda ad assumere atteggiamenti eccessivamente “consumistici”. Ossia, quando una relazione presenta dei problemi (come tutte) – generalizzando – ci si impegna troppo poco per “ripararla”, preferendo “buttarla” per andarsene a cercare un’altra.

Sia come sia, a 30-50 anni, è possibile che diverse di queste storie passate siano catalogate e vissute come fallimenti, che hanno causato ferite nel nostro cuore difficilmente rimarginabili, che ci hanno spezzato il sogno di una vita da “vissero tutti felici e contenti”. Tendenzialmente, questo è più vero nelle donne che – generalizzando – sono più sensibili degli uomini e più degli uomini anelano ad una vita familiare ed alla bella e legittima favola del principe azzurro.

Arriviamo dunque ad uno scenario per cui questo gran numero di donne single 30-50enni è spesso composto da persone ferite, disilluse, che hanno perduto una buona fetta di fiducia nelle relazioni di coppia e negli uomini in generale. Se gli uomini ti tradiscono, non si impegnano, sono sfuggenti, infantili, una volta, due volte, tre volte….beh, è normale assumere un atteggiamento diffidente e disincantato, chiudendosi in se stesse. E’ certo troppo limitativo e limitante attribuire genericamente le responsabilità del fallimento delle relazioni di coppia solo agli uomini, ma qui stiamo appunto generalizzando.

solitudineTuttavia, anche oggi, al tempo delle single e non più delle “zitellone”, stare insieme ad un’altra persona e formare una coppia è un’aspirazione sacrosanta e – ci sentiamo di dire – un ingrediente fondamentale (stiamo generalizzando) per la felicità. Tuttavia pensare a nuove relazioni con scetticismo ed erigere un muro attorno a sè per difendersi da nuove offese alla propria sensibilità, non è il miglior presupposto per raggiungere questo obiettivo. E così c’è chi ha perduto ogni speranza “perché gli uomini sono tutti degli stronzi” e chi invece ancora chi ancora ci crede, ma è enormemente (eccessivamente?) circospetta, selettiva e timorosa, anche di fronte alla possibilità di una “storiella”. E magari s’invaghisce sempre della persona sbagliata (per esempio un uomo sposato) forse proprio per evitare – incosciamente o meno – la possibilità che cominci una storia con conseguenti rischi che (ri)finisca male.

Lo “scotto” da pagare per chi ha approcci di questo tipo è spesso la solitudine o anche semplicemente lo svegliarsi da soli e il doversi inventare come trascorrere la serata o la domenica (non c’è nulla di male in tutto questo). E poi c’è chi invece – nonostante sia sempre diffidente – non vuole rinunciare alle attenzioni, allo stare in compagnia di un uomo, al condividere il letto con qualcuno (non c’è nulla di male in tutto questo).

Il punto è che anche questa terza categoria di single ha una grossa difficoltà a mettersi in gioco per cominciare una relazione. Perché ferita in passato, perché a 30-50 anni è complicato cambiare abitudini e “incastrarsi” con qualcun’altro o perché magari separata con figli e dunque con una soddisfacente vita di mamma che non si vuole mischiare con un uomo che ancora si conosce poco e magari sarà il solito mascalzone.

Insomma – generalizzando – esiste un grosso numero di donne 30-50enni, single, indipendenti, in gamba, vivaci e vitali, assai restie ad imbarcarsi in una relazione “seria”, ma disposte a condividere un po’ di tempo con un uomo. In altre parole – generalizzando – è tutto ciò che buona parte degli uomini ha sempre desiderato! Gli uomini possono andarsene all’aperitivo dove incontrano tantissime donne che – come loro – hanno solo in mente di trascorrere la serata e la nottata e che poi, la sera stessa o la mattina dopo, preferiscono che l’uomo se ne vada, perché hanno paura d’impegnarsi o magari vogliono tornare alla loro vita di mamme, dalla quale un uomo potenzialmente “cazzone” è meglio stia alla larga. Per gli uomini – generalizzando – si tratta di una situazione perfetta: la realizzazione del desiderio maschile (e maschilista) della relazione nella quale non impegnarsi, per potere tornarsene dagli amici a giuocare a calcetto. La differenza cruciale è che, se è vero che sia uomini che donne vogliono la medesima cosa (relazione “soft”), nelle donne questo comportamento è generato dalla paura e dalla sfiducia (sempre pessime variabili su cui basare le proprie scelte), mentre per gli uomini si tratta della soddisfazione di un loro “atavica” desiderio. Che – secondo la nostra opinione – andrebbe superato per costruire qualcosa di più. Ovviamente generalizzando…

