Le tende alle finestre, il bidet e il carattere latino

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Visitando le città Nord Europa, non si può non notare una particolarità che le differenzia, in genere, da quelle italiane o latine in generale: mancano le tende alle finestre. Passeggiando sui marciapiedi, è normale poter entrare con lo sguardo dentro le case senza che esistano tende che celano l’interno. Senza dubbio, ciò è dovuto anche alla necessità di catturare la luce che non abbonda a quelle latitudini. Più a sud, invece, dove vivono i popoli latini, le tende servono a schermano il sole, ma non solo: le tende sono lì più che altro per nascondere ciò che c’è dentro, consentendo, allo stesso tempo, a chi sta dentro di sbirciare fuori, senza essere visti.

Illustrazione di Seth Armstrong

Illustrazione di Seth Armstrong

Crediamo che questa consuetudine sottintenda e sia emblema e metafora di differenze di cultura, costume e religione (ogni cosa intrecciata con l’altra, a prescindere da quali siano gli esatti rapporti di causa ed effetto) tra, generalizzando, popoli latini ed anglosassoni.

Basti pensare che una delle peculiarità della religione protestante (di gran lunga la più praticata nei paesi nord-europei) è il rapporto diretto e quindi trasparente con Dio, molto meno mediato dalla figura del prete rispetto a quella cristiana-cattolica. Uno dei sacramenti centrali del cattolicesimo è invece la confessione (quasi inesistente tra i protestanti) durante la quale il fedele confessa i propri peccati a Dio parlando però con un’altra persona (un prete). La confessione è per definizione un momento caratterizzato dal segreto e dal nascondersi (la struttura stessa dei confessionali serve proprio a questi scopi). Il fedele può omettere qualche peccato al prete (in fondo sta parlando con lui, mica con Dio), il quale però viene comunque a conoscenza di informazioni intime, il tutto, spesso, parlando ed ascoltando senza guardarsi in faccia, bensì attraverso una grata, nascosti da una tenda…

La confessione è legata al segreto, al piccolo inganno, al nascondere e nascondersi. E dove si nasconde qualcosa e dove c’è un segreto, c’è spesso un ricatto, una posizione di potere generata dalla mancanza di trasparenza e verità. Tutto ciò forse ci ricorda qualcosa riguardo alle vicende del nostro Paese?

C'ho il SUV, sono grosso e parcheggio dove mi pare.

C’ho il SUV, sono grosso e parcheggio dove mi pare.

Il nascondere l’interno delle nostre case con le tende, ossia impedire agli altri di conoscere in maniera limpida chi siamo e cosa facciamo consegna ovviamente grande importanza alla superficie, all’apparenza. Forse questo ha a che fare con la nostra smodata attenzione ai titoli, al commendatore, cavaliere, dottore, al “lei non sa chi sono io!”? O alla preoccupazione di mostrarci forti e grossi, magari alla guida di macchinoni e dentro vestiti elegantissimi?

Perché suoniamo il clacson quando siamo in un ingorgo? Perché abbia tanta resistenza ad utilizzare la corsia più a destra in autostrada (supposto simbolo di debolezza)? Ci accompagna sempre quest’ansia di mostrarsi forti e aggressivi in qualsiasi situazione, che è fonte di continuo conflitto con il prossimo. C’entrano ancora le tende? Beh, forse sì….Perché dietro alle tende possiamo essere chiunque e nessuno lo può sapere e quindi possiamo costruirci un’immagine da mostrare all’esterno che sia bella e perfetta e che non necessariamente corrisponda alla verità. In fondo, nessuno è davvero perfetto, ma se c’è “una tenda” che impedisce al mondo di vedere le nostre imperfezioni, allora possiamo fingere d’essere perfetto. In altre parole, possiamo metterci una maschera.

E quale paura tormenta chi porta una maschera? Essere smascherata/o, ossia doversi mostrare per ciò che è, di essere fregato. Per questo siamo sempre così malfidati ed aggressivi: perché pensiamo sempre che qualcuno ci stia imbrogliando, voglia toglierci la maschera e “scostare le tende” per “mettercela in quel posto”. Un mio caro amico è arrivato a teorizzare che l’italiana predilezione per il bidet (autentico simbolo di orgoglio patrio), sottintenda, in realtà, proprio il summenzionato timore. E allora, se deve succedere…beh, almeno saremo puliti…

Corsia di Destra Autostrada - AutopareriOvviamente, sempre preoccupati che qualcuno ci stia ingannando e quindi non rispettando le regole, siamo spesso noi a non rispettarle per primi, perché “se lo fanno tutti”….”chi sono io? Il più idiota?”…Del resto, le stesse regole sono di frequente tutt’altro che chiare (ancora la trasparenza…), e dove non c’è chiarezza, c’è un rapporto difficile e di diffidenza tra chi le regole le deve far rispettare e chi le deve rispettare, ossia, ad esempio, tra istituzioni/autorità e cittadini o comunque tra interlocutori, altro tipico tratto latino.

