La nostalgia non è più quella di una volta

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In ricordo di una grande attrice e donna. Simone Signoret (1921-1985)

Simone Kaminker nacque a Wiesbaden (territorio tedesco occupato allora dai francesi) nel 1921, da madre francese, cattolica ma in realtà agnostica, e padre ebreo tedesco/polacco, pubblicitario e interprete. I genitori avevano qualche problema, forse dovuto alla continua lontananza del padre. Di qualunque cosa si trattasse, dovette trovare una ricomposizione se, nove anni dopo la primogenita, nacquero uno dietro l’altro due fratellini (uno dei quali morirà tragicamente a 28 anni).

Simone racconterà sempre il suo stupore davanti alla fattiva riconciliazione dei suoi, di cui non chiese mai spiegazione e che, d’altronde, non durerà: il padre stava sempre più spesso fuori casa e rivide la figlia dopo anni. La famiglia non disponeva di molti mezzi, ma conservò uno stile di vita dignitoso.

La madre, di cui Simone assunse il cognome Signoret in arte, provvide all’educazione della prole, rigorosamente laica. Simone crebbe poliglotta, ottima in inglese, anche grazie al perfezionamento in Gran Bretagna, e pratica di tedesco.

Era una ragazza carina, sveglia, intellettualmente curiosa. Dopo una breve storia con l’attore Daniel Gélin, incontrò il regista Yves Allegret ed ebbe una bambina, Catherine; il primogenito, un maschio, era morto a nove giorni per l’incuria dei medici, secondo quanto raccontò lei stessa. Nel frattempo era iniziata la carriera di attrice, costellata da film memorabili, come “Casco d’oro”, che le diede in pratica il soprannome con cui era conosciuta, e “Dedé d’Anvers”: storie di donne molto vissute e dal passato tormentato, che non riescono a trovare la felicità agognata con l’uomo di cui si innamorano.

Con Yves Montand.

Con Yves Montand.

Simone credette di trovare l’uomo giusto in Yves Montand. Si trattava di un coetaneo, attore e chansonnier originario del pistoiese, vero nome Ivo Livi, cresciuto a Marsiglia, dove la famiglia si era trasferita per avversione al fascismo. Era un ragazzo dall’aspetto esistenzialista, avviato a propria volta ad una brillante carriera internazionale, già intimo della cantante Edith Piaf. Simone faticò a lasciare Allégret, che non ne voleva sapere, ma alla fine coronò il suo sogno d’amore con Montand, nel 1951. I due condividevano gli ideali di vita, l’impegno sociale, l’attività teatrale fatta anche di tournée in Unione Sovietica e nell’Europa dell’est: si fecero la reputazione di “comunisti”. D’altro canto presero posizione contro l’invasione sovietica dell’Ungheria, nel 1956.

Nel frattempo anche Yves si affermava. Venne l’occasione di lavorare a Broadway e di fare un film con Marylin Monroe. In quel periodo Simone dovette andare in Italia, per girare “Adua e le compagne”, storia di ex prostitute che tentano inutilmente di redimersi. La bionda star americana era in crisi con il marito Arthur Miller. Risultato: Yves e Marylin ebbero una storia.

Simone mantenne uno stretto riserbo. Nella sua autobiografia dedica qualche pagina alla “rivale” (“ricordava una bella contadina dell’Ile de France”) e una frecciata al coniuge malandrino (troppo imbranato in inglese per intrattenere relazioni con donne madrelingua, al massimo l’avventura di una notte). Critica l’estenuante metodo di lavoro nel cinema USA, dove peraltro aveva molti amici e di cui ammirava l’universo femminile. Su questo episodio personale ci regala un dolce commento conclusivo, in cui afferma che le cose andarono diversamente da come furono raccontate e che lei non ha mai serbato rancore alla Monroe. Quest’ultima, da parte sua, non capiva perché Yves volesse restare con la moglie, che stava andando incontro a un
rapido e precoce declino fisico, anche per l’eccessivo ricorso all’alcool. Ci fu un putiferio scandalistico, poi le cose tornarono più o meno alla normalità.

