11 musicisti dell’orchestra

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L’orchestra sinfonica è notoriamente disposta ad emiciclo. Al centro si posiziona il direttore e ogni strumento ne occupa un se ttore preciso.

La posizione classica è questa:

Emiciclo
In realtà ogni direttore può scegliere, anche a seconda del repertorio in programma, una disposizione  differente, scambiando fra loro ad esempio i secondi violini e i violoncelli/bassi, oppure viole e violoncelli.

Gli unici che stanno sempre nella posizione alla sinistra del direttore sono la i primi violini (la fila dei primi violini, in gergo), guidati dalla “spalla” che è il primo violinista alla sinistra del maestro. Fra gli archi c’è poi la fila dei secondi violini, guidata anche in questo caso da un violinista di riferimento chiamato spalla dei secondi violini, la fila delle viole con la spalla delle viole e così via per i violoncelli e i contrabbassi. Per tutti gli altri strumenti invece non si parla di spalla ma, ad esempio, di primo flauto, primo oboe, primo fagotto e così via.

Ecco a voi un vademecum su “undici” musicisti estratti più o meno a caso da un’orchestra.

1. La spalla dei primi violini

La spalla dei primi violini è il capo dell’orchestra. Chi comanda in una prova, ovviamente, è il direttore che però è quasi sempre un ospite dell’orchestra e comunque è un’entità estranea al gruppo. La spalla dell’orchestra o anche semplicemente il Primo Violino, è principalmente il referente della “fila” dei primi violini ed è colui al quale spettano le decisioni che sono in capo all’orchestra.

A lui toccano gli assoli più importanti, più celebri e difficili della storia della musica. Lui decide le arcate (cioè quel meccanismo per cui tutti i violini dietro di lui suonano con l’archetto sempre nella stessa posizione e nello stesso verso) della sua fila di violini, ma può intervenire anche nelle scelte tecniche delle altre prime parti dell’orchestra, specie se è un primo violino “di peso”. E’ lui che può segnalare a un qualunque musicista dell’orchestra un eventuale problema musicale. E’ da lui che può partire la protesta del maestro: se un direttore d’orchestra non è ritenuto all’altezza del suo compito, l’orchestra può protestarlo, cioè chiederne la sostituzione. E’ su di lui che si “appoggia” l’orchestra per suonare insieme (in gergo musicale suonare tutti con lo stesso tempo metronomico) nel caso in cui il direttore, che per qualche motivo non è possibile protestare o sostituire, sia non adeguato. Si dice, ad esempio, che nel famoso concerto di Capodanno di Vienna, in cui l’orchestra dei Wiener suona sostanzialmente lo stesso programma da decenni, il direttore chiamato annualmente come ospite potrebbe non fare praticamente nulla. L’orchestra è in grado di gestirsi da sola, comandata perfettamente ed autonomamente dal primo violino.

E’ di poche settimane fa la notizia che il teatro alla Scala di Milano ha finalmente una nuova spalla dei primi violini, dopo ripetuti concorsi andati a vuoto per mancanza di musicisti ritenuti idonei: è la bravissima 25enne Laura Marzadori, cui spetta, grazie  a questa vittoria, un compito davvero importante e prestigioso.

Laura Marzadori, 25 anni, nuovo Primo Violino della Scala

Laura Marzadori, 25 anni, nuovo Primo Violino della Scala

2.    Il violino (o la viola o il violoncello o il contrabbasso) di fila

Lo strumentista di fila in un’orchestra è quello che sta dietro, dal secondo leggìo all’ultimo (in una grande orchestra sinfonica ci possono essere anche sedici primi violini di fila, altrettanti secondi violini, dodici viole, dieci violoncelli e otto contrabbassi di fila). E’ un mestiere bellissimo, ma talvolta alienante e poco gratificante.

