Grattacieli e vuoti cosmici

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Sono nato a Genova, una città di mare e il mare non mi fa paura. Invece, pur essendo un buon camminatore, mi fa paura il vuoto, non quel vuoto che si vede dal finestrino di un aereo, ma quel senso di vuoto che si prova su certi sentieri di montagna, quando da una parte hai una parete di roccia e dall’altra uno strapiombo, o ancora quel senso di angoscia, di debolezza che ti prende quando guardi verso il basso dal tetto di un edificio, dalla cima di una torre o da sopra un ponte.

night_NYCInsomma ho paura del vuoto tangibile, che si può rapportare a qualcosa che ti sta accanto, misurabile. Ed è proprio questa mancanza di misura, però, che non ci fa temere un particolare vuoto a cui tutti siamo sottoposti continuamente ma a cui nessuno fa caso. Sto parlando del vuoto che sta sopra le nostre teste. E’ difficile che ci si pensi, immersi nei nostri problemi quotidiani non percepiamo il vuoto che ci sovrasta, eppure siamo appesi alla superficie della Terra come “pipistrelli”.

Basta alzare lo sguardo e tra noi e gli infiniti spazi cosmici c’è il nulla, solo che, la forza di gravità che ci ancora saldamente al suolo e la visione del pittoresco cielo azzurro, ci rendono tutto così famigliare da non averne paura: manca la misura. La misura di un vuoto che abbiamo spesso immaginato leggendo un po’ di astronomia o seguendo qualche bel documentario che ci trasporta in un mondo apparentemente fantascientifico.

Tutti abbiamo sentito parlare di stelle, pianeti, galassie, addirittura ammassi di galassie e anni luce, sappiamo più o meno che cosa significano questi termini, ma manca il senso della misura. D’accordo, la velocità della luce, circa trecentomila chilometri al secondo (non illudetevi voi con la Ferrari, il vostro tachimetro misure i chilometri all’ora! e senza i “mila” ), e che ci vuole! più o meno la distanza dalla Terra alla Luna in un secondo, la Luna è lì, la vedo (non in diretta, ma in differita di un secondo), ho una percezione abbastanza terrena di questa velocità, ho una misura.

Galassia a 40 milioni di anni luce da noi, nella costellazione del Dorado

Galassia a 40 milioni di anni luce da noi, nella costellazione del Dorado

Ma quando si incomincia a parlare di anno luce, le cose si complicano. Supponiamo di trovarci in un punto non identificato dell’Universo e sediamoci comodi comodi su un fotone di luce, che viaggia, appunto, a 300.000 chilometri al secondo e viaggiamo per un anno: 60 secondi in un minuto, 3600 in un’ora ecc. ecc… per un anno. A questo punto la percezione della distanza si perde, non è più terrena, non ha riferimenti, una distanza che, anche se la calcolassimo, sarebbe un numero talmente enorme da diventare insignificante.

In questo fantasioso viaggio avremmo incontrato altri pianeti, stelle, nebulose e comete, uno sconfinato elenco di meraviglie che solo i telescopi spaziali riescono a raggiungere e che noi “pipistrelli” vediamo solo attraverso il loro occhio.

Ma ecco! laggiù sull’orizzonte cosmico, si delinea la sagoma di una galassia, se ne vedi i confini significa che è ancora molto ma molto lontana, ma è Andromeda, la galassia a noi più vicina, siamo a casa! Si, ma quanto manca ad arrivare alla Terra? Ci manca sempre il senso della misura.

Questo pensiero, mi è capitato di farlo spesso e arrivato a questo punto non sono mai riuscito ad arrivare a casa, fintanto che un giorno, seguendo un documentario, una astrofisica mi ha dato la soluzione, mi ha dato la misura per risolvere questo dilemma.

sistema-solare-pianeti-panoramicaCome tutti sanno, noi viviamo in un condominio che si chiama sistema Solare, il nostro appartamento è la Terra. Tutti i condomini formano una metropoli che si chiama Via Lattea, la nostra galassia. Chi volesse andare da un capo all’altro della nostra metropoli (la Via lattea) dovrebbe viaggiare alla velocità della luce per 100.000 anni! Va bene, direte, numeri enormi ma siamo ancora nell’intangibile e allora ecco cosa disse la nostra scienziata: “Se il Sole (che è circa 109 volte più grosso della Terra) fosse grande come un puntino su una ” i “, la nostra galassia, la Via Lattea, sarebbe grande come gli Stati Uniti d’America”. Quindi per andare da un capo all’altro degli Stati Uniti d’America, partendo da un qualcosa più piccolo del puntino della “i”, (la Terra), ci vorrebbero centomila anni luce, così, tanto per stare in città, si capisce.

In tanti anni non mi è mai capitato di udire una frase tanto esplicativa che riuscisse a dare, a noi comuni mortali, il senso della vastità dell’universo e di quel vuoto che abbiamo sopra la testa. Ah! dimenticavo, se volete terminare il nostro ipotetico viaggio, Andromeda, che è la “metropoli” a noi più vicina, dista solamente due milioni e cinquecentomila anni luce (2.500.000 anni luce) dalla Via Lattea… buon viaggio.

 

 

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Roberto

    Ciao, la mia vuole essere solo una riflessione, non può certo classificarsi come “informazione astronomica”. comunque mi fa piacere che abbia stimolato qualcuno a pensare il mondo, diciamo, da un’altro punto di vista.
    E allora, anche io considero il tuo commento come un regalo di Natale e ti auguro buone feste e felice 2016.

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  2. mia

    Grazie dell’articolo me lo prendo come regalo di natale. é da qualche mese che ogni minuto libero lo passo a cercare informazioni astronomiche. Pensare che il nostro sistema solare ci mette 200/250 milioni di anni a circumnavigare la galassia e in questi anni scendiamo e saliamo ( ondeggiamo ogni 30 milioni di anni sul piano galattico )e che il gruppo locale delle galassie di cui facciamo parte si muove verso il grande attrattore. Eppoi che dire dell’ energia oscura e della materia oscura ? esse sono il 95 % … ciò che vediamo è poca cosa. La mia domanda perchè non stiamo tutti con il naso all’insù ?
    Certo genera angoscia pensarci come pipistrelli su una palla proiettata verso il vuoto ignoto ma questi pipistrelli sono riusciti a rimirar tutto questo ben di …..

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  3. valeria giovanna bellinaso

    Bè, se trovi un fisico un fisico gravitazionale quantistico ti rassicurerà anche meglio sul fatto che il tempo e spazio sono “il tutto” e quindi tu SEI (una molecola) dell’Universo :-) !!! altro che viaggio, sei già lì…

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    • Roberto

      Sicuramente è come dici tu. Il mio scopo comunque era quello di far notare l’immenso vuoto che sta sopra le nostre teste, a cui nessuno fa caso, in contrasto a vuoti ben più “terreni” che a molti creano disagio, paura, vertigine semplicemente perché riusciamo a definirne la profondità pur essendo, in senso assoluto insignificanti rispetto a quello che ci sovrasta.

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  4. Carmen

    Ottima constatazione questa” Insomma ho paura del vuoto tangibile, che si può rapportare a qualcosa che ti sta accanto, misurabile”. Ho patito una leggere agorafobia in place da la Concorde, ma non nel deserto. Grazie!

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