Sono bello, sono figo, sono… il “Miles Gloriosus” (Il soldato fanfarone)

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Uno dei personaggi più belli e comici della letteratura latina è Il “Miles gloriosus”, o “Il soldato fanfarone” di Tito Maccio Plauto. La commedia risale al 205 a.C. e riscosse molto successo presso il pubblico romano, grazie a vari elementi linguistici e situazioni comiche poi riprese dagli autori successivi sia della letteratura latina, sia della vera e propria letteratura italiana.
Plautus Festival, SarsinaIn quest’opera viene narrata la storia del soldato Pigropolinice di Efeso che, invaghitosi di una ragazza libera ateniese di nome Filocomasia, decide di rapirla e portarla nella propria città. La giovane, già innamorata del soldato ateniese Pleusicle, non vuole cedere alla lusinghe e ai doni di Prigropolinice e resta sulle sue mal sopportando le sbruffonerie del rapitore. Nel frattempo Palestrione, servo di Pleusicle, parte per avvertire il padrone dell’accaduto ma la sua nave viene assaltata dai pirati e lui venduto come schiavo proprio allo stupido soldato efesino.

Riconosciuta Filocomasia e vedendo arrivare Pleusicle come ospite nella casa vicina del vecchio Periplectomeno, il servo fa aprire un passaggio nella parete che collega le due case per dare modo ai due amanti di incontrarsi. Mentre i due sono appartati un servo di Pirgropolinice , Sceledro, dal tetto li scopre e da qui comincia l’intricata trama per liberare Filocomasia e vendicarsi del soldato fanfarone. Viene fatto credere a Sceledro che la donna vista non fosse Filocomasia ma la sorella gemella con il suo amante, giunti insieme alla madre per cercare la figlia rapita. Intanto vengono assoldate una donna abile nelle arti amatorie (Acroteleuzia) e la sua servetta (Milfidippa) perché la prima si finga la moglie di Periplectomeno, follemente innamorata di Pigropolinice e disposta a divorziare pur di stare con il giovanotto, e la seconda la sua serva e messaggera. Approfittando delle ottime doti di attrice di Acroteleuzia, Pigropolinice si incensa a più non posso cedendo al desiderio folle della donna. Si libera di Filocomaisa lasciandole tutti i doni che le ha fatto purché se ne vada e si getta allegramente nella casa di Periplectomeno. Scatta la vendetta. Pigropolinice viene preso a bastonate e minacciato di essere castrato seduta stante con l’accusa di adulterio.
Vista così la storia può sembrare banale ma la costruzione degli intrighi si svolge un pezzo alla volta, cominciando da Filocomasia che deve fingersi due donne, se stessa e la sorella gemella Giustina, facendo credere al povero Sceledro di essere destinato alla tortura per aver aggredito una donna libera in mezzo alla strada. Tutta l’ironia della trama, che verrà riproposta per secoli, sta nella negazione di ciò che si è. Negare l’evidenza e mettere in dubbio le certezze dei protagonisti. La confusione del servo è tale che ad un certo punto si chiede se abbia visto per davvero ciò che ha visto:

Sceledro – “Mi vien fatto di pensare che non ho affatto visto quel che credo d’aver visto.”

E ancora: “Non son più sicuro di niente: non l’ho vista, eppure l’ho veduta!” (Atto I, Scena IV)

Vorrei ora soffermarmi sul personaggio del Miles gloriosus. Questa figura affascina e diverte, creando delle situazioni irreali e colossalmente folli che devono essere credute vere dal protagonista e false dal pubblico. Per attuare questa spaccatura di visuale serve un personaggio particolare, l’adulatore, colui che inventa e millanta grandi doti assecondando la vanità di Pigropolinice. L’adulatore racconta le grandi gesta del soldato, di quanti uomini ha ucciso, più di Achille e di Ettore e il conto comincia all’inizio della commedia:

Adulatore: “Mi ricordo: centocinquanta in Cilicia, cento in Scitolatronia, trenta di Sardi, sessanta Macedoni. Tanti son quelli che hai ucciso in un sol giorno”
Pigropolinice: “Quanti in totale?”
Adulatore: “Settemila in totale.”
(Atto I, Scena Unica)

