Arriva la Primavera… con il mito di Proserpina.

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Da Nord a Sud dell’Italia si spera  in giornate di sole caldo, per dimenticare l’inverno e ritrovare un po’ di buon umore. Oggi sappiamo bene che l’alternarsi delle stagioni è dovuto all’inclinazione dell’asse terreste, in relazione al movimento di rivoluzione della Terra intorno al Sole. Ma come spiegarono, prima i Greci e poi i Romani, il passaggio dall’inverno all’estate?

Ovviamente vennero chiamati in causa gli dei, con i loro aspetti più umani e capricciosi. Per spiegare questo fenomeno il poeta romano Claudiano, ci racconta il mito di Proserpina e Ade, o meglio, “Il ratto di Proserpina”.

Un giorno, mentre un gruppo di fanciulle raccoglieva fiori sulle rive del lago di Pergusa (Sicilia), Plutone, dio degli Inferi, abbandonò il suo regno di buio e dolore e si aprì un varco nella terra vicino al lago. Viste le ragazze non perse tempo e si gettò sulla più bella (non a caso era il fratello di Zeus): Proserpina, figlia di Cerere e Zeus. La piccola urlò con tutto il fiato che aveva ma Plutone riuscì a trascinarla nell’Ade, mentre la sua amica Ciane venne trasformata in fonte, per aver tentato di opporsi al volere di un dio.

"Ratto di Proserpina", affresco "L'apoteosi della famiglia Medici", Palazzo Medici Riccardi, Firenze

“Ratto di Proserpina”, affresco “L’apoteosi della famiglia Medici”, Palazzo Medici Riccardi, Firenze

Fino al tramonto Cerere cercò la figlia e, disperata, chiese aiuto a Ecate, l’unica dea in grado di attraversare liberamente i tre mondi: Olimpo, Terra e Ade. Quest’ultima la convinse a parlare con il dio del Sole che tutto vede. Scoperto l’agguato di Plutone, Cerere non si perde d’animo e corre da Zeus per ottenere giustizia ma, si sa, tra fratelli ci si copre a vicenda, soprattutto quando c’è di mezzo una ragazza. Per nove giorni e nove notti la dea cercò la figlia finché, disperata, decise di negare il proprio potere agli uomini. Dove prima crescevano frutti e piante in abbondanza, ci fu solo deserto. La mitica età dell’oro, con raccolti e messi ricche tutto l’anno cessò, lasciando il posto prima alla siccità, poi ad una moria di bestiame e uomini.

Zeus cedette e inviò Hermes presso Ade perché lo obbligasse a restituire Proserpina. Il dio era follemente innamorato e aveva sposato la nipote, così accettò di restituirla a patto che sarebbe poi tornata da lui. Per sicurezza fece mangiare alla giovane dei chicchi di melograno che, nella simbologia greca, rappresentavano un legame con la casa del marito. Proserpina mangiò sei chicchi di melograno e per questo Zeus stabilì che la giovane sarebbe potuta tornare in superficie con la madre per sei mesi all’anno (Primavera e Estate), negli altri sei mesi avrebbe dovuto far ritorno nell’Ade (Autunno e Inverno).

Questo splendido mito ha ispirato grandi artisti di tutti i secoli, dalla pittura alla scultura, perché porta in sé un significato più profondo dell’alternarsi delle stagioni. Proserpina rappresenta il seme che viene seminato, nascosto nella terra durante l’inverno, che a primavera sboccia e torna in superficie, portando con se i frutti e le messi. Anche i cristiani non disdegnarono questo mito, perché molto affine agli insegnamenti di Cristo, secondo cui la morte, non è altro che una fase di passaggio, il momento in cui il seme muore per generare nuova vita.

"Il ratto di Proserpina" del Bernini, Galleria Borghese, Roma

“Il ratto di Proserpina” del Bernini, Galleria Borghese, Roma

Una della più celebri rappresentazioni del ratto di Proserpina è la statua del Bernini, che raffigura Plutone nell’atto di rapire Proserpina, sorvegliati da Cerbero alle loro spalle. Una delle statue più belle e realistiche, se si considera che è stata terminata nel 1622, quando l’autore aveva solo 23 anni. Dettaglio incredibile è l’abilità nel riuscire a ricreare la morbidezza della carne della donna, nella quale il dio affonda le dita. L’opera si trova nella Galleria Borghese a Roma.
Del 1685, invece, l’affresco “L’apoteosi della famiglia Medici” di Luca Giordano, nel Palazzo Medici Riccardi a Firenze. In un particolare dell’affresco si distinguono le figure di Plutone e Proserpina, collegate alla scena precedente e a quella successiva, infatti, nella scena che anticipa il rapimento vengono mostrati Triottolemo e Cerere (madre di Proserpina) mentre arano la terra; in quella successiva Plutone che accompagna delle anime stando sulla barca nello Stige.

Nel 1632 anche Rembrandt si lasciò affascinare da questo mito, proponendone una sua versione in olio su tavola di modeste dimensioni. Rispetto a Luca Giordano i toni sono più scuri e la luce si concentra esclusivamente sul volto e sul corpo della bella Proserpina. Si aggiunse anche il particolare del carro di Plutone, che non in tutte le versioni del mito viene citato. Infatti, nella maggior parte delle narrazioni il dio rapisce “a mano” la fanciulla, mentre in altre la issa su un carro infernale.

Nel 1867 venne commissionata a Giulio Moschetti la realizzazione di una fontana che abbellisse la piazza della stazione di Catania. Lo scultore optò per un tema mitologico, ricollegandolo al fatto che il famoso ratto avvenne proprio in Sicilia. Attualmente la fontana non si trova più nel centro della piazza ma è da considerarsi un capolavoro mitologico assolutamente da non dimenticare.

"Persefone", Dante Gabriel Rossetti, olio su tela, Tate Britain, Londra

“Persefone”, Dante Gabriel Rossetti, olio su tela, Tate Britain, Londra

Nel 1880 Dante Gabriel Rossetti dipinge la Persefone, uno dei quadri di stampo preraffaelita più rappresentativi del tempo. Il soggetto è mitologico, ma slegato dal solito contesto del “ratto” e rappresenta semplicemente la figura della fanciulla che stringe tra le mani un melograno. L’uomo sparisce dalle raffigurazioni e concede la parte di protagonista alla donna, in una veste immediatamente riconoscibile nella mitologia classica.

Parlando di questo mito mi sono limitata a riportare solo alcune della raffigurazioni di questi due personaggi, ma la storia dell’arte, della letteratura e della musica ne parla ampiamente perché, come spesso si dice, non ci si può dimenticare completamente del nostro passato. Anche se i futuristi di Marinetti volevano bruciare le biblioteche per ricominciare da zero, non si potrebbe comunque creare qualcosa di innovativo senza sapere da dove veniamo e cosa si è già fatto. In questo periodo di attesa per l’arrivo della primavera e per una svolta che aiuti l’Italia a risollevarsi, forse il mito di Proserpina non è poi così fuori luogo: dopo una dura permanenza nell’Ade è ora di ricominciare.

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