Orazio: Satira politica e sociale. Tutto NON cambia.

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Sfogliando i miei testi di letteratura latina, mi è capitata fra le mani la raccolta di Satire di Orazio, scrittore latino del I secolo a. C. Rileggendo la prima satira del secondo libro, in cerca di ispirazione, mi sono chiesta “Come sarebbe stato il dialogo tra i due protagonisti, Orazio e Trebazio, se fossero vissuti nel XXI secolo?”.

Copertina della versione DVD del film"Troy"

Copertina della versione DVD del film”Troy”

Ormai l’idea di portare testi, favole e racconti antichi al nostro tempo è ampiamente diffusa, a partire dalla cinematografia, fino ad arrivare a varie rivisitazioni letterarie e musicali. Nel cinema ci sono stati molti colossal che hanno visto come protagonisti momenti epici della storia come la guerra di Troia (Troy), Alessandro Magno (Alexander), le crociate, fino all’attualissimo e controverso “Pompei”; senza contare le varie pellicole dedicate alla Bibbia come “I dieci comandamenti”, oppure le versioni animate come “Il principe d’Egitto”, “Giuseppe re dei sogni”. Nella letteratura molti autori hanno riproposto varie figure classiche, come William Shakespeare nelle sue opere “Tito Andronico” o “Giulio Cesare”, o Vittorio Alfieri, che vanta un repertorio di tragedie, di ispirazione greca e latina, assolutamente invidiabile (Saul, Filippo, Bruto primo/ Bruto secondo, Polinice, Agamennone, Antigone, Mirra).

Visti i numerosi esempi ho deciso di “tradurre”, se così si può dire, la Prima satira del secondo libro delle Satire di Orazio. Avverto subito che quello che scriverò di seguito non sono “testuali parole di una traduzione dal latino”, ma un riadattamento alla lingua italiana moderna e gergale, per rendere più leggeri e frizzanti alcuni spunti di riflessione che lo scrittore romano segnala nella sua arringa.

Edizione parmense dell satire di Orazio

Edizione parmense dell satire di Orazio

ORAZIO: Mai uno che ti dica “Però! Che bei versi hai scritto Orazio!” No! Uno dice che scrivo di cose più grandi di me, l’altro che sono scritti da Baci Perugina! Che devo fare Trebazio?

TREBAZIO: Stai buono!

ORAZIO: Cioè? Smetto di scrivere? Per quelli?

TREBAZIO: Questo è il responso!

ORAZIO: Sarebbe una buona idea… ma non riesco. Non mi stanco mai di scrivere.

TREBAZIO: Vuoi stancarti? Tre vasche, andata e ritorno nel Tevere. Poi un bel po’ di vino e vedrai se non ho ragione. Se non puoi proprio farne a meno… almeno parla di Cesare! È l’idolo del momento.

ORAZIO: Mi mancano le forze! Non mi posso svegliare una mattina e decidere di scrivere di lance, di eserciti e di spade!

TREBAZIO: È un grand’uomo. Potresti raccontare delle sue virtù.

ORAZIO: Se dovesse succedere… scriverò. Ma sai che se accarezzi male Cesare… quello comincia a far volare calci e pugni.

TREBAZIO: Meglio questo che colpire direttamente certi… Pantolabo il Buffone…Nomentano lo Scioperato… Qualcuno potrebbe offendersi.

ORAZIO: E dovrei stare ad ascoltare tutti? Milonio se beve una coppa di troppo si mette a ballare e conta più lucerne di quante ce ne siano. Castore ama i cavalli, il suo gemello il pugilato… Mille teste, mille idee. La mia passione sono le parole. Uso lo stilo per difesa, non per attaccare! Certo… se qualcuno mi attacca (e non gli conviene farlo!), piangerà lacrime amare. Diventerà lo zimbello di tutta la città! Questa è una promessa. Cervio può minacciare di portare chiunque in processo, Canidia può avvelenare qualunque cibo, Turio gira gli esiti dei processi a suo vantaggio. Non so se mi spiego… Hai mai visto un toro che azzanna un nemico o un lupo che prende a calci la preda? Insomma, se devo morire per quello che scrivo, almeno lasciami usare la mia arma!

