La reazione Jihadista

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Correva il lontano 1950 e un signore di nome Sayyid Qutb faceva rientro in Egitto dopo due anni trascorsi negli Stati Uniti. Questo personaggio, sconosciuto alla stragrande maggioranza degli occidentali, rimase negativamente impressionato dalla società americana, e una volta rientrato in patria, sarebbe diventato uno degli ideologi dei Fratelli Musulmani e uno dei tasselli principali del risveglio islamico che avrebbe investito l’intero mondo musulmano.

Modernità e ritorno al “passato”

Gli ultimi eventi in Iraq e in Siria (così come in altre parti del Medio Oriente) non possono essere compresi senza volgere uno sguardo al passato.
Solo pochi decenni fa, durante gli anni ’60 e ’70, il mondo musulmano presentava ancora alcune forti ascendenze culturali occidentali e gli scontri all’interno dei vari paesi erano influenzati dalla guerra fredda e dal confronto fra le idee capitalistiche e socialiste. Molti dei gruppi rivoluzionari o terroristici di allora si rifacevano al panarabismo o ad una sorta di socialismo arabo. È sufficiente riprendere i dibattiti e i conflitti in Palestina di quell’epoca, oppure studiare la vita quotidiana dei cittadini in Afghanistan, in Iran o in altri paesi.
Allo stesso tempo, sotterraneamente e capillarmente, a partire dagli anni ’20, si espandevano le correnti islamiche più radicali, le quali si facevano interpreti di un ritorno alle origini dell’Islam e di un ripudio della modernità occidentale, che veniva vista come un giogo imposto dalle potenze coloniali e, successivamente, un prodotto del colonialismo culturale.
leonardi 1Questo profondo rigetto avrebbe ricevuto il battesimo di fuoco nel 1979, quando la rivoluzione iraniana spazzò via il regime dello Scià di Persia, instaurando un regime teocratico, il quale coniugava l’Islam sciita con la conduzione politica e culturale della società persiana.

Negli anni successivi l’Islam radicale, sia di matrice sunnita che sciita, sarebbe dilagato con la creazione di numerosi gruppi fondamentalisti e la diffusione delle correnti più ortodosse come il salafismo e il wahhabismo, scalfendo, nel corso di pochi decenni, le certezze dei regimi classici presenti nell’area.
La conseguenza inevitabile di questo processo di radicalizzazione ha infine portato al fatidico 11 settembre 2001 e all’attacco diretto contro l’Occidente in nome del Jihadismo Internazionale. In seguito, la lunga guerra al terrorismo, apparentemente interminabile, ha finito per creare un’ondata di nuovo radicalismo da cui si potrebbe generare, per la prima volta dopo secoli, un califfato nel cuore del Medio Oriente, spedendo in soffitta i confini imposti dalle vecchie potenze europee un secolo fa.

Gli errori occidentali

In questo quadro sempre più caotico, si inseriscono gli errori, i crimini e le sottovalutazioni del Sistema occidentale con la sua fallimentare politica estera, soprattutto se rivisitata con gli occhi di oggi.
A partire dalla rivoluzione khomeinista, sia gli Usa che gli europei sembrano aver perso la bussola per stabilizzare l’area, inanellando una sequela di errori terrificanti che sono costati la vita a decine di migliaia di persone nei paesi medio orientali, compresi migliaia di civili in Occidente, oltre che a un enorme spreco di denaro che ha indebolito le nostre economie e la nostra classe media.
Uno dei disastri più tragici è stato sicuramente il conflitto iracheno del 2003, giustificato sulla base di menzogne (le armi di distruzione di massa, il legame fra Saddam e Bin Laden, ecc.) e reiterato con una gestione pessima del paese occupato; una gestione che ha finito per risvegliare le faide etniche e religiose sedate da decenni con le dittature (Saddam, Gheddafi, Mubarak ecc.).

