I fumetti in spiaggia

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L’estate è il periodo delle vacanze, del mare, e delle letture, impegnate o meno, e tra quest’ultime possiamo senz’altro annoverare i fumetti.

Il bambino giallo (“The Yellow Kid” nell’originale inglese, di Richard Outcault), nato nel 1894, viene spesso menzionato come una delle prime strisce a fumetti,  anche se vi è chi fa notare che si potrebbero attribuire a questo genere anche molte delle scene sequenziali spesso usate per descrivere la vita di Gesù che adornano diverse chiese già secoli prima.

Krazy Kat

Krazy Kat

Forse è quindi solo nel 1913, con la pubblicazione di Krazy Kat che possiamo veramente dichiarare la nascita dei fumetti moderni: storie raccontate in sequenze disegnate e parole che escono a fumetto (da cui il nome italiano) dalla bocca dei protagonisti.

Krazy Kat nasce dal disegnatore statunitense George Herriman ed appare in vari quotidiani statunitensi. Il “gatto pazzo” è  innamorato del topo Ignazio il quale, tuttavia, non solo non lo ricambia ma addirittura odia così tanto il gatto pazzo da colpirlo ogni volta con un mattone, gesto che tuttavia viene interpretato come segno d’amore da Krazy Kat. Completa la storia il cane Bull Pupp, tutore dell’ordine, che tenta, spesso invano, di impedire al topo Ignazio di tirare il mattone.

In Italia una delle più popolari pubblicazioni a fumetti è senz’altro Topolino, nata da un’idea dell’editore Giuseppe Gerbini già nel 1932. Passato, non senza qualche peripezia, il ventennio fascista e vari cambi di proprietà, Topolino nei suoi ottant’anni e più dalla nascita raccoglie tutto il mondo dei personaggi di Walt Disney nelle sue pagine, e tra l’altro ha avuto l’indubbio merito di avere sempre avuto degli ottimi artisti le cui storie, anche dal punto di vista linguistico-lessicale, son sempre state eccellenti.

Che sintesi drammatica! Che pregnanza concettuale! E avete colto l'intenso afflato epico?

Che sintesi drammatica! Che pregnanza concettuale! E avete colto l’intenso afflato epico?

Alcune delle storie migliori sono apparse negli anni ’60 e ’70, frutto dell’immaginazione e creatività di una squadra tutta italiana e spesso tradotti anche all’estero, Stati Uniti compresi, dove molte delle storie di Romano Scarpa (creatore, tra l’altro, di Brigitta, l’eterna innamorata di zio Paperone) furono tradotte dalla Gladstone all’inizio degli anni ’90 durante uno dei vari recenti tentativi di rianimare i personaggi disneiani a fumetti negli Stati Uniti.

Ma se molti degli autori disneiani italiani ebbero sede (artistica) sia a Topolinia che a Paperopoli, i primi autori statunitensi, tra cui ricordiamo Floyd Gottfredson, collega di Walt Disney, e soprattutto Carl Barks, l’uomo dei paperi, furono più specializzati: il primo nel mondo dei topi, e il secondo in quello dei paperi scrivendo alcune delle più belle storie degli anni ’50 e ’60 (è del ’47 la creazione da parte di Carl Barks di zio Paperone, le cui avventure, quali “Le sette città di Cibola”, “Tralla la”, “Paperino e il ventino fatale” ed altre sono forse tra le più belle).

Ma i fumetti non sono solo Topolino, ed  il periodico Linus dagli anni ’70 ci presenta la banda del signor Schulz, cioè Charlie Brown e i suoi amici, ma non solo. Giornale eclettico, ha fatto conoscere in Italia anche altri importanti personaggi come il soldato Beetle Bailey (Mort Walker), il preistorico B.C. (Johnny Hart), l’impiegato Bristow (Frank Dickens), o Doonesbury (Garry Trudeau).

Ma in un articolo sui fumetti pubblicati in Italia non si può prescindere da due pubblicazioni storiche, come “Il Corriere dei Piccoli”, poi rivoltosi agli adolescenti e diventato “Il Corriere dei Ragazzi”, e dunque affiancato da una versione rilanciata del Corriere dei Piccoli per i loro fratellini minori.