TREBAZIO: Non durerai ancora molto! Spero solo che non siano i tuoi amici a darti il colpo di grazia.

ORAZIO: Perché, scusa? Lucilio fu il primo a fare satira sugli amici. Una volta letti i versi e fatto ridere il popolo, si ritrovava con Scipione e Lelio e continuava a ridere e scherzare. Non sono Lucilio ma la situazione è la stessa.

TREBAZIO: Su questo non posso obbiettare. Ti ricordo solo cosa dicono le nostre leggi: “Se uno avrà fabbricato versi malvagi a danno di un altro, c’è processo e giudizio per lui.”

ORAZIO: Questo va bene per i versi maligni, ma se qualcuno scrive pessimi versi sulle grandi virtù di Cesare… si guadagnerà un encomio in tribunale? E se un brav’uomo scrive versi maligni contro qualcuno che se li merita?

TREBAZIO: Zeus! Faresti ridere le tavole delle leggi… e ne usciresti anche pulito!

Come avrete notato, questo breve testo propone degli spunti veramente interessanti. Vediamo i 3 più accattivanti:

  1. La critica agli scrittori! Dite la verità, lettori… anche voi avete commentato aspramente, magari tra amici o in casa, il libro appena letto o i consigli di lettura dati dalle grandi case editrici.  Come potete vedere, 2100 anni fa era la stessa cosa! Solo non c’erano Amazon, IBS, Libreria Universitaria, per passare a lasciare un commento o una recensione al libro. Quando era possibile si andava direttamente dall’autore e gli si diceva in faccia che il suo libro era penoso. Per fortuna oggi esistono i siti che ci nascondono? Non ne sarei così sicura.. almeno all’epoca potevano darsi due pugni in faccia e sistemare la cosa subito, senza dilungare la questione con papiri infiniti di botta e risposta.
  2. I soprannomi! Quante volte avrete lottato contro dei soprannomi che vi sono stati affibbiati senza il vostro consenso, oppure voi stessi ne avete creati per amici e non? Ecco, nulla di nuovo sotto il sole, già ai tempi dei greci venivano coniati per distinguere il padre dal figlio, oppure due fratelli, alcuni venivano creati apposta per le satire o per prendersi gioco di personaggi famosi. La satira, specialmente la satira politica, era la norma. La comicità passava per ciò che tutti conoscevano, politica, religione e società.
  3. Giustizia e tribunali.  Orazio dice che la sua unica arma e passione è la scrittura, ma porta degli esempi di giudici e oratori, in grado di ”dirigere” gli esiti dei processi a proprio favore o, come Cervio, in grado di citare in giudizio chiunque e con qualunque scusa pur di dimostrare il proprio potere.  La cosa non vi suona familiare? Grandi scandali per i processi pilotati, per le sentenze scontate, per i voltafaccia dei politici eppure… i greci e i latini lo sapevano già. L’umanità si è evoluta in tecnologia.. ma la sostanza è la stessa. Corruzione, abuso d’ufficio, utilizzo dei fondi pubblici per fini privati, processi che iniziavano e non finivano mai, cittadini che venivano citati in giudizio o ostracizzati a piacimento degli aristocratici. Tutto questo può essere riassunto con un solo titolo “La costituzione degli Ateniesi” di Aristotele.

    Immagine anonima di un tribunale di Milano

    Immagine anonima di un tribunale di Milano

Questo è solo un breve racconto che Orazio utilizza per giustificare la sua penna affilata contro il mondo, ma esprime un chiaro quadro di come, in più di due mila anni di storia, tutto sia rimasto uguale.

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