L'aperitivo è l'emblema ed il luogo dove trovare relazioni "soft"

L’aperitivo è l’emblema ed il luogo dove trovare relazioni “soft”

Insomma, paradossalmente, un cambiamento sociale frutto dell’emancipazione femminile (le donne possono essere single senza essere bollate come “zitelle”) ha generato una situazione di nuovo potere maschilista. Infatti, seppure non vogliamo sostenere che tutti gli uomini siano così o che in tutti gli uomini alberghi questa pulsione, crediamo di non commettere un errore affermando che – generalizzando – la “relazione da aperitivo” si confaccia e renda più soddisfatti e felici gli uomini che le donne. Se quindi assumiamo che – generalizzando – ciò corrisponda a verità, mentre fino a pochi anni fa, per un uomo “cacciatore” era assai difficile trovare donne disponibili ad un tipo di relazione di questo tipo perché tutte le donne erano o sposate o “zitellone” (certo c’erano le relazioni clandestine, ma ciò è vero anche attualmente), oggi esiste invece un “mercato” (ci si passi la cinica metafora) smisuratamente più vasto in grado di soddisfare i propri bisogni.

Avvertenza: questo articolo fa largo uso di generalizzazioni e ragionamenti provocatori e non pretende in alcun modo descrivere i comportamenti, le aspirazioni o le vicende della totalità degli uomini, delle donne e dell’infinito e complesso spettro delle loro relazioni.

Il risultato è che – generalizzando – gli uomini tenderanno ancor meno che in passato a volersi impegnare in una relazione seria proprio perché la “vita da aperitivo” è facile e a disposizione ogni sera della settimana. Chi glielo fa fare d’imbarcarsi in una storia con sabato all’Ikea e pranzi domenicali dai genitori di lei, quando possono avere relazioni “soft” in cui, addirittura è la donna a volersi ritagliare i propri spazi perché magari 4 sere alla settimana ha i figli e non vuole altri uomini tra i piedi? La conseguenza è che – come spesso accade – l’atteggiamento diffidente e timoroso delle donne sortisce l’effetto di indurre negli uomini quegli stessi atteggiamenti che sono alla base del timore e della diffidenza. In altre parole: più le donne perdono fiducia negli uomini considerandoli inaffidabili e infantili, più esse assumono atteggiamenti tali da “premiare” negli uomini chi di più lo è. Una spirale che – crediamo – nuoccia soprattutto alle donne che, per sfuggire alla solitudine, debbono “piegarsi” al solito maschilismo becero e superficiale.

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Frida Kahlo

Premettendo che consideriamo che non ci sia nulla di male nel condurre una “vita da aperitivo” e che anch’essa possa essere foriera di felicità sia per gli uomini, sia per le donne, tuttavia, senza paura d’essere tacciati di “tradizionalismo fuori moda”, è nostra opinione che la costruzione di una relazione di coppia solida, la condivisione di spazi e progetti e, insomma, il “metter su casa” sia ancora la migliore maniera per star bene al mondo. Sia per gli uomini, sia per le donne. E, siccome, genericamente, generalmente e provocatoriamente, crediamo anche che sia soprattutto la donna, come qui spiegato, a dover prendere in mano la situazione, ci sentiamo di dare ad esse questo consiglio: non abbiate paura dell’amore, non abbiate paura di ferirvi ancora, tirate giù quel muro, perché se esso vi protegge dal male, vi impedisce anche d’accogliere il bene, accettatevi così come siete e non abbiate paura di mostrarvi così come siete, fragili, sensibili, ma incredibilmente ricche e meravigliose, premiatevi, coccolatevi, apritevi, camminate a testa alta e, in definitiva, vogliatevi molto, ma molto più bene, senza “adagiarvi” sui supposti modelli che dovrebbero piacere agli uomini. Chi si piace, piacerà, chi si apprezza, sarà apprezzato, chi è convinto di se stesso, convincerà. E sempre, dovunque, all’aperitivo o in qualsiasi posto, prima o poi, il principe azzurro ci sarà. Magari non avrà il cavallo bianco, magari sarà un po’ cazzone, magari un po’ insicuro, ma ci sarà, così come ci sarà la felicità.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Eleonora

    Oramai gli uomini si sono completamente ‘liberati’ dell eventualità di innamorarsi. È una grande perdita per loro ma per ora ne sono stupidamente entusiasti.

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  2. Marta Malone

    Interessante riflessione, soprattutto scritta da un uomo!! Prossimo tema per la rubrica mattutina: “quanto spesso e perché le donne scelgono uomini diversi dal loro (e generale) modello ideale”.

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