PerDente cantautorato teatrale

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Giuseppe Peveri, in arte Dente, è uno dei più importanti nuovi cantautori italiani. Quelli ribattezzati da Vasco Brondi come cantautori degli anni Zero.Il suo stile prende ispirazione dalla chitarra e dai giochi di parole di Battisti e da una malinconia di De Gregoriana memoria. Dente ha inciso, fino ad ora, cinque album: due con la Jestrai Records (in ordine cronologico “Anice in bocca” e “Non c’è due senza te”), due con la Ghost Records/Venus (“L’amore non è bello” e “Io tra di noi”) e uno, l’ultimo con una grande major, ovvero la Sony Music/RCA. Quest’ultimo album, “Almanacco del giorno prima”, lanciato dal singolo “Invece tu”, viene ormai da un mese presentato nei teatri di tutta Italia. Mossa ardita e non proprio del tutto riuscita a parere di chi scrive, la quale è andata a vedere lo spettacolo al Teatro Duse di Bologna.

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I teatri sono fin da sempre luoghi austeri, venerati dagli appassionati come dei templi sacri, rispettati da un pubblico interessato, snobbati da chi prova totale disinteresse per quell’ambiente. Inoltre se si va ad un concerto ci si aspetta di gridare, di ballare, di sudare, di litigare con chi ti spintona. Tutto ciò in queste tappe teatrali del tour di Dente non succede: ci sono le maschere che ti fanno pagare per tenere gli zaini nel gurdaroba (ma dai, siamo a Bologna. La città studentesca per eccellenza e te mi fai pagare perché non posso entrare con lo zaino in sala?), che ti dicono di rimanene seduto, di spegnere il cellulare e di non usare fotocamere o videocamere. Insomma, fanno del terrorismo psicologico. Ergo non servono a niente gli appelli di Dente il quale, tra una battuta alla Vianello e l’altra, precisa che io, pubblico pagante, posso fare quello che voglio.

Avrei voluto cantare a squarciagola “Baby Building”, avrei voluto saltare sulle note di “A me piace lei”, avrei acceso l’accendino insieme a tutti gli altri spettatori per accompagnare la bellissima “Chiuso dall’interno”. Non ho fatto niente di tutto ciò per due ragioni: siamo a teatro e il resto del pubblico era abbastanza morto. Non si è riusciti nemmeno a battere le mani tutti insieme nemmeno una volta. Mamma mia quanto vecchiume, i fan dei Pooh anche se hanno una certa età son più reattivi!

Tutto ciò non mette però in discussione la bravura di Dente, il suo estro come paroliere e la sua efficacia come musicista. Questo nuovo album forse non è più bello degli altri ma bensì diverso. Peveri è partito dal registrare in casa solo con una chitarra acustica al poter scegliere di registrare con un’orchestrina scelta da lui in una scuola abbandonata con apparecchiature all’avanguardia. Quindi il cambio di registro ci sta tutto.dente

Manca Irene in quest’album, musa indiscussa degli altri quattro. Manca l’amore disperato e il cinismo figlio delle delusioni. Dente è più scanzonato, gioca di più fra accordi, melodie e parole. E’ più conscio della sua età, del fancazzismo, mette in mostra una politica spirituale del “Laissez faire”. Io e te siamo solo due cerchietti in mezzo a un foglio a quadretti…

Dente, smettila di fare due tiri di sigaretta nei teatri e vieni a farci un concerto in Piazza Verdi!

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Chi lo ha scritto

Serena Risitano

Anche detta Améliemelina, nasce qualche tempo fa da qualche parte. Trascorre la sua infanzia a fare qualcosa e anche qualcos'altro. Inizia purtroppo a coltivare un’insana passione per il cinema (in particolare Truffaut e Kubrick), la serialità televisiva americana e la musica punk-rock inglese. Romantica e malinconica, passa le sue giornate raccogliendo "sassi rotondi in una scatola quadrata". Potete incontrarla a Bologna, afflitta dall'ansia per un qualsiasi esame del DAMS, o in Sicilia, probabilmente in riva al mare. Dice di se: "Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva che essere quella disarmonia." citando Montale.

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