Artemisia Gentileschi, una donna che sfidò il proprio tempo

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Una donna speciale, una femminista ante litteram, una pittrice che si impose come artista in un mondo dominato dagli uomini: nei suoi quadri mise la sua rabbia e il suo orgoglio. Sto parlando di Artemisia Gentileschi, nata a Roma l’8 Luglio 1597, primogenita del pittore Orazio Lomi detto Gentileschi e morta a Napoli nel 1652.

Nel 1612 a Roma ci fu un processo di stupro che appassionò tutta la città. La giovane pittrice di soli quindici anni, Artemisia Gentileschi, accusa Agostino Tassi, altro pittore amico del padre e suo maestro, di averla violentata. Lei, la ragazzina, che fa un mestiere riservato agli uomini, orgogliosa, impavida, che sa di non avere niente da guadagnare da questo processo, accusa Agostino Tassi, un bell’uomo di circa trent’anni, valido pittore paesaggista, ma uomo volgare e violento tanto da essere chiamato “Smargiasso”.

” …è entrato da me con l’inganno e mi ha preso con la forza. Aveva mille mani per tenermi ferma e tutte di ferro. Ho gridato, ho scalciato, ma è stato inutile. Appena ho potuto ho preso un coltello e gliel’ho tirato; volevo ammazzare quell’infame che m’aveva disonorato, ma io gli ho fatto solo un graffio”.
“Non l’ho mai toccata! Lei mi si è offerta e io l’ho rifiutata. Per questo ora mi vuole rovinare: per vendetta! Non ho mai pensato a lei, ho già una moglie in Maremma io, e ho un’altra donna a Roma. Artemisia e solo una puttana bugiarda che va a letto con tutti e forse anche con suo padre…” si difende lo Smargiasso, portando testimoni prezzolati a suo favore.

Artemisia Gentileschi Maria Maddalena 1613

Artemisia Gentileschi Maria Maddalena 1613

Il processo si trascinò per sei mesi, con prove e controprove , con umilianti verifiche mediche, con il supplizio delle sibille cioè con cordicelle di seta che venivano attorcigliate attorno le dita finchè non diventavano tumefatte e gonfie. Ma Artemisia non ritrattò e alla fine i giudici le diedero ragione e condannarono Tassi a scontare qualche anno di prigionia e condannarono Artemisia ad abbandonare Roma. Si rifugiò in Toscana dopo essersi sposata con Pierantonio Stiattesi, un pittore fiorentino che aveva la fama d’uno che vive di espedienti più che del suo lavoro d’artista. Vivono insieme con serenità a Firenze, nella zona di San Pier Maggiore e sfornano cinque figli uno dietro l’altro.
Artemisia ha cambiato il cognome in Lomi: è una brava pittrice, è bella e questo le procura una schiera di ammiratori di alto grado tra i quali c’è anche Michelangelo Buonarroti il Giovane, nipote del grande Michelangelo. Pierantonio Stiattesi guarda di buon occhio l’ascesa di Artemisia, non è geloso ma felice di quel denaro che la moglie riesce a guadagnare vendendo le sue opere al bel mondo fiorentino. Artemisia è ricevuta a Palazzo Pitti: è una pittrice che non dipinge per diletto ma per vendere le proprie opere, quelle opere così feroci e violente, vere opere d’arte. Il granduca CosimoII le commissiona Giuditta che uccide Oloferne, poi il Suonatore di liuto e una Maria Maddalena. Sono quadri caravaggeschi, sono quadri densi ed emozionanti e Artemisia è accolta, unica donna, fra i membri dell’Accademia del Disegno, nel Luglio del 1610.

Artemisia è di nuovo sola suo marito l’ha lasciata. Ritorna a Roma, nella sua casa in via del Corso, consapevole di essere un’eccellente pittrice e Roma dimostrò di apprezzarla con numerosi committenti. Artemisia a Roma incontra nel 1625 Nicholas Lanier, un musicista inglese esperto d’arte e i due si amano appassionatamente. Artemisia lo segue a Venezia dove il Lanier, per conto del suo re Carlo I, deve valutare e acquistare le tele di proprietà del duca di Mantova, Vincenzo gonzaga che era costretto a vendere per rifornire di denaro le casse del suo stato. Dopo la missione Laner deve ritornare a Londra e prega Artemisia di seguirlo ma lei non sis ente ancora pronta din incontrare il padre che proprio a Londra aveva acquistato grande fama, teme ancora il suo giudizio, teme ancora di non reggere il confronto con il padre.
Artemisia, di nuovo sola, di nuovo forte nel suo dolore.

Ed ecco l’invito del Duca di Alcalà, viverè di Napoli, di recarsi a Napoli. Artemisia nel Luglio 1629 insieme con sua figlia Prudenzia arriva a Napoli. Qua sposa sua figlia e nel 1638 decide di recarsi a Londra e lo fa in un viaggio avventuroso,lungo, irto di pericoli. A Londra scopre che la sua relazione con Lanier è definitivamente finita e si reca al Castello di Greenwich dove suo padre Orazio stava dipingendo. Un affetto che si riallaccia, un incontro, una collaborazione tra due grandi pittori che si sviluppa in centocinquanta metri quadrati di soffitto diviso in nove scomparti. Orazio muore a Londra il 17 febbraio 1639 mentre Artemisia resterà a Londra per altri due anni poi tornerà a Napoli dove morirà settantenne.

Artemisia Gentileschi. Autoritratto come suonatrice di liuto. 1615-17 ca.

Artemisia Gentileschi. Autoritratto come suonatrice di liuto. 1615-17 ca.

Artemisia, pittrice caravaggesca che si ispirava alla gente della strada,che nelle sue eroine bibliche incrinò quelle donne che si erano battute contro la violenza degli uomini, ci ha lasciato un autoritratto in veste della Pittura, con al collo un ciondolo a forma di maschera che simboleggia l’imitazione dal vero; una sciarpa cangiante che rappresenta la perizia tecnica del pittore e i capelli sulla fronte esprimono la febbre dell’artista.

Una donna che sfidò i suoi tempi e vinse.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Una “lente” importante quella di Artemisia Gentileschi, di cui far dono a tutte le donne che – guardando solo in superficie – non riescono a percepire che dietro le sembianze umane non si cela altro che un maschio il cui solo scopo è soddisfare i suoi istinti animaleschi…

    Grazie Angela per la profonda lettura.
    Antonio

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    • Simone

      Se è per questo dietro le sembianze umane non si cela altro che una donna che deve soddisfare i suoi istinti animaleschi…..

      non c’è differenza in questo!

      Rispondi

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