“Synecdoche, New York” di Charlie Kaufman. Synecdoche, nonsense.

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Dalla nostra inviata al Taormina film Festival

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Bisogna vedere “Synecdoche, New York” di Charlie Kaufman due volte. La prima volta si capisce che è un grande film, ma non ce lo si può godere fino in fondo. La seconda si avverte un certo “bisogno” di rivederlo. La terza volta è pura volontà. Si presenta ad un pubblico confuso un confuso vivere indefinito.

Regia: Charlie Kaufmansynecdoche-new-york-di-charlie-kaufman-trailer-italiano-e-locandina-del-film-con-philip-seymour-hoffman-1
Soggetto e Sceneggiatura: Charlie Kaufman
Paese: Stati Uniti d’America
Genere: Drammatico, biografico, mentale

Interpreti:
Philip Seymour Hoffman: Caden Cotard
Catherine Keener: Adele Lack
Michelle Williams: Claire Keen
Samantha Morton: Hazel
Jennifer Jason Leigh Maria
Hope Davis: Madeline Gravis
Tom Noonan: Sammy Barnathan
Emily Watson: Tammy

Consigliato a: schizofrenici, ipocondriaci, feticisti dei piedi
Sconsigliato a: chi ama le trame lineari, ai mentalmente stabili (ma chi lo è?), chi piange ancora per Hoffman. 

Questo è un film con la ricchezza della grande narrativa. Come “Suttree”, il romanzo di Cormac McCarthy, non è che si deve riguardarlo (o rileggerlo in caso del romanzo) per capirlo. E ‘che si deve gustarlo molte volte per rendersi conto di quanto sia bello veramente. All’inizio può scoraggiare lo spettatore. Poi però i fondali (teatrali) svaniscono. Il tutto si rivela, e poi lo si può tenere stretto, come un talismano.

Il tema di “Synecdoche, New York” è niente meno che la vita umana e il suo funzionamento. Utilizzando un regista teatrale nevrotico dell’Upstate di New York, il regista paragona ogni vita umana all’altra affrontando il destino e descrivendo come, a volte, non si riesce a superare le avversità. Pensateci un po’: è un film su di me, su di te che stai leggendo o su qualsiasi individuo sul globo. Chiunque egli sia.
Ecco come la vita dovrebbe funzionare. Veniamo fuori da noi stessi e sbocciamo nel mondo. Cerchiamo di realizzare i nostri desideri. Ci ripieghiamo su noi stessi, e poi moriamo.

“Synecdoche, New York” segue una vita che va dai 40 agli 80 anni circa. Caden Cotard (Philip Seymour Hoffman) è un regista teatrale, con tutte le inibizioni e l’autocommiserazione del caso, tutta la grandiosità, tutta l’arroganza e la paura tipica del suo lavoro. Potrebbe essere chiunque. Uno dei tanti. Uno del mucchio con pregi e difetti. Il lavoro, il nome, la razza, il sesso, l’ambiente, tutti i cambiamenti. L’uomo rimane praticamente lo stesso.

synec philip seymour hoffman gonna dieEcco come succede. Troviamo qualcosa che vogliamo fare, se siamo fortunati, o qualcosa che dobbiamo fare, se siamo come la maggior parte delle persone. Troviamo un modo per ottenere cibo, un alloggio, vestiario, compagni, comfort, un libro di Shakespeare, ci preoccupiamo di aeromodellismo, bambole, una manciata di riso, il sesso, la solitudine, un viaggio a Venezia, la Nike, l’acqua potabile, la chirurgia plastica, la cura dei bambini, i cani, la medicina, l’educazione, le automobili, del conforto spirituale. Tutto ciò di cui pensiamo abbiamo bisogno. Per fare questo, gestiamo un ruolo che noi chiamiamo “me” (il nostro “ego”), cercando la “firma” di noi stessi.
Nel processo, abbiamo riposto le persone nelle nostre vite in compartimenti stagni per capire come dovrebbero comportarsi a nostro vantaggio. Perché non possiamo costringerli a seguire i nostri desideri. Quindi abbiamo a che fare con proiezioni di essi creati nella nostra mente. Ma saranno contrari e avranno volontà propria. Infine nuove proiezioni di noi interagiscono con nuove proiezioni di loro. A volte le nostre stesse versioni non sono d’accordo. Soccombiamo alla tentazione. Ma cos’altro si può fare? “Mi sento come all’inferno. Mi pento. Lo farò di nuovo” .

Bisogna tenere a mente la traiettoria del personaggio, il quale interagisce con l’età, lo scoraggiamento, la maggior saggezza ma anche la maggior incertezza. Quello che cerca di descrivere “Synecdoche, New York” è la vita di Caden Cotard e la vita nelle sue vite. Charlie Kaufman è uno dei pochi scrittori veramente importanti che rende la sceneggiatura “mezzo”. David Mamet è un altro esempio. Non è la stessa cosa dell’essere un grande scrittore (Faulkner, Pinter, Cocteau) che scrive sceneggiature. Kaufman scrive nella parte alta di un regista, da novello Bergman. Dirige per la prima volta.
E ‘ovvio che ha un solo soggetto: la mente; e solo una trama: come la mente negozia con la realtà, la fantasia, l’allucinazione, il desiderio e i sogni.synecdoche-new-york-di-charlie-kaufman-trailer-italiano-con-philip-seymour-hoffman

“Synecdoche, New York” non è un film sul teatro, anche se ci va davvero vicino. Un regista di teatro è un personaggio ideale per rappresentare il ruolo che Kaufman pensa che tutti noi interpretiamo. I magnifici set, che impilano camere indipendenti uno sopra l’altro, sono i comparti che assegniamo alle imprese della nostra vita. Gli attori sono le persone in ruoli dati dal nostro punto di vista. Alcuni di loro interpretano ruoli doppi. Agiscono in maniera indipendente, in violazione delle istruzioni (le nostre personali istruzioni). Essi cercano di controllare le proprie proiezioni. Nel frattempo, la fonte di tutta questa attività cresce, si stanca, si ammala e si dispera. E’ vero o è un sogno? Il mondo non è che un palcoscenico, e noi siamo semplici attori su di esso. E’ tutto uno spettacolo. Lo spettacolo è reale.

Questo non è un giudizio convenzionale. Non c’è bisogno di nominare i personaggi, il nome degli attori, assegnare aggettivi per la loro recitazione. Basta guardare i nomi del cast. Questo film non deve essere sembrato loro strano. E’quello che fanno tutti i giorni: aspettano che il regista faccia un giro nella loro mente.
Cosa significa il titolo? Non ha un significato. E’ un titolo e basta.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Silvestro

    Ho letto la tua recensioni e penso che hai un notevole talento. Saper far critica e una cosa difficile e per pochi, saperla fare accompagnando garbatamente il lettore, senza tedio, all’interno del film è da persone che vogliono far godere allo spettatore il capolavoro offerto. Ecco tu riesci ad arricchire quello spettacolo. Complimenti serena.

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