Memoria e intelligenza

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L’intelligenza senza la memoria è nulla, così come la potenza è inutile senza il controllo. Con la sola memoria si potrebbe sopravvivere, con la sola intelligenza no.

La memoria è la storia della nostra vita. Ciò che chiamiamo vita, non è altro che una sequenza finita di fotogrammi impressi nella nostra mente, che ci permettono di rivivere “virtualmente” il nostro passato tramite il ricordo, ma anche il futuro. Noi possiamo immaginare il futuro solo ricorrendo all’esperienza del passato.

Ne consegue che la vita non è che un ricordo del passato o la previsione, o meglio l’illusione, perché non si è mai certi se ci sarà, del futuro.

Surf Tahiti 2013Ma allora cos’è il presente? Il presente che racchiude in se tutte le sensazioni materiali e non del nostro essere coscienti? Il presente è un mezzo, uno strumento che ci permette di imprimere i fotogrammi della nostra vita nella mente, nella memoria. E’ l’otturatore della macchina fotografica, è la finestra sul cortile, è una tavola da surf costantemente sulla cresta dell’onda, quell’onda che ci scorre sotto i piedi: la vita, che ci costringe a stare in equilibrio costantemente per non cadere ed essere travolti dal muro d’acqua: la morte.

Il presente è tutto ciò che abbiamo di vita reale, ma è un attimo, un battito d’ali, un respiro tra quello che appartiene al passato e ciò che apparterrà al futuro. E’ l’ultimo fotogramma del passato e il primo del futuro. Quando ho scritto il
“punto” di quest’ultima frase, la parola “futuro”, che lo precede, apparteneva già al passato, e così via.

Provate a pensare al vostro passato, ci saranno fotogrammi che non ricorderete, e sono la maggior parte, sono tutti quei momenti di vita quotidiana che avete vissuto e che vi sono indifferenti. Per esempio, non ricorderete esattamente dove e quando avete fatto la spesa qualche anno fa, o preso il caffè, o le parole dette ad un vicino ecc. Poi ci sono i fotogrammi spiacevoli, quelli che restano impressi più di tutti: delusioni, lutti, diverbi, fallimenti ecc. questi generano ricordi tristi.

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Finalmente troviamo i fotogrammi piacevoli, anche questi rimangono impressi e generano ricordi di felicità, di piacere e sono quelli che rievochiamo più volentieri, ma se li analizzate bene non vi procureranno le stesse sensazioni che avete provato quando li avete vissuti, ma solo il ricordo di queste. In questi casi, la sensazione del ricordo è nel migliore dei casi la nostalgia, se non il rimpianto.

Un attimo, un periodo vissuto felicemente ma che in questo momento non c’è. Ed è per questo che siamo costantemente alla ricerca di momenti simili nel futuro. Attingiamo dai nostri ricordi per rivivere quei momenti di felicità custoditi nella nostra memoria, ma che non saranno reali fintanto che non riusciremo a riprodurli esattamente come ce li ricordiamo. Andiamo costantemente alla ricerca di fotogrammi da mettere nuovamente davanti all’otturatore della nostra macchina fotografica e rivivere ancora una volta quel battito d’ali.

Così mangiamo ancora una volta il gelato che ci piace, andiamo ancora una volta a cena con gli amici; giochiamo ancora una volta una partita di pallone; lavoriamo tutto l’anno in attesa delle vacanze; non vediamo l’ora di rincontrare una persona per vedere i suoi occhi, il suo sorriso e gioire della sua presenza. Il vivere è solo nell’attimo, è guardare la realtà da una feritoia, ora, adesso, il prima e il dopo sono solo illusioni, non esistono.

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Roberto Cappanera

    Buona sera Astrid e Jorgen. Per rispondere ad entrambi, prendiamo per esempio il caso del bambino lasciato solo su un’isola, ma se fosse un adulto, non cambierebbe nulla. Ovviamente l’essere umano è dotato di intelligenza e di memoria, per determinare quale delle due fosse più importante (soprattutto in un caso estremo come quello che stiamo analizzando), ho seguito questo ragionamento. Supponiamo di avere due manopole, come quelle del volume di un apparecchio radio, una per l’intelligenza e una per la memoria. Per eseguire il test, azzeriamo a turno prima l’una e poi l’altra manopola. Nel caso rimanesse attiva solo la memoria, il nostro bambino si troverebbe a dover risolvere problemi di sopravvivenza con enorme fatica, dovrebbe agire per tentativi (presumibilmente come hanno fatto i nostri antichi progenitori all’alba dell’umanità) e impiegherebbe molto tempo a trovare delle soluzioni, ma una volta trovata la risposta, non la dimenticherebbe, e il giorno successivo, potrebbe fare conto sull’ “esperienza” precedente e ripartire da quel punto per progredire con altre soluzioni. Nel caso rimanesse attiva solo l’intelligenza, il bambino si troverebbe a risolvere molto più rapidamente i problemi, di cui però non potrebbe fare tesoro, perché privo della memoria per ricordarsi dei propri progressi: ogni giorno si ritroverebbe a risolvere lo stesso problema del giorno prima.
    Mi sembra che tutta l’attività intellettuale funzioni in questo modo, prendete per esempio la matematica: è lo studio piramidale per eccellenza, si fanno progressi se e solo se si sono apprese e “ricordate” le nozioni precedenti, altrimenti puoi avere tutta l’intelligenza che vuoi, ma per risolvere un’equazione differenziale finirai per ripartire ogni volta dallo studio dell’aritmetica.