Gli Aristocratici

Gli Aristocratici

Ed è attraverso queste due pubblicazioni che sono arrivate in Italia molte delle strisce transalpine, come Gastone (Gaston Lagaffe, di André Franquin), Michel Vaillant (Jean Graton), ma anche italiane come Il Maestro (Mino Milani) o Gli Aristocratici (Alfredo Castelli e Ferdinando Tacconi) nonché di tipo più intellettuale come il Principe Valentino (Hal Foster). Mentre il fratellino minore ci proponeva, tra gli altri, i Puffi (Peyo).

Da non dimenticare tuttavia anche altri prodotti italiani storici, dallo stagionato Signor Bonaventura, nato dalla matita di Sergio Tofano già nel 1917, o, più recentemente, i personaggi di Jacovitti, nella loro grafica molto originale, come il famoso Cocco Bill.

Cocco Bill

La grafica originale di Jacovitti

Le pubblicazioni a fumetti italiani hanno però anche conosciuto storie meno gloriose come quelle dell’Intrepido o Il Monello, ma anche altre molto più illustri come quella di Diabolik, giornale tutto dedicato al personaggio creato nel 1962 dalle sorelle Giussani.

I fumetti conoscono una popolarità crescente, fino a raggiungere la televisione, come nella famosa trasmissione degli anni ’80 “Gulp – I fumetti in TV”, di cui forse il personaggio più ricordato è Nick Carter (Bonvi). Ovviamente il mondo dei fumetti conosce anche personaggi famosi che non hanno trovato mai molto spazio nei periodici classici, come Corto Maltese, dell’italo-argentino Hugo Pratt, o Tin-Tin di Hergé, famosissimo in Francia ma molto meno in Italia, o Asterix (Goscinny-Uderzo), senza dimenticare artisti contemporanei che non sono necessariamente associati ad un personaggio, come il celebre Möbius (il cui vero nome è Jean Giraud, morto nel 2012).

Jean Giraud

Un fumetto di Möbius

Durante gli anni ’70 gli Oscar Mondadori pubblicarono una serie interessantissima sui fumetti, ogni libro presentava in maniera monotematica un nuovo personaggio, molti dei quali, per ragioni di spazio, non sono stati citati in questo articolo (ma potete trovare qui l’elenco completo). Voglio solo ricordarne uno, Barnaby (Crockett Johnson) ed il suo fato padrino, Mr. O’Malley, da cui ha preso molto spunto Bill Watterson per il suo Calvin e Hobbes. Striscia pubblicata durante la seconda guerra mondiale, è una serie fantastica e piena di immaginazione e poesia, terminata nei primi anni ’50.

Poi vennero gli anni ’90, i manga giapponesi, un altro stile, ma i fumetti rimangono ancora ad affascinare i più piccoli ma talvolta anche i più grandi. Ed allora, che sia Lupo Alberto o Tex Willer, forse potremmo, se non ci si volesse troppo appesantire la mente, pensare a qualche nuovo fumetto da portare sotto l’ombrellone.

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Max Keefe

    Non è proprio esatto dire che Corto Maltese, Tin Tin o Asterix “non hanno trovato mai molto spazio nei periodici classici”. Sono dei classici conosciuti e che sono stati pubblicati in molte collane. Nè è esatto dire che Hugo Pratt fosse italo-argentino. Pratt era veneziano e ha vissuto per molti anni in Argentina. Non è comunque facile sintetizzare in poche righe un mondo sterminato come quello dei fumetti.

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    • Brillo DeLuca

      Sia a Corto Maltese che ad Asterix sono stati dedicati molti libri (a fumetti) ma non hanno fatto parte di periodici tipo Linus, intendevo questo. Quanto a Hugo Pratt, hai ragione tu, anche se piu’ esattamente non era neanche veneziano, perche’ nato a Rimini. Poi ha vissuto a lungo a Venezia come anche a Buenos Aires.

      Rispondi

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