Una supercazzola non banale su un fatto banale

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Da pochissimi giorni impazza sul web la notizia della rissa tra due quindicenni avvenuta fuori dell’Itc Primo Levi di Bollate, alle porte di Milano. La lite sarebbe nata per una gelosia sentimentale: insomma, una delle due avrebbe rubato il fidanzatino all’altra. Fin’ora tutto normale, una semplice storiella di gelosia adolescenziale. La ragazza “derubata” del proprio amore, giustamente, si incazza, chi non lo farebbe? E allora, come testimoniato dal video, partono gli insulti. Anche qui ci siamo, tutto nella norma. Dagli insulti si passa ai primi spintoni. Siamo ancora nella normalità, anche se si sta accendendo la luce rossa di un allarme. Ma ancora ci siamo. In breve partono le botte verso la ladra di fidanzati, che inizia a prenderle di santa ragione, mentre cerca di scappare.

La lite sarebbe nata per una gelosia sentimentale...

La lite sarebbe nata per una gelosia sentimentale…

Ok, fermiamoci un attimo. Va detto che una rissa del genere può capitare, soprattutto a quell’età. È senza dubbio sbagliato, ma frequentemente accade. Fatto sta che ci può ancora ancora stare. Comunque, la ragazza scappa, inseguita dalla picchiatrice e dai troppi coetanei che ormai stanno assistendo incuriositi alla scena. E qui iniziano i fatti che non dovrebbero succedere. La ragazza che le prende, ormai sconfitta e piangente, cade a terra, e continua a ricevere calci sulla testa dalla picchiatrice. La poverina chiede aiuto, invano, e ottiene solo una tirata di capelli dalla sua avversaria. Prova anche ad aggrapparsi a un’amica, inutilmente. Continua a prenderle, finché alla buon’ora le ragazze vengono divise da alcuni spettatori. Stop, il video si interrompe qui.

Allora, analizziamo il tutto. Già il fatto che io vi possa raccontare questo video deve far porre delle domande. Ebbene, posso raccontarvelo perché l’ho visto su Facebook, prima che venisse rimosso. E, come me, lo hanno visto milioni di persone, perché a condividerlo sono stati in più di centomila. Più di centomila persone. Praticamente, quasi tutto il comune di Monza lo ha rilinkato, e se ognuno dei centomila ha almeno 200 amici (minimo!) fate voi i conti di quanti utenti del web possano averlo visto.

Seconda preoccupazione. Farsi soffiare il morosino (magari da una più brutta di te) può farti incazzare a più non posso, e la vendetta è ragionevole, se non umana. Ma la vendetta non può concretizzarsi nello picchiare una ragazza quando ha già dimostrato di non potersi difendere. Questa rivale ti ha ferito? Ti ha umiliato? Ti ha deriso, sbeffeggiato, mentito? Quanto odio potrai mai avere in corpo se la riduci così per un fidanzatino? E se ti rubava lo scooter che facevi, le tagliavi la gola?

Talvolta però, la curiosità è stupida. Come in questi casi, quando tutti guardano ma nessuno interviene.

Talvolta però, la curiosità è stupida. Come in questi casi, quando tutti guardano ma nessuno interviene.

Terza amenità, la più grave, la più infame, la più viscida quanto per nulla promettente. La gente che sta guardare e/o che filma il tutto col telefonino. No, qui non ci siamo. Qui c’è da riprendere la teoria dell’evoluzione darwiniana. La folla che si crea in situazioni del genere è inevitabile: la curiosità, la sorpresa, la cognizione che qualcosa di nuovo e assolutamente inaspettato stia accadendo di fronte ai propri occhi sono troppo intense per non guardare, per non esclamare qualcosa. La curiosità, come la vendetta, sono umane. Talvolta però, la curiosità è stupida. Come in questi casi, quando tutti guardano ma nessuno interviene. Nemmeno quando la ragazzina chiede aiuto. La vittima può aver sbagliato, può averla combinata grossa, ok, ma si è già beccata due schiaffoni e quattro calci, perché indugiare? Perché non soccorrerla, se sta chiedendo aiuto? Ma soprattutto, perché invece di dividere le due rivali le filmate con quel ca**o di telefonino? Perché sì, qualcosa la folla curiosa l’ha fatto, e cioè riprendere tutta la scena con il cellulare. Non solo, bensì abbellendo la già bella scenetta con risate e frasi del tipo «Zio, saluta il Tg5», «Troppo parla parla qua» o peggio «Vai così, vai, cattiva».

