Iconografia dell’inganno

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“Vivrà fino a quando non conoscerà se stesso”. Tuonano eterne le parole di Ovidio. Poeti, pittori e scrittori, di luce in ombra vagano ancora oggi perplessi nelle molteplici versioni di un racconto ambiguo. L’elogio è perpetuo per le storie remote che dall’antichità classica, si riflettono nelle strade impervie dei periodi storici. Narciso, un mito triste, forgiato nell’inganno, scritto da troppi, dipinto da tanti.
Fiumi d’inchiostro sono stati sparsi per il riconoscimento dell’opera, è stato a lungo discusso sulla mano che ha dipinto la tela. Tra i nomi emersi dall’oblio, anche l’autorevole attribuzione a Caravaggio da Roberto Longhi, lo storico dell’arte che ha restituito al mondo l’integrità moderna della figura del pittore, dopo trecento anni di oblio.

Verso la fine del XVI secolo, un’immagine si riflette nello specchio dell’arte. Un giovane cerca se stesso insensibile al resto del mondo. Nel paesaggio predestinato nei bagliori, l’impeto della notte travolge il morbido variare delle cromie, nel grido formidabile della luce.

Per la vittima dell’inganno, ogni cosa gravita intorno a un attimo, nell’oscurità dell’ambiente che accoglie la scena. La composizione è perfettamente doppia, nessun pleonasmo. L’autore, grazie al formato verticale della tela seduce la simmetria, cerca la bellezza, a ogni costo, per rappresentare l’istante in cui il giovane capisce che la figura nel fiume è in realtà il suo riflesso.

Dagli studi effettuati, si perviene al processo generativo: le radiografie svelano i ripensamenti dell’autore. Il risultato finale è frutto di ripetuti cambiamenti. I pentimenti sono avvenuti, in questo caso, non per essere aderente alla realtà, come di solito avviene nella pittura di Caravaggio ma per riprendere lo stupore che ha il suo momento di gloria in una flessione, dove la testa compie una rotazione spropositata per spingersi nell’acqua e riflettersi.

L’arte che racconta il mito. Non si verifica in natura la stessa posizione per guardare la propria immagine così riflessa, ma il pittore ha volto il suo talento a rendere Narciso aderente al mito, cercando strategie per creare l’illusione in virtù del colpevole bagliore.

Nei contrasti dell’ombra il fragore del monito morale. Narciso muore nello stupore, nel desiderio. Nella vana ambizione di possedere ogni suo riflesso. Inginocchiato, proteso verso l’acqua in cui si specchia. Nelle tenebre, nella luce, muore per vivere in un fiore che per sempre porterà il suo nome.

Caravaggio Narciso alla fonte
 1597-1599 ca.
Olio su tela, cm 113×95. Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini. Roma. Provenienza: Donazione Basile Khvoshinski 1916

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9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. rita

    vabbe’ visto che si puo’ saltare…mi ci metto nonostante la mia di molta ignoranza….tanto che “pleonasmo” mi pare un amalattia …pensavo vertesse l’articolo sulll’attribuzione del quadro a caravaggio…io direi di no….non lo vedo come pitturato da caravaggio…per quanto riguarda narciso….insomma…viviamo in questa societa’ e direi che stupirsi fa stupore

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  2. agatarobles

    eppure io non concordo. è una certa cultura moralista che vuole interpretare in maniera negativa il mito di narciso: attratto dalla propria bellezza, egoisticamente ammaliato dalla propria immagine. Ma come fa Narciso a sapere che quella riflessa è proprio la sua bella faccia? Per me Narciso è solo uno curioso, uno che vuole sapere, conoscere a tutti i costi e non si fa trattenere né da amore, né da lusinghe né dal timore di minacce o pericoli. Dimentica sé stesso anziché, come ci trasmette una certa cultura, essersene innamorato. Ancora una volta però viene stigmatizzato il recinto attorno al sapere, che non è per tutti r contro cui i più devono essere messi in guardia e tenuti lontani. Mito, religione: quale la differenza?

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    • Antonio

      Si intreccia la vita di Narciso alla vita di Eco, per via del comune epilogo…

      L’indovino Tiresia – interpellato dal fiume Cefiso e dalla ninfa Liriope (i genitori di Narciso) – predisse che il ragazzo sarebbe vissuto finché non avesse visto la propria immagine riflessa e non avesse, quindi, conosciuto se stesso. Tale predizione si verificherà, nonostante il vano tentativo dei genitori, i quali si adoperarono per rompere tutti gli specchi.

