Tienanmen, metafora di una crisi

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Molti di noi a suo tempo videro e “intuirono”; poi capimmo che un frammento di immagine va visto nel tutto, come a mettere insieme le tessere di un mosaico. Ecco che la cronaca diventa storia quando è gravida di significati, quando in essa si giocano destini più grandi, per i quali a vincere è la libertà, la democrazia, la voglia di contare, il desiderio di pace, il rifiuto di ogni dittatura e della repressione delle idee.

tiennamen 2La foto è quella che conosciamo, diventata oggi l’icona emblematica di un evento che celebra i suoi venticinque anni da che accadde: un uomo minuscolo, fragile, con la borsa di plastica in mano, immobile dapprima contro un panzer come a sbarrargli la strada, poi un destra-sinistra provocatorio… è il giovane di Piazza Tienammen, simbolo del coraggio individuale, e di una gioventù dalle idee compresse dal regime, icona appunto della dignità umana che non può essere schiacciata dalla violenza.

Sulla piazza di Pechino nel giugno del 1989 vinse la repressione della dittatura, ma la Cina cominciò in qualche modo a cambiare anche grazie all’eco degli eventi, alla pressione dell’Occidente. I fatti di Pechino saranno un ulteriore colpo di picozza contro il muro di Berlino e tutti i muri totalitari.

il “giovane di pechino” con la borsa in mano è il frame dal quale partiamo per trovare – è il mestiere dello scrittore – una traiettoria di pensiero per l’attualità presente. Dalla Cina sappiamo che a motivo di questo anniversario sono scattate miserabili tentativi di censura sopratutto sul web laddove Google in quelle zone funziona a singhiozzo e molti giornalisti stranieri ricevono intimidazioni sul territorio. Siamo per paradosso al rovescio della medaglia rispetto al diritto all’oblio contrapposto al “dovere della memoria”. Ecco, in questi casi dove la rete veicola messaggi di democrazia in controparte rispetto ai poteri grigi e ai regimi, si ha il dovere del ricordo e del dibattito; non fosse altro che per riscattare il coraggio del giovane pechinese che scuda i manifestanti proteggendoli dal panzer.

Oggi, questo sguardo verso l’est è lo stimolo a guardare a casa nostra dove un giovane su due sta a casa perchè è disoccupato, tiennamen 3annichilito, senza reddito e speranza. Possibile che si è ancora nella fase del dibattito da talk show? Possiamo aspettarci, con beneficio di speranza, che il premier italiano giovane si metta, con la borsa delle sue idee positive, contro il panzer di un sistema che non vuole cambiare? Non mi sottraggo al rischio della retorica, piuttosto voglio correre questo pericolo. Ci sono ormai conclamati elementi di urgenza per l’azione del Governo affinché realizzi qualcosa di concreto, adesso, per non correre il rischio, nel prossimo trimestre, di confrontarsi con dati ancora più allarmanti.

Ci vogliono misure per l’occupazione in un combinato di investimenti pubblici tolti dal patto di stabilità europea, una vera legge anti-corruzione e azioni per i giovani che li impegnino nello studio e nel lavoro partendo da salari sul modello dei mini job tedeschi. Non raccontiamoci storie - ha detto il presidente di Confindustria Squinzi. Non possiamo dargli che ragione poichè l’obiettivo è il Pil da cui si producono altri indicatori positivi. Per dirla in breve, superiamo il panzer di un sistema che non vuole cambiare e diamo una mano al giovane con la borsa in mano. Non lasciamolo solo!

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