Il conflitto iracheno, voluto e condotta dall’amministrazione Bush, ha creato un paradosso: un Paese, l’Iraq, diviso in almeno tre sfere leonardi 2d’influenza. Parte della popolazione irachena è sciita, legata a doppio-filo alla fazione sciita iraniana; un’altra parte è in mano ai fondamentalisti islamici dell’Isis (per lo più sunniti); infine, la terza porzione del territorio iracheno è controllato dai curdi (altra secolare questione medio-orientale)
Un altro paradosso, ancora più pericoloso, riguarda le alleanze coltivate dagli Usa nell’area. La potenza americana tollera le amministrazioni radicali e dittatoriali di Arabia Saudita (che finanzia fazioni e gruppi legati al terrorismo islamico), Qatar e Turchia. In questo modo gli americani (e anche gli europei) finiscono per alimentare indirettamente, o direttamente come nell’Afghanistan negli anni ’80, il loro nemico più feroce, alimentando un circolo vizioso senza fine.

L’errore più grave commesso dai nostri leader in tutti questi decenni è ravvisabile nella presunzione di assimilare e sottomettere il mondo musulmano ai valori della Modernità, senza aspettarsi una reazione dal mondo islamico. La stessa teoria dell’esportazione della democrazia in voga presso i NeoCon, agli inizi del secolo XXI, è il simbolo del delirio di onnipotenza occidentale. Delirio che ha finito per innescare le reazioni più oscurantiste e fanatiche, fino a portarle dentro la carne viva dei territori occidentali - gli attacchi terroristici negli Usa, in UK, a Madrid ecc..
A questo si aggiunge la rapacità dell’apparato militare-industriale, la logica merceologica delle multinazionali e la cecità delle élites che hanno lucrato e continuano a lucrare sui conflitti in corso, sapendo che a pagare il conto (per ora) saranno i comuni cittadini.

Globalizzazione, etnie e religione

Nel prossimo periodo è probabile che l’avanzata della globalizzazione coinciderà con una recrudescenza degli scontri settari nel mondo arabo. Più il sistema tenta di assimilare ed espandersi, più scatena reazioni localiste, religiose e etniche in ogni parte del mondo.
Nell’Islam, questo processo è in corso da tempo e, con l’aggravarsi del conflitto civile iracheno, potrebbe deflagrare in tutta la sua potenza lo scontro millenario fra gli sciiti e i sunniti, dando il via ad una guerra “regionale”.

leonardi 4Gli Usa sembrano sempre più allo sbando, con una continua perdita di influenza e un’incapacità cronica nel tentativo di stabilizzare l’area. Assolutamente mancante invece è la politica estera europea, la quale, al massimo, si affida alle avventure di qualche singolo paese (come la Francia nell’africa sub-sahariana) o finisce per complicare ancora di più il quadro, come nella guerra civile libica del 2011.
A questo scenario complesso si aggiungono le inquietanti notizie che riguardano i 2500/3000 cittadini europei, che sono accorsi in aiuto ai gruppi più fanatici operanti in Siria e in Iraq. Monta sempre di più la preoccupazione nei servizi segreti europei, specialmente nel caso di un loro ritorno sul suolo europeo.
Domenico Quirico, il giornalista che ha visto in faccia il radicalismo islamico in Siria avendo subito un sequestro durato circa cinque mesi, così scriveva nel suo articolo Ci porteranno la loro guerra:

Ecco il nostro errore: rassegnati a una religione tiepida, adagiata nell’abitudine, deposito di una cultura morta, ci siamo dimenticati di Dio, non abbiamo creduto che qualcuno potesse battersi per Dio, gente cresciuta baciando il Libro e il pane. Gettano l’Infinito nella gramola del Finito, seguono le bandiere di un Dio guerriero, aggressivo, che fulmina i nemici invece di perdonarli. Il meglio di loro collabora ai loro delitti: il Male è davvero un mistero e questo è il suo aspetto più sconcertante. L’idea del sacro è semplicemente una delle nozioni più conservatrici perché tenta di trasformare altre idee, Incertezza Progresso Mutamento Pluralità, in crimini. Noi pensiamo di poter scegliere le nostre guerre. Ora altri ci imporranno la loro.

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