Abdicazione

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[version en castellano abajo] Due anni fa analizzammo i gravi problemi che affliggevano la monarchia spagnola. Nel frattempo, la Corona non è riuscita a risollevare la sua immagine, mentre la salute del Re Juan Carlos è peggiorata sensibilmente. E soprattutto si è consolidata la percezione di un’istituzione in crisi per scandali di corruzione, per la sua opacità, la sua mancanza di legittimità democratica e il comportamento poco edificante. Ora, dopo quasi 40 anni di regno, Juan Carlos I di Borbone ha deciso di abdicare.

Alfonso XIII, suo nonno, andò in esilio nel 1931 dopo elezioni amministrative che videro la vittoria delle forze repubblicane, che avrebbero poi instaurato un breve e instabile regime democratico. Ebbe cinque figli: Alfonso, emofiliaco, che rinunciò al trono per potere sposare una “donna del popolo”; Jaime, sordomuto, che perse il diritto al trono per decisione del padre e due figlie, che non sarebbero divenute regine perché nacque un fratello minore maschio: Juan di Borbone. Costui, padre di Juan Carlos I, ereditò i diritti dinastici di Alfonso XIII, quando egli morì nel 1941.

Franco e Juan Carlos

Franco e Juan Carlos

Durante la guerra civile spagnola (1936-1939), Alfonso XIII e Juan di Borbone, padre e figlio, si misero dalla parte di Franco, che combatteva contro i repubblicani. Di fronte al consolidamento del seguente regime fascista e all’impossibilità di accedere al trono, Juan lavorò dall’esilio portoghese per favorire una restaurazione monarchica a proprio vantaggio. Questa restaurazione effettivamente avvenne: nel 1975, ma solo quando il dittatore morì e, ad essere incoronato Re di Spagna non fu lui, bensì suo figlio Juan Carlos che era stato educato nell’entourage di Franco e promosso suo successore ufficiale.

Il “business” dei Borboni, insomma, si interruppe per 44 anni (1931-1975) in cui si alternarono la Repubblica e la dittatura, ma riprese poi il suo potere. La Costituzione, approvata nel 1978 dopo un referendum nel quale era contemplata solo la possibilità di una monarchia parlamentare, diede a Juan Carlos di Borbone la “sverniciata” democratica di cui aveva bisogno per occupare il trono.

La copertina della rivista satirica "el jueves" che ritrae il principe Felipe (ora Re) e sua moglie Letizia.

La copertina della rivista satirica “el jueves” che ritrae il principe Felipe (ora Re) e sua moglie Letizia.

Negli ultimi anni, Juan Carlos non ha rinunciato alle leggi ad personam che lo proteggono in quanto monarca. Questo gli ha permesso di arricchirsi enormemente e agire con totale impunità, circondandosi di centinaia di amanti, partecipando ad assurde battute di caccia e trafficando con delinquenti vari. Ha perso però l’immunità mediatica di cui godeva e che aveva costantemente taciuto riguardo a numerosi scandali, almeno fino alla fine degli anni ’90. Mentre la democrazia spagnola si rafforzava, il Re si è ritrovato nudo davanti ai media, che hanno cominciato ad osare sempre di più, alzando il velo sugli aspetti più degradanti della monarchia, in un momento di diffusa ed incontestabile crisi istituzionale.

Ciò che è importante, tuttavia, non è tanto che l’abdicazione abbia luogo in un momento di crisi della monarchia, quanto che essa arrivi in un momento di crisi istituzionale a tutti i livelli: salgono alla ribalta nuovi movimenti e partiti politici  che sfidano i due principali e tradizionali partiti che, quando sono stati al potere, hanno applicato le stesse ricette economiche, hanno prosperato alle spalle dei cittadini e sono caratterizzati da una dilagante corruzione. Lo scenario spagnolo attuale è caratterizzato da un “Patronato” (l’equivalente della Confindustria) con un suo ex-presidente in carcere per evasione fiscale e pratiche commerciali fraudolente; sindacati che scialacquano fondi europei destinati ai disoccupati; un sistema giudiziario costoso, lento, politicizzato, con un giudice della Corte Costituzionale fermato ubriaco e senza casco alla guida di una moto; un sistema bancario che, dopo aver derubato i risparmiatori e sequestrato loro le case quando non potevano pagare il mutuo, ora riceve enormi quantità di denaro pubblico per non finire in bancarotta; e, per finire, crisi indipendentiste senza precedenti.