Ora, la voce del sagace cameraman è palesemente maschile. Lasciando stare i problemi che questo povero ragazzo potrà avere in futuro con l’altro sesso, se a 15 anni non è nemmeno in grado di separare due pischelle e anzi le riprende incitandole a darsele di più, la situazione è sadicamente preoccupante. Nessuno, dico nessuno interviene. Indifferenza totale, se non aizzamento a maggiore violenza. L’unica preoccupazione è riprendere bene tutta la scena col telefonino, per poi caricarla su internet. Per cosa? Per avere dei like? Per poter dire «Io c’ero, ho ripreso tutto e ve lo faccio vedere, amatemi»? Per guadagnare popolarità? In una società dove quasi tutti postano quasi tutto su Facebook, succede anche questo.

Il bisogno di apparire, il bisogno di approvazione e il bisogno di avere un seguito sui social network stanno letteralmente friggendo il cervello dei giovani, che sono consci di quello che stanno facendo, cioè riprendere azioni del genere e condividerle su Facebook. Non pensano a «che diavolo sto facendo?», ma a come ottenere i risultati migliori, in questo caso a far venire il video il meglio possibile, e infatti «zio, saluta il Tg5». La popolarità supera la moralità, l’avere un seguito supera la pena e la compassione, e questo è ciò che si ottiene.

Una frase mi ha particolarmente fatto rabbrividire. Mentre la bionda mena, il cameraman la incita «Vai così, vai, cattiva». Ora, che problemi può avere questo ragazzo? Non sta incitando due wrestler, sta incitando due quindicenni. Due appena più che bambine. E lui stesso è appena più che bambino. Perché tanto odio, perché tanto sadismo? Ecco, a questo non so rispondere.

Ultima ma non inferiore questione. Questa biondina tutto pepe avrà sicuramente sbagliato ad agire così, non dimostrando neanche un briciolo di pena per l’avversaria più che mai sconfitta e umiliata. Avrà sbagliato e deve pagare, sì. Ma è pur sempre una ragazzina immatura, e questo video caricato sul web, dove tutti lo possono vedere, porterà a problemi anche a lei. E infatti la rete, essendo una giungla, ha già adeguatamente infarcito il profilo della biondina violenta con minacce di morte (ovviamente a lei e alla sua famiglia), insulti e altre millemila frasi di odio. Che non è proprio il modo perfetto per educare un’adolescente. Il video, comunque, è già ovviamente stato ricaricato e rivisto e condiviso da altre migliaia di persone, e quindi altre frasi e altre minacce di morte spetteranno alla protagonista (attenzione, contiene immagini forti: http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/2014/notizia/milano-15enne-picchia-rivale-in-amore-video-diventa-un-caso-in-rete_2025656.shtml)

postA me non preoccupa tanto la biondina che sì, è comunque troppo violenta, mi preoccupa di più il ragazzino che riprende tutto. Un domani, quella minorenne picchiata sotto l’indifferenza di tutti – lui compreso – potrebbe essere sua figlia.

Ps: il bisogno di apparire e di ottenere dei like sta veramente friggendo il cervello dei giovani. Come questa ragazza americana, che si è fatta una foto – e ovviamente l’ha postata sul suo social preferito – assieme a un cadavere di un obitorio. Ditemi voi…

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3 commentiCosa ne è stato scritto

    • Fabrizio Cilindro

      Effettivamente in questo caso supercazzola vuole indicare il “cazziatone”. Ma siccome i miei cazziatoni spesso sfociano in cose che non centrano, ho voluto tutelarmi sin dall’inizio…

      Rispondi

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