Un calcolo fallace ma che gli serve per garantirsi il pasto per un giorno in più, presso la casa del padrone.
La stessa cosa succede quando parlano della sua bellezza. Oltre all’adulatore si aggiungono anche Palestrione, Acroteleuzia e Milfidippa che lo indicano tanto forte, bello e desiderato dalle donne che…

Palestrione: “(Riferito a Pigropolinice) Nascono veri e propri eroi dalle donne che ha fecondato e i suoi figli campano ottocento anni.”
Milfidippa: Ma va là! Burlone!
Pigropolinice: “Anzi! Vivono mille anni di seguito! Un secolo dopo l’altro”
Palestrione (a Pigropolinice): “Ho calato un po’ perché costei non pensasse che volessi infinocchiarla.”
Angelo POLIZIANO

La figura del fanfarone viene ripresa da vari autori successivi e Cicerone stesso ne fa parte. Infatti, in molti casi, le orazioni da lui declamate o pubblicate non sono mai avvenute, ma sono il frutto di una rielaborazione drastica e eccessiva, creata apposta per la diffusione e per supportare l’immagine che lui stesso ha creato. Una simile personalità viene riscontrata anche nel poeta duecentesco Angelo Poliziano che, credendosi superiore a tutti gli altri, non si abbassa a collaborare con gli altri artisti della corte medicea, ma attacca chiunque provi a surclassarlo.
Nella Commedia dell’Arte della fine dell’Ottocento anche autori minori, conosciuti solo nelle proprie province o regioni approfittano di questo personaggio. Ercole Nicoli Cristiani, commediografo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio de Novecento a Brescia, nella sua opera “Commedia Ordinaria”, propone il cugino della protagonista, Alessandro. Un borioso, che tanto strepita spingendo i giovani verso la guerra per la liberazione dal dominio austriaco. Tutto, ovviamente, solo a parole attraverso articoli di giornale o piccoli pamphlet (opuscoletti politici), ma nulla di fatto. Crede di essere l’unico in grado di risolvere gli indovinelli da poco inseriti nei primi quotidiani. Si ritiene il massimo poeta romantico del momento (in grado solo di far tre rime: sole, cuore, amore).

Attraverso queste figure si arriva alla comicità contemporanea che ripropone il Miles Gloriosus nelle serie televisive comiche americane. Un esempio nel famoso “Friends”, dove Joey Tribbiani è un attore da quattro soldi che viaggia con la mente credendosi migliore di George Clooney. Oppure nella serie “Perfetti ma non troppo”, con il personaggio di Will Butler.
Nei libri e nei film di J. K. Rowling, il personaggio di Draco Malfoy parte come un fanfarone, proprio come, anche se in maniera diversa, il Corilo dStifflerel telefilm Xena.
Passando ai prodotti del grande schermo il massimo rappresentante del Miles Gloriosus è Steve Stifler, da American Pie.
Anche personaggi noti della comicità italiana come Paolo Bitta di Camera Café o Romolo Prinz alias Gianluca Fubelli, in Colorado Cafè, devono le loro gag al caro Pigropolinice.
Che dire. Abbiamo un enorme debito nei confronti della letteratura latina e greca, che ha dato il via ad una serie di personaggi diventati celebri per la loro comicità. Le successive varianti si sono adattate ai tempi e ai luoghi, investendo ogni classe sociale o culturale. Questo perché da sempre, da quando l’uomo ha assaporato il piacere della fama, esiste un Miles Gloriosus e, se posso essere crudelmente realista, credo che ognuno di noi porti in se un pizzico di Pigropolinice, chi più chi meno.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Ugo

    Vorrei avere la sua capacità di “conoscere” e invece ignoro i classici che amo nella mia mente …per non aver avuto al possibilità di studiare ma ho dovuto lavorare dall’età di 15 anni. Complimenti, bella pagina per far sognare un “ignorante “. :-)

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