Andiamo, sperimentiamo e sentiamo come abbiamo scelto che sia

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Mi guardo intorno con curiosità e vedo un mondo variegato, pieno di colori, pieno di storie e di gente meravigliosamente diversa. Osservo, studio e cerco di capire. Questa volta vi dirò qualcosa sulle dinamiche relazionali poiché nessuno può “chiamarsi fuori”. Esse sono il risultato del modo in cui la gente sceglie di essere. E qui sta l’aspetto più intrigante: la scelta. Cos’è la scelta? E’ quel portentoso strumento di cui tutti siamo dotati e che fa sì che ognuno di noi sia un essere straordinariamente unico e non replicabile.

Facciamo migliaia di scelte ogni giorno

Senza pensarci tanto su. Senza accorgercene. Incominciamo la mattina, quando apriamo gli occhi e decidiamo di alzarci o restare ancora cinque minuti a letto, quando formuliamo il primo pensiero, mettiamo sul pavimento il piede sinistro invece che il destro, prepariamo un caffè con due cucchiaini di zucchero o forse meglio uno … con o senza latte? O forse un té? O una tisana? E poi il vestito da indossare, l’ombretto viola o azzurro, la cravatta… e così via, dalle decisioni più banali a quelle che invece possono davvero fare la differenza.

Ecco, questa è l’impronta che diamo alla nostra giornata e poi alla nostra settimana e alla nostra vita. Scelte. Continue. Spesso istintive. A volte superficiali. Emotive. Raramente consapevoli. Scelte che forgiano il nostro cammino, le nostre esperienze, il nostro sentire. Sì, avete letto bene.

Andiamo, sperimentiamo e sentiamo come abbiamo scelto che sia

E questo è un concetto che faremmo bene a prendere in seria considerazione perchè ha molto a che fare con l’idea di libertà. Abbiamo sempre davanti a noi un’infinita serie di opzioni ma continuiamo ad ostinarci a selezionare un numero ristrettissimo di possibilità. Spesso disfunzionali per il nostro benessere. Salvo poi lamentarci e chiederci che cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo. E magari inveire contro qualcuno che poco c’entra con quanto ci accade.

Mettiamoci anche nei panni dell'altro. Facciamolo con buona volontà.

Mettiamoci anche nei panni dell’altro. Facciamolo con buona volontà.

Si chiama deresponsabilizzazione. Qui è necessario fare un reset. Fermarsi e avere il coraggio di guardare obiettivamente la situazione. Decidere di cambiare rotta. Certo essere oggettivi in certi casi non è per nulla facile ma con un po’ di allenamento possiamo riuscirci tutti. Si tratta di staccarsi dal turbinio dei nostri pensieri e dall’emotività che spesso ci travolge oscurando i nostri pensieri e impedendoci di formulare ragionamenti “puliti”. Proviamo a guardarci dall’alto, come se fossimo qualcun altro, sforzandoci di essere dei giudici imparziali. E magari mettiamoci anche nei panni dell’altro. Facciamolo con buona volontà. Facciamolo per capire. Facciamolo per noi. Si può. Questo è un aiuto, una sorta di stampella per incomiciare ad aumentare la consapevolezza delle nostre azioni e reazioni. E’ una strada in salita che vale però la pena di intraprendere per migliorare le nostre performance di vita.

Cominciamo dunque con il ricordare che ad ogni azione corrisponde sempre una reazione. E’ un concetto indiscutibile. Vale per noi, vale per gli altri. Teniamolo bene in mente perchè comincerà a dare i suoi frutti quando ne avremo bisogno e piano piano sapremo anche individuare con anticipo quale tipo di reazione aspettarci. A volte è necessario e funzionale anche questo. L’importante è non essere presi alla sprovvista.

...invece di alzare i dito medio e andare via sgommando ho alzato le mani in segno di resa

…invece di alzare i dito medio e andare via sgommando ho alzato le mani in segno di resa

Ora vi racconto questa. Una mattina, uscendo di fretta da casa, ho fatto una manovra maldestra con la macchina. L’altro conducente, un energumeno con tanto di fuoristrada, che a causa mia ha dovuto frenare improvvisamente, mi ha guardata con ferocia esagerata e dal labiale ho intuito che non mi stava dicendo niente di carino. Nel giro di dieci nanosecondi ho preso una decisione: invece di alzare i dito medio e andare via sgommando ho alzato le mani in segno di resa, ho chiesto scusa – labiale molto evidente e testa leggermente inclinata – e poi ho abbozzato un lieve sorriso. Lui è rimasto come inebetito per un attimo e poi ha ricambiato il sorriso facendomi anche passare per prima. Quel giorno ho imparato qualcosa di molto importante. Ho gestito la sua reazione. Ho mandato un messaggio invece che un altro. Ho plasmato un momento della mia vita in modo funzionale. Ho capito che ciò che mi succede – parzialmente – dipende da come sono io. E siccome ciò che noi siamo è una nostra scelta, poter decidere il come, è un atto di potere nel senso migliore del termine.

L'importante è capirsi

L’importante è capirsi

Il compito per casa è uscire con un sorriso stampato sulla faccia. Sorridete a tutti coloro che incontrate. Entrate in un negozio e invece di chiedere ciò che volete come fate di solito chiedetelo sorridendo. Se vi riesce così difficile – ma vedrete che lo sarà solo all’inizio, poi ci prenderete gusto – pensate di essere attori. Sforzatevi. Sorridete anche se non vi viene proprio spontaneo ma fate in modo che lo sembri. E’ un esercizio. Provateci. E osservate le reazioni. State attenti a cosa succede. Ne rimarrete sorpresi. Buon lavoro!