Il bidet, autentico emblema e orgoglio nazionale, andrebbe messo al centro del tricolore

Il bidet, autentico emblema e orgoglio nazionale, andrebbe messo al centro del tricolore

Andiamo avanti. L’utilizzo delle tende, abbiamo visto, genera confusione e scarsa trasparenza tra chi siamo e l’immagine che mostriamo e dunque timore di essere attaccati. E questo conduce alla maniera con cui reagiamo ogni volta che qualcuno muove una critica al nostro lavoro, spesso scambiata ed interpretata come un attacco personale contro di noi. Se cioè capita che venga criticato qualcosa che abbiamo fatto, al lavoro, in famiglia, tra amici, anche una banale presentazione powerpoint ad una riunione di lavoro, spesso ci sentiamo colpiti personalmente: “Come? Come osi attaccarmi dopo tutto quello che ho fatto per te?”, “Ma perché ce l’hai con me? Cosa ti ho fatto di male?”.

I risultati di questo atteggiamento sono molteplici: innanzitutto possibili suggerimenti costruttivi non vengono recepiti, negandosi la possibilità di migliorarsi e migliorare la comunità di cui si fa parte (famiglia, lavoro, nazione, ecc.). Inoltre si genera un clima di astio personale per cui le critiche poi davvero si spostano sul piano personale, perdendo di vista il contenuto. Quante volte abbiamo assistito a dinamiche di questo tipo anche a livello politico?…Infine si può arrivare all’assenza di critiche, perché se io critico te e tu la prendi sul personale, poi tu criticherai me: in altre parole si rinuncia ad uno dei meccanismi di progresso intellettuale basato sul confronto dialettico (la scienza insegna) di cui, come esemplari di homo sapiens, più dobbiamo essere orgogliosi. Oppure le critiche vengono fatte arrivare all’interessato per interposta persona, alimentando perciò equivoci, ambiguità e possibilità di ricatti più o meno velati.

ALSe c’è diffidenza, se manca trasparenza, se c’è sempre il timore che qualcuno scosti le tende e “guardi dentro”, è naturale che i nostri interlocutori si trasformino in nemici e le discussioni, ad esempio tra esponenti politici o semplici cittadini che discutono di politica, assomiglino spesso a dispute tra tifosi di calcio nelle quali non si affronta il merito delle questioni, ma ci si attacca a livello personale, in maniera chiusa e pregiudiziale sempre pensando che “l’altro” voglia solo “mettercelo in quel posto” (ma noi comunque ci siamo fatti il bidet…).

Ma c’è una categoria di persone con cui invece il confronto dialettico è fruttifero e scevro di cattive intenzioni anche tra i latini, una categoria di persone con cui non abbiamo paura di mostrarci per quello che siamo, persone che sappiamo non ci attaccheranno e che anzi lodiamo e celebriamo anche se sono stati nostri avversari (forse per farci perdonare dell’acredine con cui noi li abbiamo attaccati); questa categoria di persone sono i morti. In Italia e nei paesi latini nessuno ha più autorevolezza e autorità dei morti, nessuno è più amato e glorificato dei morti. I morti non parlano, non rispondono, non puntualizzano, chiunque si può appropriare della loro opinione in una società in cui le opinioni sono sempre considerate pregiudiziali attacchi personali. E comunque, ancora una volta, si confonde lo status di una persona (amico, collega e in questo caso morto) con le sue opinioni e le sue azioni. E dunque, siccome criticare i morti “sta male” e non si fa, le loro opinioni ed azioni non sono messe in discussione.

Tra parentesi, viene in mente a questo proposito la canzone di Gaber (morto glorificato) del 1980 su un altro morto glorificato (Aldo Moro), “Io se fossi Dio”, in cui il cantautore milanese rivendica “il coraggio di continuare a dire che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana è il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana”.

Illustrazione di Giuditta R (http://www.saatchiart.com/profile/94857)

Illustrazione di Giuditta R (http://www.saatchiart.com/profile/94857)

In Italia e nei paesi latini, nessuno è più depositario della verità dei morti: quante volte, durante processi per qualche strage o omicidio, abbiamo assistito a riesumazioni di cadaveri, anche a decine di anni di distanza? Come se la giustizia dei vivi fosse incapace di alzare il velo (la tenda…) per arrivare alla verità e delegasse questo compito ai morti. Crediamo non sia un caso che la distruzione dei cadaveri con la cremazione sia storicamente molto più diffusa nel mondo protestante e anglosassone rispetto a quello cattolico e latino.

