Nei musei del Bel Paese. Il Museo della figurina di Modena

Share on Facebook194Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Ogni giorno, sul patrio suolo, milioni di genitori, nonni e zii esasperati acquistano presso spacciatori autorizzati bustine di materiale cartaceo-plasticoso-colloso che ritengono inutile, convinti di sperperare così annualmente centinaia di euro che potrebbero investire con maggior tornaconto e soddisfazione in BOT, cerette, cornetti&cappuccini, lingerie sconcia o week-end in fila in autostrada. Ignari che, invece, i loro sudati denari spesi in figurine finanziano e sorreggono una tascabile e virtuosa forma d’arte. Persuadetevi tutti: la figurina è un patrimonio di cultura e sentimento, ha una storia, viene da lontano e va lontano. Ripensate all’emozione dello strappo della bustina e all’incommensurabile gioia del completamento dell’album. E se il fanciullino dentro di voi si è incattivito, se la diuturna lotta con calciatori, cucciolotti e violette vi ha inaridito il cuore, recatevi in rispettosa e curiosa visita al Museo della figurina di Modena.

Nel ventre del Museo

Nel ventre del Museo

Il Museo della Figurina. Dove e quando. Modena centro, Corso Canalgrande, Palazzo S. Margherita. Si entra al numero 103, dove il Museo viene ospitato accanto alla Biblioteca Delfini, alla Galleria Civica e all’Istituto Superiore di Studi Musicali O. Vecchi – A. Tonelli. All’ingresso c’è anche un bar, e in fondo al bel chiostro si sale al piani superiori (ascensore presente), dove si trova questo Museo piccolo, curioso e davvero ben strutturato e piacevole. Dalla stazione ferroviaria la camminata è di una decina di minuti; gli automobilisti troveranno qui le informazioni per arrivare e parcheggiare, insieme a giorni e orari di apertura. Si entra gratuitamente, ma si può fare un’offerta.

Il Museo della figurina online. Pagine web molto chiare nel sito del Museo: ne ricostruiscono la storia, descrivono l’esposizione permanente e in un piccolo archivio contengono anche cenni sulle esposizioni temporanee trascorse. Davvero interessanti le attività di laboratorio (torniamo sui banchi di scuola e organizziamo?). Tutto soltanto in lingua italiana.

Panini & Friends. Nel 1986, Giuseppe Panini (sì, ovviamente, lui, quello delle figurine Panini) aprì presso l’omonima azienda il nucleo del futuro museo, esponendo la sua ricca collezione di “piccole stampe a colori”, raccolta nei decenni precedenti.

Una sala piena di figu!

Una sala piena di figu!

Dopo avere iniziato con un chiosco di giornali nel 1945, i quattro fratelli Panini, avevano aperto un’agenzia di distribuzione giornali.  Sul finire del ’60, Giuseppe aveva comprato da una casa editrice milanese le figurine invendute della serie “Goal-album gigante” e le aveva fatte confezionare in bustine insieme a un palloncino. Aveva scoperto che si vendevano bene, complice il dilagare dell’italica passione per gli sportivi. L’editrice Panini fondata pochi mesi dopo, nel 1961, inizierà la produzione e vendita delle figurine per l’album dei calciatori, a cui si affiancheranno nel tempo album legati ad altri soggetti. Durante le (anche travagliate) vicende dell’azienda degli anni successivi (raccontate qui), la collezione si rimpinguò e nel 1992 venne donata al Comune di Modena. Da allora, molti altri fondi si sono aggiunti a formare il Museo della figurina, aperto ufficialmente nel 2006, a Palazzo S. Margherita.

Dentro il Museo. La lunga storia della figurina, dalla xilografia a Yu-Gi-Oh. Il Museo è diviso in due sezioni, contenute nella stessa grande sala: l’esposizione permanente da un lato e dall’altro le temporanee, che cambiano diverse volte l’anno. La prima è suddivisa in sei “armadi”, cioè gruppi di pannelli scorrevoli che contengono i pezzi della collezione insieme ai testi illustrativi (anche qui, tutto soltanto in lingua italiana).

Gli "armadi" dell'esposizione permanente

Gli “armadi” dell’esposizione permanente

La storia della figurina vi è raccontata a iniziare dalle “immagini a stampa” che fin dal XV secolo ne hanno influenzato l’iconografia, attraverso le tecniche che hanno cambiato la stampa (la cromolitografia) e le vicende che ne hanno diffuso l’utilizzo e la distribuzione: dalle figurine con intento divulgativo a quelle pubblicitarie dei grandi magazzini del XIX secolo, ai cartoncini contenuti nelle confezioni di cioccolato , gomme da masticare, fiammiferi e sigarette (per esempio, le raccolte patrocinate dal Ministero della propaganda hitleriano). Insieme a figurine e cartoncini, troviamo altri esempi di immagini a stampa, come i “bolli chiudilettera“ o le carte da gioco pubblicitarie, che con la figurina condividono le caratteristiche di piccolo formato e serialità.
L’esposizione temporanea in corso (fino a luglio) è “80-90” (attenti alla nostalgia canaglia): sul finire degli anni Settanta,  in tv arrivano gli “anime”,  un nuovo tipo di narrazione per ragazzi a cui presto si legano figurine e gadget. Impazzano, dunque, in quei vent’anni, le raccolte di figurine legate alle serie televisive, non solo Mazinga, ma Occhi di Gatto, l’incantevole Creamy, Georgie, gli Snorky e più tardi Holly e Benji, Sailor Moon, Mimì e la nazionale di pallavolo. Con gli anni Novanta,  dalle figurine si passa anche alle card, prima GCC (Gioco di Carte Collezionabili, il più celebre è Yu-Gi-Oh dal 1996 ai giorni nostri) e dal 2008 LGC (Living Card Games, carte non collezionabili: per giocare basta la confezione di base, che può essere eventualmente “espansa”, famose quelle della serie Game of Thrones).

Petite Madeleine sportiva

Petite Madeleine sportiva

Sullo schermo in fondo alla sala vengono proiettati video, immagini e memorabilia musicali e televisivi di quel ventennio: godrete (…) di un sottofondo musicale che spazia da Cindi Lauper al Supertelegattone, passando per “No! Non ho mai provato Hurrà!”
Non lasciatevi ingannare dall’amarcordismo di questa temporanea: l’esposizione permanente ricostruisce in termini semplici la storia di un oggetto che, oltre che al gioco e al collezionismo, è strettamente legato alla pubblicità, al consumo di massa, alle tecniche di fidelizzazione del cliente – prima dello zainetto-mare del benzinaio, delle tazze con volo di rondini ante Banderas e di quelle dannate teglie da forno per crostata. A proposito di fidelizzazione: lo scorso anno, a Conclave ancora fumante, l’editore Gedis ha pubblicato un album di 400 figurine sulla vita di Papa Francesco (nel 2005 ne era già uscito uno commemorativo per Papa Wojtyla).
Se avete tempo, non perdetevi la Galleria civica a fianco del Museo, in particolare la mostra attualmente in corso “Fotogiornalismo e reportage”.

Catalogo e pubblicazioni. Il catalogo è in fase di preparazione, a quanto mi spiega la gentile assistente all’ingresso, e sarà pronto a settembre. È possibile acquistare un cofanetto di sei cartoncini che ricordano i sei “armadi” (bellino, 2,5 €); le altre pubblicazioni in vendita sono elencate qui.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook194Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?