Ironie della vita, il regno di Juan Carlos si conclude con tutte le istituzioni democratiche nate sotto la sua guida in crisi, mentre l’istituzione più apprezzata dai cittadini è l’esercito, quello che fu lo strumento utilizzato per limitare la loro libertà ed opprimerli durante i 40 anni di dittatura.

[traduzione dal castigliano di Gian Pietro Miscione]

Abdicación

memes-abdicacion-2_642x428Dos años atrás comentábamos aquí los graves problemas que aquejaba la monarquía española. En este lapso de tiempo no ha conseguido levantar cabeza ante la opinión pública y la salud del Rey se ha deteriorado notablemente. La percepción de una institución en crisis debido a su corrupción, a su opacidad, a su falta de legitimidad democrática y al nada edificante comportamiento de sus miembros se ha consolidado. Juan Carlos I de Borbón ha abdicado con casi 40 años de reinado a sus espaldas.

Alfonso XIII, su abuelo, se fue al exilio en 1931 después de unas elecciones municipales en las que ganaron las fuerzas republicanas, que instaurarían posteriormente un breve e inestable régimen democrático. Tuvo cinco hijos: Alfonso, hemofílico, renuncia al trono para poderse casar con una plebeya; Jaime, sordomudo, renuncia también al trono junto a su hermano mayor por decisión de su padre; dos hijas, apartadas de la línea sucesoria por tener un hermano varón menor, Juan de Borbón. Este, padre de Juan Carlos I, heredaría los derechos dinásticos de Alfonso XIII, muerto en 1941.

Franco e Juan Carlos

Franco y Juan Carlos

Durante la Guerra Civil Española (1936-1939) Alfonso XIII y Juan de Borbón, padre e hijo, se ponen del lado franquista, al combatir este a los republicanos. Al ver posteriormente la consolidación del régimen fascista y la imposibilidad de acceder al trono, Juan trabajará desde el exilio portugués en favor de una restauración monárquica en beneficio propio. Esta restauración se producirá, sí, pero en 1975 cuando muere el dictador y no en su beneficio, sino en el de su hijo. Él fracasa en su intento pero consigue enviar a Juan Carlos a España, donde será educado en la órbita franquista y declarado sucesor del dictador Francisco Franco.

El negocio de los Borbones, pues, queda interrumpido durante 44 años entre República y dictadura (1931-1975) pero se reanuda. La Constitución aprobada el 1978 por referéndum y en donde sólo se contemplaba la posibilidad de una monarquía parlamentaria le dará a Juan Carlos de Borbón y Borbón la pátina democrática que necesita para ocupar el puesto.

La portada de un numero de la revista "el jueves" del 2007

La portada de un numero de la revista “el jueves” del 2007

En estos últimos años Juan Carlos I no se ha despojado del blindaje jurídico del que goza. Este le ha permitido enriquecerse turbiamente y actuar con una total impunidad a prueba de amantes de todo tipo, cacerías bochornosas y amigos delincuentes. Pero sí ha perdido la inmunidad mediática de la que gozaba y que fue tapando minuciosamente todos y cada uno de los escándalos hasta finales de los 90. A medida que la democracia española se consolidaba el rey fue quedando desnudo ante los medios, cada vez más valientes, y ha salido a relucir definitivamente la cara más amarga de la monarquía en un momento de crisis institucional generalizada incontestable.

Lo que es importante reseñar aquí no es que la abdicación se produzca en un momento de crisis de la monarquía. Se produce en un momento de crisis institucional que afecta a todos los niveles: aparecen nuevas opciones políticas que ponen en jaque a los dos partidos centrales que han aplicado unas mismas recetas económicas al ocupar el poder, han vivido de espaldas al ciudadano y han sido salpicados por la corrupción; una Patronal con su antiguo presidente en la cárcel por evasión fiscal y prácticas empresariales fraudulentas; unos sindicatos malversando dinero público europeo destinado a formar trabajadores en paro; un sistema judicial caro para el ciudadano, lento, politizado y donde un magistrado del Tribunal Constitucional es cazado borracho y sin casco conduciendo una motocicleta; un sistema financiero que después de robar a sus clientes y echarlos de sus casas al no poder pagar las hipotecas, recibe ingentes cantidades de dinero público para no entrar en quiebra; y una crisis territorial sin precedentes.

Ironías de la vida, el reinado de Juan Carlos termina con todas las instituciones democráticas que nacieron bajo su mandato en crisis y el ejército, la herramienta necesaria para oprimir y laminar las libertades de los españoles durante 40 años de dictadura, como una de las instituciones más bien valoradas por los ciudadanos.

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