Miloud, un clown amico della pedagogia

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Premessa

La mia stralunata regata su una Caravella/clown – in compagnia di Miloud Oukili: nocchiero esperto di rotte avventurose e strambe (nel circo, nel teatro, nel cinema, nel sociale, nella formazione et al) – mira all’approdo nell’arcipelago promesso a un’umanità dagli occhi aperti sugli incanti, sui sogni e sulle utopie. Popolato di nuove generazioni: di bambine e di bambini.

Miloud Oukilì laura honoris causaHo conosciuto Oukili a Bologna nell’aprile/2007 quando – in qualità di Preside e su proposta di Alessandra Farneti (collega psicologa di rigorosa competenza scientifica e di densa sensibilità umana) – lo incoronai dottore ad honorem in Pedagogia. Sto riportando alla memoria un clown franco/algerino, di madre francese (cattolica) e di padre algerino (musulmano), al quale l’Alma mater consegnò questa alta onorificenza accademica perché da anni condivideva la sua vita e le sue scritture con gli habitat borderline di culture/diverse. A partire dalle periferie parigine: affollate, giorno e notte, di ragazzi cani perduti senza collare.

La mamma lo avrebbe voluto laureato, possibilmente medico. Miloud si era gettato, invece, tra le braccia dei palcoscenici teatrali: sperimentando, con travolgente passione, la ricchezza dei loro linguaggi mimici. Di questi documenterà – in Saggi rigorosi e appassionati – la sua vocazione autentica: fare il clown al servizio della Persona.

1. Un pagliaccio  mentore di felicità

Oukili consegna dunque i suoi spartiti pedagogici a un’infanzia/clown. Ovvero, a bambini e ad adolescenti che guardano il mondo protetti da maschere gioiose e dolorose, insieme. Senza incertezze, Miloud attraversa strade urbane e viottoli campestri affollati di amicizie e di solitudini che nobiliteranno la sua clownerie.

Parliamo del suo Paese dei balocchi e del suo Campo dei miracoli. In questi, mette in scena (e replica) il copione del “guitto”: scoprendo che il pagliaccio – nel regalare momenti di inaspettata felicità – diventa un prezioso amico delle giovani generazioni. Il suo merito pedagogico è di fare cantare, anche a chi è dannato, il refrain che la Vita è bella: a patto che rivolga lo sguardo – sempre – su un mondo migliore. Parliamo del teatro dell’infanzia e dell’adolescenza nel quale si può entrare senza biglietto per vivere attimi di convivialità: scherzando, giocando e rotolandosi nei prati.Miloud Oukilì bosnia bimbo

Miloud Oukili è un ambasciatore di gioia e di pace. Usa il suo corpo pieno di magìe per regalare attimi di riso e di gioia, ma anche di dialogo e di riflessione sulla condizione delle generazioni rifiutate. A partire dai “diversi”: sempre più esclusi e reietti. Soltanto così prenderanno consapevolezza di essere Persone. Il che significa fruire del pass per viaggiare sulle autostrade del riso e del pianto, della gioia e del dolore, dell’incanto e del disincanto.

Siamo al cospetto dello spirito dionisiaco. Il solo in grado di avventurarsi per sentieri lastricati di rotture mentali, di fughe nell’immaginario, di emozioni forti, di voglia di lievità e di felicità.

Anche chi, come noi, vive in un mondo occidentale tutto/economia (incapace di guardare con la testa all’insù) potrà finalmente capire e amare un mondo capovolto: strambo, buffo, spassoso, comico e bizzarro. Il Miloud/folletto consegna lo spartito dell’Educazione a una piuma piena di lusinghe che volteggia quattro palmi sopra il suo naso. Il richiamo è all’indimenticabile Forrest Gump che illumina di gioia il volto di chi non si arrende dal guardare il mondo con la testa persa nel vuoto. Felice di rincorrere le illusioni che danzano in cieli colorati di speranze: mai sazio, quindi, di azzardare lo scacco dell’inattuale e dell’ignoto. Siamo all’immagine-di-coda che invita tutti noi a fare girotondo attorno al mistero/buffo di infanzie vere, autentiche, non duplicabili.

2. Quando riso e pianto si danno la mano

Si è detto. Oukili sceglie di guardare il mondo attraverso una maschera gioiosa e tragica, insieme. Di qui l’instancabile suo attraversamento di città piene di solitudini, di paure e di dolori. A queste, dona clownerie.

Dopo un lungo peregrinare, si ferma a Bucarest. E’ la città dove inaugura un inimitabile teatro pedagogico underground nel quale replica, per anni, il copione del guitto. In questo mondo vuoto di cielo scopre che il pagliaccio – per le ore di esaltante felicità che regala – si nobilita a mentore dell’Educazione. Come dire, il clown fa cantare in coro quanto la vita possa essere/bella se sa offrire, sempre, un mondo migliore. Nei labirinti delle fogne della capitale rumena, Miloud trova più di duemila ragazzi (dai cinque ai quindici anni) abbandonati dalle famiglie e/o fuggiti dagli orfanotrofi.

Miloud Oukilì bosniaUna miriade di giovani lucertole che escono di giorno dalla tana per andare a procacciarsi lungo le strade e le piazze cibo, indumenti e qualche soldo. Per poi, di notte, rientrare in antri demoniaci per vivere attimi di convivialità: scherzando, giocando, suonando.

Oukili si fa uno di loro. Si propone da clown di Educazione e di Pace. Usa il suo corpo – traboccante di magìe – per donare momenti di riso e di gioia, ma anche di dialogo e di riflessione sulla loro condizione di esclusi e di reietti. Perché con dignità e con orgoglio prendano coscienza che sono Persone, oltre che cittadini balcanici. E non pattume umano!

Domanda. Perché la Pedagogia bolognese ha festeggiato Miloud accademico? Risposta. La Laurea lo ha incoronato con un alto riconoscimento scientifico perché il suo richiamo pedagogico (raccolto in scritti di sicura tenuta teorica e di densa suggestione esistenziale) non possa essere eluso da coloro che si occupano di bambini e di adolescenti.

La nostra società mercantile e mediatica, nella sua forsennata rincorsa “neoliberista” (il cui totem è un’economia senza regole, spietata, dove il vatusso di schiaccia il pigmeo), sta entrando nell’inferno di una umanità-di-serie: bullone di una catena di montaggio. Siamo al cospetto di donne e di uomini dalla mente asfaltata e dal cuore liquido, equipaggiati di uno zaino esistenziale che contiene – senza vita – pensieri dall’encefalogramma piatto e sentimenti clonati. Sempre più vuoti di gioie e di dolori, di incanti e di disincanti.

Sì, la città delle due Torri è fiera di avere laureato in Pedagogia Miloud Oukili. Anche se di più – dal cielo – fiera lo è stata la sua mamma. Da tanto tempo sognava un figlio dottore!

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