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Chi lo ha scritto

Daria Cozzi

Triestina, due figli, una vita vissuta con passione. Ascolto tutti, soprattutto chi la pensa diversamente da me. E imparo sempre qualcosa. Mi piace comunicare attraverso la parola scritta, ma non solo ... credo che ci sia sempre una seconda chance, che possiamo crescere e cambiare pensiero, modo di essere, obiettivi e programmi per avere davanti a noi ogni giorno un orizzonte nuovo su cui scrivere i nostri progetti, dipingere i nostri sogni, depositare le nostre speranze. Ho raccontato la mia storia in "Quattro giorni tre notti", il mio primo romanzo.  

9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Orianna Miculian

    Cara Daria, è sempre bello poter entrare nel tuo modo di essere. Condivido in pieno quello che pensi e dici sulle scelte inconsapevoli che facciamo quotidianamente e su quanto queste condizionino le reazioni dell’altro. E’ riflettendo su noi stessi che possiamo capire chi siano e come siano le persone che abbiamo attorno a noi. La presentazione del tuo libro ha scatenato tanta riflessione dentro di me, e credo che è sia stato in quel momento che ho iniziato a conoscerti.

    Rispondi
    • Daria

      Ciao Orianna! Capita spesso che le persone che conosciamo impariamo a conoscerle veramente solo dopo un po’, quando “entriamo” nel loro mondo e allora succede una cosa bellissima … è come suonare in un’orchestra strumenti diversi che “vanno insieme” … come le correnti che producono le onde del mare …
      Bello no?
      Un abbraccio!

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  2. Mariateresa

    La scelta di essere migliori del passato…non possiamo controllare i grandi avvenimenti ma l atteggiamento si, il problema è ricordarsene

    Rispondi
  3. Vito

    Ciao Daria,
    leggerti è sempre un piacere e un’occasione per riflettere su alcune cose che “abitano” la nostra parte inconsapevole. Sono d’accordo su quanto hai espresso con il tuo consueto stile lucido e delicato, introducendo in modo semplice alcuni concetti che, a mio parere, sono fondamentali per il nostro essere, per quello che siamo.
    Noi sperimentiamo questo mondo con i nostri sensi … lo vediamo, tocchiamo, sentiamo: il fresco di una giornata di inverno, il sorriso di chi amiamo, l’abbraccio di nostro figlio o figlia e così via, ma è la nostra mente a descriverceli, in modo da averne una visione interna, una rappresentazione in grado di farci vivere il mondo. E’ questo un processo che fino a oggi ci ha permesso di “muoverci”, più o meno agevolmente, nel mondo e nella nostra vita, una sorta di mappa che ci guida, che ci conduce fuori e dentro di noi.
    Un processo spesso inconsapevole, un fare e reagire che accompagna le nostre scelte, i nostri gesti. E’ così che “viviamo” e viene talmente naturale che ci capita di confondere tutto questo con la realtà … confondendo, in tal modo la mappa con il territorio.
    Capita allora che di fronte all’inaspettato, di fronte alla discordanza fra ciò che ci siamo rappresentati e quello che sperimentiamo vivendo, di trovarci “smarriti”, di sentirci non in sintonia, incompresi. Sono quei momenti di rabbia, delusione, dolore che frammentano il racconto della nostra vita e lo possono addirittura sconvolgere.
    Ci identifichiamo in quello che pensiamo sia la realtà tanto da essere un tutt’uno con essa, siamo allora arrabbiati, delusi e tante altre cose, perdendo di vista la nostra unicità, il nostro Sé più profondo, ci obblighiamo in uno schema che non saprà altro che ripetere quello che è, un “irretimento”, una trappola che non dà ha altra via d’uscita che non continuare a fare quello che siamo “abituati” a fare, questo genera infelicità, disagio, inquietudine, malattia, non permettendoci di vedere le cose per quello che sono.
    Come giustamente dici: “Abbiamo sempre davanti a noi un’infinita serie di opzioni ma continuiamo ad ostinarci a selezionare un numero ristrettissimo di possibilità …”.
    Il cammino della consapevolezza non è facile e richiede esercizio ma è in grado di trasformare la nostra vita partendo da noi stessi e non aspettando che sia lei a cambiare, oppure che lo siano gli altri.
    Grazie, Vito

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    • Daria Cozzi

      Grazie Vito! Le tue parole, vere e profonde, corrono sulla stessa rotaia delle mie! ;-) e … nel prossimo numero dell’Undici la continuazione …
      Un abbraccio
      D.

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  4. Claudio Penna

    Complimenti. Un articolo interessante sulle dinamiche relazionali e come biene ben scritto “nessun può chiamarsi fuori ” .

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    • Daria Cozzi

      Grazie Claudio, siamo umani e tutto ciò che ha a che fare con i sentimenti e le emozioni ci appartiene. Sempre. Anche se a volte tentiamo di non darlo a vedere! :-)

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    • Daria Cozzi

      Grazie Lucia! ;-) E’ solo attraverso la riflessione e la comprensione che si può capire e cambiare …

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