La casa dell’amore perfetto

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Laura, 50 anni, bella ma in quel modo inconsapevole che attira e tiene le persone lontane. Non ha mai imparato a flirtare, lei, a cui non sono mai interessati i giochi. All’età di trent’anni è partita per un trekking solitario in Cile e ha scattato alcune foto, al suo ritorno sono piaciute così tanto ad un suo amico che ha pubblicato per lei un piccolo libro intitolato ‘Gli occhi delle Ande’. Questo le ha dato discreta notorietà negli ambienti giusti e da lì le è stata commissionata una serie di lavori.

Diversi uomini avevano attraversato il suo cammino, alcuni per alcuni mesi, altri per alcuni anni, ma nessuno di loro le avevano suscitato sentimenti più forti di un caloroso affetto e un benevole interesse. Erano divertenti, era piacevole passar il tempo con loro, avevano i suoi stessi interessi e insieme ad alcuni di loro aveva visitato musei, fatto lunghe chiacchierate su libri e politica. Il sesso era sì interessante, ma poco di più. Lei era felice in quel modo.
Si era trovata un confortevole appartamento a Parigi, da lì viaggiava per sei mesi l’anno, ovunque il suo occhio fotografico compassionevole e comprensivo, tuttavia distante fosse richiesto. Nel periodo che trascorreva in Francia usciva con i pochi conoscenti che aveva, andava a mostre, aperture di ristoranti e piccoli trekking nelle Alpi con un paio di amici sicuri, di quelli che non chiedono molto e non danno molto, ma sono perfetti per una semplice passeggiata tranquilla in contemplazione.

Aveva una vita soddisfacente, tranquilla. Aveva comprato una piccola casa nel sud dell’Inghilterra e stava tranquillamente preparandosi a muoversi lì con i suoi libri, le sue migliaia di fotografie e la sua connessione internet che le permetteva di tenersi in contatto con il mondo, senza esserne parte.

Ora stava facendo colazione nella piccola sala da tè del villaggio. Stava controllando alcuni dettagli della casa, voleva togliere la moquette da tutte le camere (perché gli inglesi pensano che sia una buona idea avere tappeti in cucina e in bagno!??) E aveva trovato sorprendentemente difficile da trovare forza lavoro per questo semplice compito.

‘Ciao’, disse una voce alle sue spalle. Si girò ed incontro lo sguardo sorridente dell’operaio trentenne che aveva ingaggiato. Un uomo in forma, abbronzato: tutte le ragazze del villaggio sospiravano al suo passaggio e lui si concedeva magnanimamente ora portandone una cena, un’altra al cinema, a quelle più carine offriva un week-end in un romantico b & b. Lei grugnì ma non ricambiò il sorriso.

‘Ho trovato le piastrelle di legno che volevi per la cucina’, disse lui. Un sorriso le illuminò il viso, quell’uomo aveva compiuto il miracolo! In quel villaggio dove potevi trovare solo orrenda carta da parati e moquette con orrendi schemi floreali, Lui aveva trovato il tesoro!

Il suo cuore cominciò a battere forte, sorrise e il sorriso raggiunse i suoi occhi facendoli brillare di una luce nuova. Lo invitò a sedersi e a ordinare un caffè in modo da poterle raccontare tutti i dettagli delle piastrelle. Lui ordinò anche una torta al cioccolato.

Diversi mesi dopo erano ancora in quella piccola sala da tè. Lui le stava raccontando del perfetto tavolino da salotto comprese di sedie che aveva trovato nel villaggio vicino. Quell’uomo aveva il potere magico di scovare il letto perfetto, il divano ideale, l’armadio giusto per lei.

Era innamorata.

Si era spesso sorpresa, mentre si trovava nel suo appartamento di Parigi, a trovare scuse per poter parlare con lui, voleva sentire la sua voce, sentirlo descrivere quel piccolo tavolino da caffè scovato nella soffitta di una vecchia signora. Una volta, mentre faceva un servizio fotografico a Marrakech, si era dovuta sedere per calmarsi: aveva, per un fugace momento, visto lui dolcemente accarezzare quel meraviglioso letto a baldacchino che le aveva recentemente descritto. Il suo cuore aveva accelerato come mai in vita sua e aveva, in mezzo al caotico e colorato suq, sentito la mano di lui sfiorare quel letto e la sua pelle.

I suoi viaggi in Inghilterra erano diventati inutilmente frequenti. Ora ogni venerdì mattina saliva su un aereo e attendeva nervosamente al check-in per calmarsi solo quando, poche ore dopo, entrava nel suo nido e lo vedeva lì che sistemava, dipingeva, stuccava, ritoccava la sua casa canticchiando la musica che metteva di sottofondo (per lo più i Beatles). Passava i fine settimana seguendolo in giro per casa. Senza mai toccarlo, ma accarezzando dolcemente i luoghi in cui le sue rudi mani, le sue forti spalle, le sue tornite gambe si erano poggiati.

Una volta, poche settimane prima aveva timidamente toccato i suoi bicipiti, lui non si era scansato ma non l’aveva neanche spinta violentemente contro il muro e baciata appassionatamente come lei aveva immaginato. Lui aveva le giovani ragazze del villaggio per questo e lei e ha capito, si era sentita rifiutata, ma soffriva in silenzio.

Un anno dopo la casa era perfetta: legno su tutti i pavimenti, arredamento semplice ma elegante in ogni stanza, un enorme letto a baldacchino. In quel lungo, meraviglioso anno ogni pezzo che lui aveva trovato per lei, lei lo aveva ricevuto come un dono di amore, ogni piccolo dipinto una carezza, ogni sedia un bacio appassionato, ogni piatto un caldo abbraccio.

Ora lei viveva in quella casa.

Lui se ne era andato, un’altra casa da sistemare, un’altra donna da soddisfare.

Lei aveva lasciato il suo lavoro, non voleva più viaggiare per il mondo, era stufa di treni, di aerei e dei colori e delle emozioni del mondo. Aveva lasciato perdere i pochi amici, non voleva uscire, vedere musei, persino le mostre fotografiche non la attraevano più. Aveva dato tutte le sue foto ad un amico che ne stava curando la pubblicazione, riceveva da lui di continuo mail chiedendole spiegazioni sulle foto, titoli, preferenze di impaginazione. Lei non rispondeva mai. Aveva chiuso il suo account internet, le mail la distraevano…

Usciva di casa solo per comprare caffè e torta al cioccolato. Un rapido sorriso ai vicini di casa, al postino per poi tornare a casa dove avrebbe preparato il caffè, messo il Cd di Sergent Pepper e si sarebbe tagliata una fetta di torta al cioccolato.

Sarebbe poi andata in una stanza della casa. Una stanza diversa ogni giorno. Avrebbe poi passato la giornata felicemente. Avrebbe cominciato con il mettere un dito sull’interruttore della luce che LUI aveva messo, poi lentamente la sua mano si sarebbe espansa per accarezzare il divano, il tavolo e le piastrelle che LUI aveva posto. Lo avrebbe sentito in ogni angolo della casa. Se il telefono squillava lo ignorava persa nella sua fantasia (dopo un po’ staccò anche il telefono, la distraeva…) Lei era felice nel riviverLO, nel sentire il suo respiro, nel ricordare i suoi bicipiti, nell’immaginare le sue mani in ogni piccolo elemento di quella casa perfetta.

Era innamorata ed era felice.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?