Vale la pena di sottolineare che, quando le tragressioni dei personaggi famosi non americani venivano strombazzate dai pennivendoli statunitensi, era per due ordini di ragioni. Si trattava di elementi sospettati di simpatie per la sinistra o di europei che portavano il cattivo esempio nella sana società americana: vedi la vicenda Bergman – Rossellini o il trattamento riservato a Roman Polanski. Simone e Yves furono pertanto, per motivi politici, nel mirino delle autorità americane per anni e il visto d’ingresso era sempre in forse. Sul fronte privato lui fu dipinto come un furbacchione che adesca le fragili donne in difficoltà (in effetti si vantava della propria abilità nello scaricare amanti venutegli a noia); Simone come una poveraccia imbruttita e tradita dal marito playboy. Il terzo incomodo, il marito di Marylin, Arthur Miller, risultò sui tabloid come un intellettuale “rosso”, così preso dal suo impegno che non si accorge delle corna dentro casa.

"Se Marylin è l'amante di mio marito, è la prova del suo buon gusto"

“Se Marylin è l’amante di mio marito, è la prova del suo buon gusto”

E’ vero che Simone stava ingrassando e le fotografie dell’epoca mostrano un viso gonfio, dove i suoi splendidi occhi azzurri sono poco più che fessure; è probabile che la vicenda abbia lasciato tracce significative. Yves non era mai stato, e non fu in seguito, un marito fedele, ma Simone decise di proseguire il cammino con lui e di trasformare il rapporto. C’è chi ha insinuato che esistesse gelosia professionale all’interno della coppia. Di fatto lei prese l’Oscar per il film “La strada dei quartieri alti”, apoteosi della generosità femminile, nel 1960: tutti la osannavano, soprattutto fuori dalla Francia.

I due avevano una casa ad Autheil, che divenne un punto d’incontro per gli amici artisti e intellettuali. Simone fece altri film di successo e si diede a scrivere libri. Col marito fu sempre in prima fila nelle battaglie per i più deboli, come gli immigrati clandestini o i perseguitati per reati d’opinione, ma si ha l’impressione che fosse lei a trainare. Tra l’altro si incaricava di parlare con la stampa straniera, anche perché Yves era negato per le lingue.

L’attrice era molto preoccupata di non apparire una “signora attrice” impegnata per posa, che si diverte a fare la “pasionaria” nei cortei: un’accusa sempre in agguato, in questi casi. Aveva a cuore il principio, non l’ideologia. Un bel giorno Yves sbottò in televisione affermando di non essere affatto un comunista, ma anzi un uomo di destra e che stava pensando di scendere in politica. Suscitò la costernazione generale, ma non di chi lo conosceva bene.
Le sue battaglie “liberal” avevano avuto un prezzo, forse troppo alto per lui. Doveva anche pensare alla salute di Simone, gravemente compromessa da vari disturbi e dalla quasi cecità.

L'attrice francese, nata nel 1921 e morta a 64 anni nel 1985.

L’attrice francese, nata nel 1921 e morta a 64 anni nel 1985.

L’attrice morì il 30 settembre 1985. Yves ebbe di lì a poco un figlio dalla sua segretaria, ma scomparve nel 1991, provato dalle faticose riprese di un nuovo film. Diversi anni dopo dovettero riesumarne la salma, sepolta accanto a quella della Signoret, per fare la prova del dna a una ragazzina che sosteneva di esserne la figlia. Gli esami dettero esito negativo. La madre della giovane, un’aspirante stellina fallita, raccontò di essersi a suo tempo rivolta a Simone in cerca d’aiuto e che l’attrice, già gravemente ammalata, le aveva più o meno risposto che c’era la fila di donne che sostenevano di aver avuto figli da Yves.

Grande interprete di cinema e teatro, la Signoret fu tra le poche europee famose anche in America. Lo divenne lavorando nel proprio paese o comunque in ambito europeo, senza piegarsi alle logiche dei produttori statunitensi, così anche lo sciovinismo francese era soddisfatto. La sua autobiografia “La nostalgia non è più quella di una volta” (frase letta da Simone su un muro di New York) è struggente e ricca di riferimenti storici e culturali. Donna di valore, lottò sempre contro l’immagine di perfezione che le era stata cucita addosso, che doveva pesare anche a Yves. Non deve essere facile, per un uomo, stare con una donna più intelligente di lui.

Tratto da “Columbus”, dell’autrice.

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