11 musicisti dell’orchestra (fine)

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7. La prima tromba (e gli strumenti di “ottone”)

Aldo_1La prima tromba è un ruolo fondamentale in orchestra. Il volume della sua sonorità, così come per tutti gli ottoni (trombe appunto, poi tromboni, corni, basso tuba, ecc) è almeno 6/7 volte più potente di quello di uno strumento ad arco. Ecco perché in un’orchestra sinfonica ci sono 12/14 primi violini e 2/3 trombe. E’ proprio per questo che, a differenza di molti altri strumenti, quando la prima tromba suona, si riesce sempre a percepire distintamente la sua linea melodica. La parte degli ottoni è spesso solistica e, anche quando accompagnano, si tratta sempre di basi ritmiche e potenti, non certo tappeti musicali come fanno gli archi. La prima tromba in particolare è, proseguendo nei paragoni calcistici, il goleador dell’orchestra, quello che sta magari parecchi minuti senza toccare palla (cioè senza suonare, contando le battute di aspetto) e poi improvvisamente si trova solo davanti al portiere (cioè si trova a dover suonare tre quattro squilli importantissimi o un tema d’assolo).
E’ del Riminese una delle migliori prime trombe d’Italia, Andrea Lucchi, dell’orchestra di Santa Cecilia a Roma.

Qualche anno fa la migliore orchestra italiana era senza dubbio la Scala. Da qualche tempo, diversi musicisti scaligeri sono passati a suon di profumatissimi contratti a Santa Cecilia, anche in questo caso un po’ come nel mercato calcistico. Grazie a questi innesti e a giovani bravissimi che sono entrati, probabilmente ora le due orchestre si equivalgono e sono considerate di assoluta eccellenza anche nel panorama mondiale.

Andrea Lucchi

Andrea Lucchi

8. Il percussionista

Eccoci al professore d’orchestra forse meno conosciuto dal grande pubblico. Molti non addetti ai lavori pensano che per suonare un tamburo, un triangolo o i piatti in un’orchestra non ci voglia chissà quale preparazione. Niente di più sbagliato! Innanzitutto il percussionista è il musicista che deve saper suonare più strumenti: timpani, rullante, bonghi, piatti, gong, marimba, nacchere, xilofono, campane, gran cassa, ghiro e molti molti altri ancora. Per diplomarsi in percussioni, l’ordine degli studi tradizionale dura dieci lunghi anni, come per il pianoforte e per gli strumenti ad arco (per gli ottoni è sei anni, per flauto e clarinetto sette anni). Il percussionista diplomato è in grado di suonare decine di stumenti diversissimi. Come per il trombettista, ogni singola nota che esegue un percussionista è quasi sempre decisiva, cioè ben distinta ed udibile da tutti.

Aldo_2Il principe degli strumenti a percussione è il timpano e il timpanista dunque è il capo e referente della corrispondente sezione orchestrale. Se un timpanista, o un percussionista in genere, non è perfetto, l’effetto su tutta l’orchestra può essere dannosissimo: suonare su un ritmo non perfetto è quasi impossibile. Il mio assolo preferito di timpani, credo di non essere molto originale in questo senso, è quello famosissimo dell’introduzione del “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss, utilizzato magistralmente da Stanley Kubrick nel suo capolavoro “2001 Odissea nello spazio”.

9, 10 e 11 L’archivista, l’ispettore, l’organizzatore

Unisco qui tre personaggi decisivi nel contesto dell’orchestra sinfonica. Molto spesso, specie nelle orchestre non stabili, le tre figure si sovrappongono eAldo_3 spesso si tratta di un musicista d’orchestra che fa anche da ispettore, archivista e organizzatore (e vi assicuro che, avendolo fatto personalmente, in questi casi suonare è di gran lunga la cosa più semplice!).

L’archivista è colui che si occupa degli spartiti. Ora, immaginate un’orchestra di 60 elementi, dove eccetto gli archi che leggono una stessa parte in due, ciascuno ha il proprio spartito. Immaginate un concerto lirico-sinfonico dove si suonano anche 18/20 brevi pezzi. Moltiplicate le due cifre e vedrete la mole pazzesca di lavoro che è sulle spalle dell’archivista. E non sapete come si lamenta poi un orchestrale se per caso nella sua cartellina gli manca una pagina di uno spartito!

L’ispettore è colui che segna le presenze, le assenze e i ritardi degli orchestrali ed è colui che chiama le pause. La prova d’orchestra tradizionale dura cinque ore al giorno, distinte in due tornate da due ore e mezzo. In ognuna di queste tornate l’orchestra fa una pausa di un quarto d’ora più o meno a metà e quando dal palco l’orchestrale vede arrivare l’ispettore, già pregusta il meritato riposo. Suonare per un’ora e un quarto consecutivamente senza interruzioni è davvero duro. Il nostro mestiere non è paragonabile credo a nessun altro. Ovviamente lavorare in miniera è immensamente più duro e meno gratificante, ma l’impegno psico-fisico a cui è sottoposto un musicista, non lo si può capire appieno se non lo si è provato.

L‘organizzatore (o sovrintendente nei teatri più importanti), infine, è colui senza il quale l’orchestra non farebbe concerti. E’ colui che trova i contatti e le sponsorizzazioni, organizza stagioni musicali, chiama o delega qualcuno per scegliere gli orchestrali della sua compagine, organizza gli spostamenti se si suona in tournée, prepare comunicati stampa, ecc. ecc. Insomma il vero ruolo decisivo e fondamentale di un’orchestra. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile, si dice solitamente: ecco, questo adagio forse è valido per tutti eccetto per il Capo senza il quale tutto il resto non inizierebbe nemmeno.

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