Insomma, noi latini abbiamo problemi con la trasparenza, che non significa mancanza di privacy, bensì chiarezza nei meccanismi che regolano i rapporti tra persone facenti parte di una comunità (altresì detti: cittadini). Sia sufficiente pensare alle reazioni ogni volta che si paventa la possibilità di rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi…Quindi, anche se i produttori di tende non saranno d’accordo, forse faremmo tutti meglio ad alzare le nostre “tende”: ci renderà prima di tutto più liberi anche e soprattutto a livello personale. Il bidet però, al di là delle metafore, è sempre meglio continuare a farselo!

 

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19 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Franca Sitta

    Il bidet si usa anche per lavarsi il culetto dopo la cacchina. Non è che ci si fa la doccia ogni volta dopo aver evacuato! Ci vuole una specializzazione in psicanalisi per capire una cosa così banale? Gli arabi hanno la cannella dell’acqua e i civilissimi nordici che fanno??

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  2. Lucia

    non sono del tutto d’ accordo su questa beatificazione del mondo anglosassone o cmq del nord!!! Possono esserci delle verità ma non fino a questo punto…se no banalizziamo con “spaghetti e mafia” in malafede perché sappiamo che non è proprio così!
    Da più di 5 anni vivo in Spagna in una urbanizzazione dove “i latini” siamo 4 gatti: 4 spagnoli e io Italiana gli altri 40 sono 1 belga, 1 tedesco, 1 svedese, 1 finlandese, molti inglesi e moltissimi danesi
    Abbiamo le tubature sempre intasate e siamo costretti a chiamare la stasatrice perché le donne straniere invece del bidet usano i fazzoletti umidi NON biodegradabili e li buttano nel water…sono state avvisate milioni di volte , ma fanno i ..zzi loro! e tutti paghiamo!!!
    Se c’è qualcuno in ritardo con la quota comunitaria non siamo mai i latini ma gli altri….sarà un caso!? (lo so perché sono stata presidente per 4 anni, poi ho dato le dimissioni perché ero stufa di incazzarmi)
    Se c’è qualcuno che NON segue le regole di buona convivenza ( scritte anche in grande sui cartelli per vedere se le capivano meglio non avendole nel circuito neuronale) sono i nordici fregandosene se danneggiano la Comunità e gli altri vicini, buttandosi ubriachi di notte nella piscina e svegliando tutti, etc etc etc
    Le tende qui sono un obbligo per protezione dal sole e a volte anche dall’eccesso di luce e forse da mancanza di esibizionismo e le hanno messe tutti…

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  3. smerlinchesters

    Chi ha scritto quest’articolo è un genio! Però, manca una parte… Gli italiani (vedi i commenti… ) non solo sono ‘sempre offesi’, ma non sanno fare autocritica, dire ho sbagliato, ecc. …. Infatti l’espressione inglese ‘to be held accountable’ non ha una traduzione esatta in italiano. Chissà perchè….

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  4. Rosario Cucinotta

    Hans Jonas, filosofo ebreo/tedesco, discutendo sulle ragioni per le quali in Italia la persecuzione antisemita fosse stata meno efficace che in altri Paesi attribuì ciò, paradossalmente, allo scarso senso dello Stato degli Italiani.
    Mentre i Tedeschi, è più in generale i “nordici protestanti”, non mettevano in discussione le direttive provenienti dall’Autorità, eseguendole fedelmente, gli Italiani si opponevano a tali direttive che ritenevano, come nel caso della persecuzione degli Ebrei, moralmente ingiuste, non applicandole. Non essendo tutti degli eroi,magari non vi si opponevano apertamente, ma facevano in modo che risultassero in concreto inefficaci…
    Penso che l’intuizione di Jonas sia da approfondire, e che in un’epoca di pervasività dei controlli cui siamo, volenti o no,enti, sottoposti, mettere qualche tenda non sia poi così male e che, anche nell’ipocrita morale cattolico/mediterranea ci sia qualcosa da salvare…

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  5. Massimo

    Che psicologismo d’accatto. Meno male che l’autore ha almeno avuto il pudore di mettere in bocca a un amico le bizzarre idee sui reconditi motivi per cui gli italiani userebbero il bidet.