Innanzitutto allo strumentista di fila non è consentito parlare: per prassi è intollerabile che si riferisca direttamente al maestro. I suoi unici referenti sono la spalla della sua fila e il “concertino”, cioè il musicista che suona a fianco della spalla. Può chiedere loro qualcosa, a prova in corso, solo per motivi importanti. Ricordo perfettamente il gelo di alcuni interventi estemporanei rivolti al direttore provenienti da dietro, ma si tratta davvero di casi sporadici perchè questa regola non scritta è pressoché universale.

Il musicista di fila spesso è frustrato e demotivato, perchè si ritiene più bravo di chi gli sta davanti. La gerarchia orchestrale è palese e quasi “militare”, dato che ogni leggìo ha un ordine numerico dal primo, al secondo, all’ultimo. Suonare dietro, a molta distanza dal maestro, è molto più difficile che farlo stando davanti. Davanti, con la visione periferica dell’occhio, è facile leggere lo spartito e seguire con precisione il maestro. Dietro, è ben più complicato percepire immediatamente i gesti del direttore e spesso si è lontani dai colleghi che suonano altri strumenti, così è più difficile suonare insieme. Per qualcuno suonare dietro, o peggio nei secondi violini, è intollerabile e pur di non farlo, talvolta si preferisce non suonare, rinunciando anche a contratti importanti. La cosa più bella delle orchestre giovanili, evidentemente ancora prive di malizia, è veder suonare i musicisti degli ultimi leggii con ancora più grinta e partecipazione dei primi, con la grande massa del suono che in questo modo arriva da dietro.

Musicisti3. La prima viola

Ecco, qui gioco in casa. Cosa fa la prima viola in orchestra? Nel 50% del repertorio, le viole in orchestra sono strumenti che accompagnano, dunque di sottofondo. Non hanno temi, sono strumenti riempitivi che contribuiscono a dare un certo colore scuro alla sonorità dell’orchestra. In quest’ottica la prima viola perfetta, a mio parere, è come l’arbitro di calcio: se solo a fine partita ci si accorge che c’era anche l’arbitro, allora vuole dire che è stato bravissimo. In questo caso quindi le viole si sentono solo se sbagliano, se hanno un suono che non si lega agli altri o se suonano troppo forte o troppo piano. Nel restante 50% del repertorio la viola è molto più importante. Spesso è uno strumento con qualche tema solistico oppure, nel caso di Puccini ad esempio, può essere addirittura lo strumento principale. Ho appena finito una produzione di Madama Butterfly e ogni volta che suono quest’opera, mi chiedo come abbia fatto Puccini a scrivere per le viole una parte così perfetta senza essere violista: la viola è Puccini! Ma se domandate la stessa cosa a un’arpista, molto probabilmente vi sentirete dire che l’arpa è Puccini, e così via per un trombonista o un contrabbassista. Puccini era un orchestratore eccezionale.

E quando veramente abbiamo un assolo importante? Suonare un assolo in orchestra è davvero complicato. In pochi secondi bisogna dare il meglio, essere perfetti. Per fare un confronto, un concerto da solista, sicuramente ben più impegnativo di un assolo, ha una durata tale da consentire qualche imperfezione, c’è tutto il tempo di recuperare. L’assolo no. Tutto è immediato e non è consentito sbagliare: il giudizio di chi ascolta è solo per quei pochi secondi. E’ come giocarsi una partita di tennis con un solo quindici, o la va o la spacca. E ovviamente non è da tutti reggere e dominare la tensione che inevitabilmente ne deriva. Il grande musicista, come il grande tennista, è quello che riesce a dare il meglio di sé nell’assolo in concerto, non nelle prove. Come il grande tennista dà il meglio di sè nel quindici del matchpoint, non nel punto qualunque, così il grande musicista si esalta davanti al pubblico nell’assolo che conta.

(to be continued)

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Nicola Quadraro

    Ottimo articolo che descrive fedelmente e in termini semplici quello che fanno e pensano degli orchestrali scelti casualmente.

    Rispondi

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