Riscopriamo il made in Italy: Gomorra

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Passiamo la maggior parte del nostro tempo ad ammirare, come fosse oro colato versato da una tazza in plastica firmata Starbucks, quello che sta oltre il nostro giardino, in particolar modo tendiamo a buttare l’occhio su quello a stelle e a strisce, sapete, quello circondato dall’aura del recinto bianco. E capita con i film, e con la musica, e con le serie tv.

Titolo originale: Gomorra
Paese: Italia
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Stagioni: 1 Episodi: 12

Ideatore: Roberto Saviano
Regia: Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini

Interpreti:
Ciro di Marzio: Marco d’Amore
Gennaro Savastano:Salvatore Esposito
Pietro Savastano: Fortunato Cerlino
Imma Savastano: Maria Pia Calzone
Salvatore Conte: Marco Palvetti

Prima tv: 6 maggio 2014

Rete: Sky Atlantic/Sky Cinema 1

Consigliato: a chi vuole riscoprire il made in Italy
Sconsigliato: a chi parla prima di pensare


Insomma, siamo patiti di “Born in the USA”. Eppure, se impiegassimo un quarto del tempo che usiamo per ammirare l’erba del vicino riusciremmo a scorgere le piccole piantine che spuntano timide ed esitanti dal nostro rifugio. E what’s up? Inizialmente le guardiamo e le spacciamo per piante morte, in realtà dovremmo soffermarci di più e dargli una possibilità.

IL CAST

IL CAST

Uno su tutti, caso emblematico dell’anno, è la serie televisiva Gomorra di Stefano Sollima (Romanzo criminale; A.C.A.B.). Quante se ne sono sentite sulla serie ancor prima che iniziasse, cammin durante e tuttora. Eppure basta il primo episodio per far cambiare idea.

A livello panoramico la storia ruota sulla lotta tra due clan napoletani: da una parte la famiglia Savastano capitanata da Don Pietro, la moglie Imma e il figlio, inizialmente inetto, Gennaro. Al loro fianco Ciro di Marzio, figura interessante che scoprirà la propria indole puntata dopo puntata. Dall’altra parte Salvatore Conte, personaggio che fa la sua comparsa nel primo episodio e al quale si dà inizialmente poca importanza, se non fosse che con lo scorrere della serie farà sentire la sua presenza come principale nemico. O non è forse che ognuno di loro è nemico di sé stesso?

È così comincia Gomorra, dove ogni puntata arriva dritta allo spettatore come le pallottole che attraversano i corpi di chi ne prende parte. Una puntata si è sicuri di tutto, nella successiva ogni cosa viene messa in dubbio. Se in un episodio scopriamo un personaggio e pensiamo che tutto ruoti intorno a lui, nella successiva ci si sente all’origine disorientati nell’assistere ad un’altra storia, e così via. In sostanza non c’è personaggio importante più di un altro. Tutti sono lì dentro, tutti rappresentano una realtà di cui non conosciamo l’essenziale, la radice delle radici. Conosciamo la chioma dell’albero, non quello che vi si nasconde all’interno.

FAMIGLIA SAVASTANO

FAMIGLIA SAVASTANO

Sullo sfondo delle vele, gli edifici di edilizia popolare nati tra gli anni ’60 e ’70, si snoda un prodotto filmico forte e distaccato che sotto la protezione di Roberto Saviano (direttore artistico ed uno degli sceneggiatori della serie) sfodera una ricostruzione della realtà che nella nostra mente a mala pena riusciamo ad immaginare. Una serie televisiva tecnicamente perfetta che si muove su ruote forti come la magistrale fotografia dell’entroterra periferico, scenario spettatore del giorno e della notte di ciò che accade, dettagli, le musiche che accompagnano i finali e le sequenze degne di pensiero. In tutto questo il dialetto napoletano che permette l’immersione totale nella storia.

Ultimi ad essere nominati, non per questo meno importanti, sono gli attori. Non sarebbe esistito Gomorra senza attori sconosciuti che hanno dimostrato grandi doti attoriali sottolineando la necessità italiana di allargare i propri orizzonti non solo a livello di genere ma anche e soprattutto sul piano degli attori di cui dovrebbe mettere maggiormente in risalto le doti. Non a caso due di loro, rispettivamente Marco d’Amore (Ciro) e Salvatore Esposito (Gennaro) saranno presenti al Giffoni Film Festival dove riceveranno dei premi.

CIRO (MARCO D'AMORE) E GENNARO (SALVATORE ESPOSITO)

CIRO (MARCO D’AMORE) E GENNARO (SALVATORE ESPOSITO)

E intanto la prima serie, andata in onda su Sky Atlantic, tra critiche da ogni dove, polemiche contro la RAI che (ma dai?) non si è mobilitata per prenderla con sé e chi da moralista perbenista perde il filo conduttore del prodotto filmico focalizzandosi sul messaggio violento che trasmette (come se la “violenza” non fosse abbastanza presente di per sé dovunque volgiamo lo sguardo) si pronuncia per una seconda stagione, dettata anche dal finale della prima che lascia in un limbo a spirale che ruota all’infinito.

Togliamoci le bende e cominciamo ad apprezzare ciò che il nostro paese ha da offrire.

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Fulvio Lo Cicero

    Mi permetto di far notare che Roberto Saviano non è il direttore artistico della serie ma ha fornito l’idea originale. Il direttore artistico, così accreditato nei titoli di testa della fiction, è Stefano Sollima, che poi è anche il regista di quattro puntate.

    Rispondi

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