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  6. Francesca

    mi sembra un accozzaglia di argomenti. prima di tutto il fatto che gli anglosassoni non si vogliano nascondere è sottolineato sì dall’architettura “aperta” come anche per gli americani è la struttura del giardino, visibile a tutti e senza recinzioni, ma se ciò deriva principalmente dalla religione protestante e puritana che predilige una trasparenza delle intenzioni e la concreta possibilità di farsi gli affari degli altri, non significa che non si accompagni ad una ipocrisia di facciata. il “mi comporto bene davanti a tutti ma poi sotto sotto sono un sadico omicida” di una spaventosa percentuale nordica e statunitense, quella delle persone incatenate in cantina per 20 anni o più. il che, inoltre, non manca comunque di accompagnarsi ad una morbosa curiosità sulla vita e le faccende altrui.. anche se la nostra struttura architettonica ci pone delle difese o limitazioni all’altrui vista, constato una maggiore voglia e tranquillità nel manifestare noi stessi (nei nostri pregi e difetti) rispetto a molti altri popoli costretti a mostrare una maschera per non sentirsi criticati e totalmente denudati dallo sguardo della comunità. cosa che genera insicurezza e repressione allo stato puro.
    inoltre la consuetudine di seppellire i corpi non è per niente casuale, ma deriva da una precisa usanza religiosa, la quale tra propri fondamenti prevede proprio la resurrezione dei corpi (mai sentita?)

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  7. anna

    Forse, anche banalmente, noi popoli latini, abbiamo qualche minuto in più di sole, luce,caldo.

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  8. flavio

    Come disse Zoff prima della finale con la Germania…IO NON SONO LATINO, SONO FRIULANO! (L italietta latina è tutta un altra cosa)

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  9. Anna

    Mah, a me questa tendenza a voler psicanalizzare il fatto di avere le tende oppure no sembra eccessiva. E’ vero che culturalmente (da 2000 anni circa in qua) il concetto di “peccato” ha aumentato le paranoie del latino medio (ma fortunatamente, si spera, i tempi stanno cambiando), però…
    Per la cronaca, al momento non ho le tende alle finestre, per pigrizia e perchè mi piace avere una casa luminosa; se fra due mesi l’effetto serra mi costringerà a metterle, beh, io sarò sempre quella di prima, però con una casa dotata di belle tende colorate.
    Invece, nella mia ignoranza mi piacerebbe davvero conoscere quando/chi/come ha introdotto il bidet.
    Ciao

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  10. Andrea Sperelli

    Da ventidue anni residente ad Amsterdam e concordo pienamente con quanto letto in quest’articolo. Alcuni dei commenti sembrano scritti da quei padri Italiani che picchiano l’arbitro per aver osato sanzionare un fallo del loro pargolo alla partita di calcetto o che redarguiscono il prof che si e’ permesso di dare una nota negativa al loro intoccabile principino. Le conseguenze sono che il nostro popolo e’ universalmente riconosciuto per la sua mancanza di senso civico. Continuare a considerarsi inappuntabili quando non lo si e’ affatto non aiuta certo a migliorare le cose.

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  11. Antonio C.

    Molto calzante la metafora delle tende, atta a delineare le due regioni della mente denominate “Es” ed “Io” che, indirettamente, ci richiamano la terza, “Super-Io”, mettendo in evidenza quanto la gran parte dei popoli latini siano più avvezzi a mostrarsi farisaicamente, e quindi mediante l’Io.
    Molto interessante anche la teoria del bidet, altro riflesso psicologico di colui che sa di agire in malafede.
    Infine, tale disamina – apparentemente scanzonata – risulta essere profonda e schietta, al punto di tirarsi contro opinioni contrarie che, paradossalmente, ne avvalorano il teoretico contenuto.

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  12. andrea

    Io vivo nella greater London… E qui tutti hanno tende o persiane alle finestre… Sarà l’unica zona del Nord Europa dove la gente ha qualcosa da nasvondere!

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  13. antonio

    costruzione complessiva del discorso piena di elucubrazioni e teorie abbastanza strampalate.le sole cose giuste : al nord c’è meno sole che al sud, e non servono le tende (per inciso, al sud è molto esteso l’ uso di balconi e terrazze, contrariamente al nord e sempre per questioni climatiche).altro punto: il bidet, conquista di civiltà e igiene; ho visto in tv una megavilla americana in cui il bagno del marito non ha bidet, c’è solo in quello della moglie.a me ‘sta cosa me pare ‘na schifezza, non mi piacerebbe andare in giro con il sedere sporco di cacca. se ad altri piace, facciano pure.tutto il resto dell’ articolo è solo streotipi e chiacchiere inutili.

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  14. aleswe

    Direi che i paragoni sono molto superficiali e stupidi, questo articolo e’ talmente noioso che non sono riuscito a raggiungere la meta’. Noi italiani amiamo molto mostrarci, esageriamo a volte, ma non nascondiamo niente, l’esempio non calza, la critica non calza. Caro Gian Pietro sei alquanto offensivo, fai una cosa non mettere tende, non usare il bidet e non stare in italia. Fai buon viaggio.

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