27 Giugno: Festeggiamo i Lari! (Feste degli antichi Romani)

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L’estate dovrebbe essere già iniziata ma, se ancora non ne siamo certi, controlliamo il calendario degli eventi fuori casa. Non c’è segnale più chiaro delle innumerevoli feste, sagre, notti bianche, appuntamenti simil-culturali e via dicendo, che decretino definitivamente l’inizio del periodo vacanziero. Il sole splende, le giornate sono più lunghe, gli studenti più fortunati si daranno alla pazza gioia girovagando tra piscine, spiagge, laghi e fiumiciattoli, mentre gli adulti si rilasseranno la sera, tra un Valzer e una Bachata.
E01 LararioIncredibilmente, in questo periodo sbucano feste ovunque e gli antichi romani non erano da meno.
Già da Aprile iniziavano le prime feste sacre per il raccolto, la fertilità, la guerra. Una delle feste più sentite e apprezzate, nell’antica Roma, era quella del 27 giugno, dedicata ai Lares o Lari, molteplici divinità non ben identificate fisicamente, ma strettamente collegate al culto degli antenati, della fondazione della città e della protezione del focolare, delle porte, delle maniglie e degli ingressi.

I più famosi erano i Lares Familiares, statuette votive in legno o cera, raffiguranti gli antenati e collocate in un’apposita nicchia in casa a protezione dell’edificio e degli abitanti. Plauto trasmette la figura dei Lares in forma di cani, che venivano posizionati accanto alla porta d’ingresso. Probabilmente appoggiandosi ad una precedente tradizione etrusca, queste divinità avevano il compito di proteggere, in generale, i confini; che fossero strade, terreni, case o proprietà. Da qui nasce la divisione dei vari ambiti di competenza.

Lares Familiares: Antenati che hanno condotto una vita retta e diventano i protettori della discendenza.

L220px-Lar_romano_de_bronce_(M.A.N._Inv.2943)_01ares Compitales: Protettori degli incroci.
Lares Permarini: protettori dei viaggi per mare.
Lares Praestites: Protettori dei confini della città
Lares Augusti: aggiunti in un secondo tempo, erano i numi tutelari della famiglia imperiale e, di conseguenza, di tutto lo Stato romano.

 

Come si diceva il 27 giugno era dedicato alla festa degli Aedes Larium in via Sacra, festività già esistente ma che Augusto spostò nella Via Sacra. Questi numi venivano considerati minori non per potere, ma perché ogni casa, ogni famiglia aveva i propri Lari. Una sorta di contratto di protezione privata tra chi non c’è più e chi ancora è in vita. Se le altre somme divinità dovevano occuparsi di tutta l’umanità, i Lari, come i Penati, erano una corsia preferenziale per ottenere dei favori senza scomodare Giove, Minerva o Marte.
Lo spostamento della festività non dipese solo dal fatto che venne costruito un aedes sulla via Sacra. Probabilmente Augusto volle riunire due feste in un’unica processione: la festa dei Lari e la festa in onore del Tempio di Iupiter Stator, Giove che impedisce la fuga, anch’esso costruito sulla Via Sacra. L’aedes Larum, secondo una recente ricostruzione archeologica, venne probabilmente edificato tra la Domus Regis Sacrorum, e l’atrium-aedes Vestae, una zona appositamente dedicata alla dea Vesta, anch’ella protettrice del focolare e delle donne. All’interno si poteva accedere a dei “sotterranei” che stavano a sottolineare il legame con l’oltretomba dei Lari. Rispetto alle piccole edicole private dedicate nelle abitazioni, questa costruzione era molto più grande e suggestiva. Prima di questa struttura singola, cioè prima dello spostamento nella Via Sacra, il luogo di culto era contenuto in un unico edificio che riuniva sia un focolare dedicato a Marte, sia il focolare dei Lari, separati dall’edificio contenente il focolare di Vesta e collegati solo da un singolo passaggio.

Se ci avete fatto caso, non parlo mai di ara, altare, perché alcune divinità romane non richiedevano offerte in cibo o in monete da deporre sugli altari, bensì un impegno costante e duraturo, che dimostrasse quanto l’uomo fosse dedito al dio. Come per la dea Vesta, protettrice del focolare e delle donne, soprattutto delle donne gravide, era necessario tenere acceso un fuoco, anche per Marte, dio della guerra e per i Lari, era necessario tenere vive delle fiamme, verso le quali venivano indirizzate le preghiere. Il fuoco sacro non poteva e non doveva estinguersi. Pena, nel caso di Marte, sconfitta ad opera dei propri nemici; nel caso di Vesta la perdita dei feti oppure disonore sulle donne della famiglia; nel caso dei Lari sventure di vario genere sulla famiglia, che fosse disonore, distruzione della casa, oppure rottura dei confini di proprietà.
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Il vantaggio della festa degli Aedes Larium in via Sacra era che tutti potevano portare le stesse preghiere a differenti divinità, che le famiglie potevano ritrovarsi e scambiarsi i Lari raffiguranti i morti di quell’anno e ricostruire il retaggio attraverso gli antenati. In alcuni casi più pratici anche stringere nuove alleanze o sposalizi comodi collegando varie famiglie. Lo svantaggio era che, se una divinità aveva ampio spettro d’azione nei favori ultraterreni, altrettanto ampio era lo spettro delle sventure e, posto il caso che un membro della famiglia disonorasse gli antenati, non era detto che la sventura sarebbe ricaduta direttamente su di lui. C’era anche la plausibile possibilità che la vendetta dei Lari si scatenasse contro altri membri della famiglia per una punizione indiretta.
Se dovessimo applicare una simile teoria al cristianesimo, saremmo tutti fregati perché, se vale la regola che “siamo tutti fratelli”, come nelle migliori famiglie, un figlio combina un guaio e pagano tutti, presenti e assenti.

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