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    • Anna

      Premesso che mi pare di capire che, in questo articolo, per “intelligenza” si intende la capacità di risolvere problemi, e quindi una sola tra le tante nostre abilità cognitive, io credo che in nessuno dei due casi si possa “sopravvivere”, senza l’aiuto di qualcuno.
      Senza apprendimento e memoria, non si progredisce. Senza capacità di discernimento/giudizio si possono operare scelte svantaggiose, anche per la vita stessa.

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      • Roberto Cappanera

        Ma certo che è così, io ho citato il caso del bambino sull’isola per rispondere al commento di Jorgen. Comunque, il titolo originale dell’articolo era “Riflessioni: la memoria” (non so perché è stato cambiato dall’editore) proprio perché la mia intenzione era di parlare dell’importanza che, secondo me, ha la memoria nella nostra vita ed ho usato il paragone con l’intelligenza come tema introduttivo, ma non centrale. Ad ogni modo sono convinto, come ho specificato nella nota che hai commentato, che il mio ragionamento ha una sua logica. Personalmente preferirei essere dotato di buona memoria e un’intelligenza media piuttosto che il contrario.Con tanta memoria hai la possibilità di imparare molto anche da fonti esterne. Estendendo il concetto, anche l’esercizio fisico, l’allenamento, è una forma di memoria dei muscoli e della tecnica. Molti sport richiedono l’apprendimento di una tecnica, che una volta acquisita, ha bisogno di affinamento con l’allenamento e la pratica, altrimenti sarebbe fine a stessa. A cosa servirebbe l’allenamento se ogni giorno mi dimenticassi dei progressi ottenuti attraverso l’esercizio?

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      • Viviana Alessia

        È provato che per sopravvivere, bambini o adulti che si sia, si può anche fare a meno dell’ aiuto di qualcuno: lo provano i casi di ” enfants sauvages” ritrovati dopo anni e anni in selve e foreste vergini o abbandonati in toto da madri dissennate fra animali. Ho i miei anni e certe notizie che hanno suscitato scalpore e domande a livello planetario me le ricordo bene. Si sopravvive dunque anche se non c’ è nessun altro essere umano che ci aiuta. Senza dubbio l’ istinto di sopravvivenza mette in azione l’ intelligenza come capacità di apprendere e progredire, e memoria che accumula basi esperienziali per consentire successivi apprendimenti e progressi. Condivido la posizione dell’ autore dell’ articolo per quanto riguarda il predominio della funzione mnemonica che è, comunque, una componente molto importante della funzione intellettiva. L’ intelligenza è un insieme di funzioni molteplici e strettamente connesse fra loro che non è nemmeno il caso di mettersi qui a trattare. Resta il fatto che anche eminenti neuroscienziati considerano la memoria una funzione imprescindibile dell’ apprendimento e della vita. Ma non servirebbe scomodare le neuroscienze: basta banalmente pensare ad un malato grave di Alzheimer. Non possiamo in verita’ definire cos’ è l’ intelligenza, né possiamo elencare tutte le sue complesse componenti; sappiamo invece benissimo cosa non è intelligenza. Di sicuro un essere umano è in grado di sopravvivere anche da solo, trovando riparo e nutrimento e non essendo intaccato da malattie mortali o invalidanti. Che poi la maggior parte degli esseri umani cresciuti in totale mancanza dei simili non sia riuscita ad adattarsi alla vita, che ci ostiniamo a definire ” civile” dei suoi simili, è un fatto, ma perfettamente comprensibile, non nutro dubbi.

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  2. Astrid Hansstein

    io penso invece che scena l’intelligenza non sopravvivi! La memoria ti può legare e paralizzare ad un passato, mentre l’intelligenza ti dà la spinta per andare avanti!

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  3. jorgen

    Vorrei dire solo una cosa al signor Cappanera,io lascio un bambino in una isola deserta,dimmi con quale memoria puo’ soppravvivere!
    Se dotato di intelligenza ,trova il modo di soppravvivere!
    La sua frase non e’ neppure banalmente vera!

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