      Narciso, nonostante la sua straordinaria bellezza facesse innamorare moltissime fanciulle, non mostrava alcuna passione… il suo cuore era completamente insensibile, e lo fu anche nei confronti di Eco, una ninfa bellissima la quale si disperò a tal punto da lasciarsi morire di fame, esattamente come fece Narciso qualche tempo dopo, quando al suo cuore accadde un fatto del tutto nuovo, indotto dalla dea Nemesi la quale, arrabbiata a causa di quella insensibilità invariabile, decise di infliggergli una durissima punizione…

      In breve, il nostro eroe – per rinfrancarsi dalle estenuanti fatiche della battuta di caccia in corso – si sedette a bordo vasca, e guardando l’acqua vide la sua immagine riflessa, un volto così bello da farlo innamorare, anzi da farlo incamminare verso la morte.
      La passione per sé lo consumò letteralmente. Per via di essa, infatti, Narciso smise di alimentarsi fino a morire, appunto, di consunzione, gesto estremo che lo accomunò – e lo accomunerà per sempre – alla bellissima Eco.

      Grazie a Tirso per questo avvincente articolo che mi ha dato la possibilità di ripercorrere una storia affascinante e, al contempo, di tentare di fornire qualche elemento in più ad Agatarobles.

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      • agatarobles

        grazie a lei, però non risponde alla domanda: come faceva Narciso…?sarebbe vissuto “finché non avesse visto la propria immagine riflessa e non avesse, quindi, conosciuto se stesso”…nella conoscenza, quindi troverà la morte….monito?
        Lei però, accomunando Narciso ad Eco, mi fa ricordare che qualche anno fa è stato scritto un interessantissimo libro sulla bellezza….adesso me lo vado a cercare….

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        • Antonio

          Lei ha ragione, non lo sapeva. Dedurrà che fosse il suo volto, fino ad allora totalmente sconosciuto… “La passione per sé lo consumò letteralmente” anche se il suo cuore rimase insensibile al mondo circostante.
          Forse neanche questa risposta la soddisferà, ma in fondo la logica a quei tempi ci pare un po’ lontana dalla definizione che le diamo oggi… Oggidì nessuno potrebbe essere figlio di un fiume – come lo era Narciso -, se non nei versi di un poeta.

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          • Antongiulio Valli

            Grazie per aver letto l’articolo.
            Narciso muore nella vana ambizione di possedere ogni suo riflesso. Ognuno di noi cerca la conoscenza per tutta la vita. Imparare, per sempre, è lo scopo principale di ogni esistenza. Ognuno cerca di conoscere oppure di conoscere meglio qualcosa, se stesso, e poi gli altri. I dubbi non sono mai uguali alle certezze. Conoscere in maniera totale non è difficile, complicato, ma impossibile. Nessuno conosce se stesso integralmente.
            In ogni modo, tentar non nuoce. Ho deciso di partire alla ricerca di me stesso, e se qualcuno mi dovesse trovare, per cortesia mi avverta subito. Di nuovo, grazie.

          • agatarobles

            Le sembrerà che io salti di palo in frasca: quella che noi chiamiamo “cultura” mi sembra a volte solo uno strumento di propaganda di “regime” in senso lato, una maniera per indirizzare credenze e pulsioni sociali, controllare e sviluppare opinioni. Il problema secondo me è: Narciso era insensibile al mondo circostante perché troppo egocentrico o piuttosto perché guardava oltre, curioso e capace di incanto? Ancora una volta, credo che ci sia al centro il rapporto con la conoscenza che, guarda caso, trabocca poi dal mito ai tempi moderni, attraverso la religione: Adamo e Eva non vengono messi in guardia dal cogliere il frutto della conoscenza?
            (“dedurrà che fosse il suo volto”….ma da cosa?il racconto del mito è come le favole, come i sogni, come certe telenovelle in cui, ai fini del racconto, ciò che si narra può anche sfidare le leggi della fisica)

          • Antongiulio Valli

            ( in risposta al commento del 13 luglio ) Questa pagina web appartiene a una rivista libera e indipendente, dove nei limiti molto è concesso. Non abbia timore, salti liberamente tra pali e frasche, faccia un triplo salto mortale senza rete, in questo luogo vi è sempre qualcuno pronto a raccogliere i pezzi. Mi sembra giusto quello che lei scrive su religioni e pulsioni sociali, molta gente crede o scrive senza ragionare. Grazie anche per aver ricordato che mito e favola potrebbero essere la stessa cosa. Per quanto riguarda Adamo ed Eva, a mio avviso, avrebbero potuto mangiare il serpente. Vivendo così in eterno, in un luogo utopico e sereno. Grazie.

  3. Enrico

    Tirso seduce sempre. Il doppio affascinante di Narciso e Caravaggio è stato resop con poetica grazia. Al solito. Bravo Tirso! Enrico Cameriere

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