Daria risponde: “La solitudine non è il segno di un fallimento”

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solitudineÈ sabato sera e io sono a casa con il mio cane. Si, sono una delle tante 50enni che si trovano da sole.
Eppure io ho provato, mi sono impegnata per avere una vita “normale”. Mi sono sposata per amore, ma era un grande bluff. È difficile spiegare in poche parole quanto ho sbagliato. Ho sposato un uomo che non era quello che sembrava e poi si è rivelato un giocatore d’azzardo, una delle sue tante dipendenze. Ho avuto il coraggio di salvarmi ricorrendo ai carabinieri, era iniziato lo stalking, ma l’ho fermato. Si, lo so, sono stata coraggiosa, ho fatto quello che dovevo fare per salvarmi. È stato istinto di sopravvivenza, puro istinto di sopravvivenza.
Solo che non so più cosa sia la fiducia nelle persone purtroppo.
E rimane il dolore, un dolore profondo per aver visto calpestato, sporcato, insultato l’amore dato a piene mani a una persona. E inoltre il sentirsi stupida per non aver capito. Come sempre io ero l’unica che non sapeva…
E il dolore è anche per una madre che sta vivendo lo strazio infinito dell’Alzheimer… Era la mia mamma e ora è solo un corpo immobile in un letto. E non si può fare niente, niente.
Io provo ad andare avanti, sono una persona che vede il rosa della vita, vedo e vivo i momenti di felicità di un giornata di sole in un prato, vedo la gioia delle piccole cose, ma non riesco a condividere queste cose con qualcun altro.
Se provo a parlare di queste cose tutti mi dicono che non devo pensarci, che devo andare avanti, che devo smettere di chiedermi il perché. Non ne parlo più, ma è tutto li, non risolto.
Non so come perdonarmi per tutto quello che mi è successo, come si riesce a fare?
Io mi rendo conto che sono ferma, che non vado avanti, ma non so come si fa. Proprio non lo so.

Saluti
Anna


Cara Anna, la tua storia è la storia di tante donne. Te lo dico non per rendere meno pesante il tuo dolore ma perchè molto spesso, quando si sta male, si finisce per pensare di essere le uniche a stare così.
Noi donne abbiamo un sogno che ci cammina a fianco in questo nostro peregrinare. E’ la voglia di creare qualcosa di speciale, di costruire una vita felice, appagante e serena, fatta di condivisione e di rispetto. E ce la mettiamo tutta, apriamo il nostro cuore, accogliamo senza riserve l’amore – spesso con un’eccessiva dose di ingenuità – lo nutriamo e cerchiamo di stare a galla anche quando fuori c’è la tempesta. E quando non ce la facciamo ci sentiamo fallite.
Ecco, qui mi vorrei proprio soffermare. Questo è un concetto che dobbiamo sforzarci di modificare. Affonda le radici nella nostra cultura, in quello che ci hanno inculcato fin da bambine. Dobbiamo essere brave. Se qualcosa non va per il verso giusto è perchè abbiamo sbagliato qualcosa. E giù con i sensi di colpa.
Tu dici è difficile spiegare in poche parole quanto ho sbagliato. Cara Anna, tutti sbagliamo. Siamo esseri imperfetti in continuo divenire. Accettarlo ci potrà aiutare a capire e a perdonare i nostri errori. La vita ci cambia, ci mostra quali sono i nostri limiti e le nostre difficoltà. Ed è proprio attraversando ed esaminando gli ostacoli che troviamo disseminati lungo il nostro percorso che potremo crescere. Sfide.
Qual è il nostro compito? E’ quello di far tesoro degli insegnamenti ricevuti, di custodire come gemme preziose le nostre sconfitte perchè è proprio da lì che potremo ricomincare.
Ogni caduta dovrebbe renderci più forti, non più deboli. E allora? Che succede? Perchè ci sentiamo sempre più fragili, sempre più impaurite, sempre più sospettose? Io credo che quello che ci ha fatto soffrire noi tentiamo di metterlo nel dimenticatoio, cerchiamo di non pensarci, di fare finta che non sia successo perchè fa troppo male. Al massimo ci impegnamo a evitare le occasioni in cui potrebbe ripetersi.
Ecco, qui sta l’errore. Ci fa paura ciò che pensiamo di non saper affrontare. Ma non impareremo mai ad affrontare ciò che non conosciamo, ciò che non vogliamo vedere. Proviamo invece ad accettare il dolore, a guardarlo, a sentire dove ci colpisce. Lì è il nostro punto debole. E’ lì che dobbiamo lavorare. Da sole o con l’aiuto di qualcuno. Ce la faremo con il coraggio, e a te non manca, la pazienza e la volontà.
A chi mi dice non mi fido più rispondo che è drammatico vivere il presente come se fosse il passato. Il passato non c’è più. C’è la nostra consapevolezza e la nostra forza. Ora. E noi siamo diverse perchè siamo cresciute, la nostra mente si è allargata, il nostro cuore sa riconoscere l’amore, le nostre emozioni possono guidarci.
Rimanere ancorate al passato ci impedirà di avere nuove occasioni, sane, in futuro.
Per quanto riguarda la malattia della mamma, e l’Alzheimer, lo sappiamo, è una patologia molto invalidante, ti consiglio di inserirti in un gruppo di auto mutuo aiuto per i familiari di questi pazienti. Questi gruppi, che non sono gruppi di terapia, possono dare un grande sostegno psicologico.
In bocca al lupo Anna!

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Claudia

    Anna, la tua storia mi ha commossa, e le lacrime che, ahimè, involontariamente sono scese, sono purtroppo per me, perchè tante cose scritte da te si avvicinano alle mie. La mancanza di fiducia deriva dal fatto che, dopo averne data tanta, è stata tradita. Quello che siamo è in parte dovuto anche al nostro passato, alle nostre esperienze, al nostro vissuto. Tutti noi vorremo avere la stessa visione pulita del mondo e delle persone che avevamo a vent’anni, ma le esperienze ci forgiano e non possiamo rinnegarle. Penso che l’unica cosa che si può fare è perdonare noi stesse per gli errori che abbiamo potuto commettere, perchè se sono stati fatti degli errori il più delle volte erano a fin di bene poichè nessuno rema contro la propria felicità. “Lo spazio di un errore è uno spazio di crescita”, l’ho letto in un libro ed è una frase che mi ripeto spesso. Ma la prima cosa da imparare è perdonare se stessi!

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    • Sara

      Ciao. Potrei sapere il titolo del libro..? Tristemente bello il tuo commento. Ci rivedo mia madre tra le tue righe e quelle di Anna….vorrei aiutarla..avete qualche libro da consigliarmi?

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      • Daria Cozzi

        Cara Sara, il mio libro “Quattro giorni tre notti” affronta molti temi vicini alle donne. Potresti trovarci alcuni spunti di riflessione ;-)

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  2. giuseppe

    meno male che provi gioia nelle piccole cose o in un momento sù di un prato in una giornata di sole, con tutte queste cose, essenziali, non sei sola, anzi sei in compagnia del meglio che la vita ti possa offrire e che ti aiuterà anche nel sostegno a tua madre … tutto il resto è passato, da non dimenticare, ma è alle tue spalle, lontano, lontano …

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