Per una nuova democrazia (parte terza)

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Ad ottobre del 2013, con l’approvazione del famoso emendamento penta stellato in Commissione Giustizia al Senato che avrebbe dovuto abolire il reato di clandestinità, il dibattito sulla democrazia diretta e sul suo reale significato è salito di tono.

I cittadini iscritti al Movimento Cinque Stelle hanno cominciato finalmente a mettere alla prova la loro reale coscienza/conoscenza del fine ultimo di tale movimento politico: la democrazia diretta. L’emendamento ha visto infatti la reazione di Beppe Grillo e Casaleggio che, con decisione dirigista, hanno indetto la consultazione on line degli iscritti per appurare l’opinione di quest’ultimi riguardo al reato di clandestinità. È opportuno ricordare che, con l’emendamento dei portavoce grillini al Senato, non si elimina democrazia diretta parte terza 2il reato di clandestinità ma lo si muta in illecito amministrativo evitando di iscrivere nel registro degli indagati individui per il solo fatto di esistere. Ma quest’ultima è un’opinione di chi ha votato SI nella consultazione on line sul sito ufficiale del M5S (avvenuta il 13 gennaio scorso), ovviamente. Molti hanno pensato, votando il NO nel quadro della medesima consultazione, di ritenere indispensabile che il reato non volgesse in qualcosa di diverso perché convinti che fosse l’unica via per ovviare alla dirimente questione dell’immigrazione nel Belpaese e non solo (il referendum svizzero insegna). Certo, vi è stata scarsa e malevola informazione – ad un certo punto sembrava che il Cinque Stelle volesse accogliere l’Africa intera oppure sparare alle frontiere, in base alla fonte d’informazione -, e vi è stato camuffamento della vera ratio dell’emendamento che ha il meritorio compito di provare ad evitare l’ingolfamento nelle aule giudiziarie di poveri diavoli a cui la vita non ha regalato un ex grande paese che adesso vive di welfare famigliare, l’Italia per l’appunto. Per la cronaca, hanno vinto i SI.

Dopo la votazione in Aula (al Senato, nel gennaio scorso) del ddl “pene alternative” con il suddetto emendamento che prevede la depenalizzazione dell’immigrazione clandestina e la sua trasformazione in illecito amministrativo, il tema sembra ormai lontano mille anni luce scalzato dagli insulti alla Boldrini e dalla violenza fisica subita dalla grillina Loredana Lupo, sebbene il problema politico sotteso, ossia la democrazia diretta, rimanga ad ora lo snodo fondamentale da cui si muoverà, o meno, il futuro di questo movimento di cittadini.

Fin d’ora, le prove concrete di democrazia diretta nel Movimento Cinque Stelle sono state la piattaforma, o sistema operativo, Lex, dove vengono discusse alcune proposte di legge presentate dai portavoce penta stellati, e i tavoli di lavoro, consessi di cittadini che liberamente si riuniscono (nei meetup) per proporre ai propri portavoce ipotesi di proposte di legge, interrogazioni, esposti eccetera. Su questi due perni, uno telematico, l’altro fattuale, la democrazia diretta ha cominciato ad avviarsi. Subendo, per la verità, alcune decalcomanie o scimmiottamenti, come la piattaforma on line dell’onorevole pidina Puppato, o i tavoli di lavoro, chiamati in un democrazia diretta parte terza 5accattivante inglese, OST, acronimo di open space technology (ossia tavoli tematici nei vari territori in cui si lavora in gruppo), organizzati dalla lista Sardegna possibile della scrittrice Michela Murgia. Prossimamente sugli schermi alle elezioni regionali sarde.

Francamente, ad ora, il risultato della democrazia diretta è quanto meno confuso. In ambito telematico, manca un ordine strutturato nell’iter di presentazione delle proposte da parte degli iscritti al Movimento; inoltre, vi è solo la possibilità di discutere proposte di legge di natura parlamentare (avanzate e scritte dai portavoce in Parlamento), mentre manca il movimento inverso (bottom up), dal basso verso l’alto, vale a dire che non è possibile caricare sulla piattaforma Lex proposte di legge create da un cittadino o da cittadini iscritti al Movimento. In campo fattuale, l’esperienza dei tavoli di lavoro può ovviare alle mancanze della piattaforma Lex con la strutturazione di proposte o atti da indirizzare direttamente alle Istituzioni attraverso i portavoce in Parlamento, sebbene questa dinamica non sia ancora compiutamente efficace e rodata – rappresenta comunque, al di là del Movimento, un’esperienza di aggregazione sociale, culturale e politica impagabile, degna della commedie humaine di Balzac.

Da queste due modalità dovrà, per forza di cose, evolversi o regredire la democrazia diretta agognata dai Cinque Stelle. Se il progetto sarà vincente, porterà a forme sempre meglio organizzate di partecipazione diretta dei cittadini nel contesto politico, culturale, economico in cui vivono. Se il progetto imputridirà, magari produrrà una buona classe dirigente (con la questione morale finalmente al primo posto), qualche cavallo di razza (checché se ne dica, tra i portavoce, vi sono ottimi elementi già pronti per una esperienza di governo), ma fallirà il suo precipuo compito di completamento della rivoluzione politica del nuovo millennio: la democrazia diretta, applicata e non unicamente utopia mutuata, letterariamente, dalle teorie di Rosseau et similia.

democrazia diretta parte terza 6Nella seconda ipotesi, con il fallimento del progetto penta stellato, l’Italia, Paese avanzato rispetto ad altri sul cammino della democrazia diretta (ed è una bella notizia a prescindere dal credo politico di ciascuno), rafforzerà ancor di più la sua natura conservatrice, utilizzando stancamente gli stilemi novecenteschi della politica: un leader, una classe dirigente, un apparato e gli elettori. Con il beneplacito dei sostenitori dello status quo (democrazia rappresentativa) e della figura del leader “solo al comando”. Ipotesi, peraltro, che non troncherebbe affatto le ali al Movimento, tuttavia facendo emergere il lato più classico del consenso politico. Esso potrebbe sempre consolidarsi in un modello tradizionale dove la democrazia diretta e partecipata sono accantonate, in favore di un leader (qualcuno dei portavoce Cinque Stelle più presenti in TV), una classe dirigente (gli attuali portavoce e qualche attivista più in vista), un apparato (meetup divenuti vere e proprie sezioni di partito) e gli elettori (non più partecipanti attivi ma semplici militanti o cittadini che si limitano a scegliere nell’urna). In un mondo dove a trionfare sarebbe il tifo e il prontuario penta stellato, citato in default (magari in un talk show) e generatore di sguardi convinti e applausi scroscianti, “il ministro dell’economia può farlo anche la casalinga”, “uno vale uno”, “i parlamentari non sono rappresentati ma semplici portavoce”, “da sempre seguo il blog di Beppe”, “Casaleggio è un genio”, “Di Battista è un grande”, “Di Maio piace a mia mamma” eccetera, eccetera. Come un elettore del PD che si nutre di “diritti civili”, “quote rosa”, “articolo 18″, “ma anche”, “la cultura va salvaguardata” “siamo l’unico partito democratico” ecc.; o come l’elettore di Forza Italia con i suoi “Berlusconi è un grande imprenditore”, “toghe rosse”, “Ruby era maggiorenne”, “la libertà”, “le tasse non vanno pagate” ecc. Un mondo vecchio, molto televisivo, poco democratico, molto clientelare, per nulla obiettivo, post-ideologico ma nostalgico dell’ideologia tradotta, a differenza del Novecento, in slogan pubblicitari e poco più.

E speriamo di non dover aggiungere nulla al bellissimo passo di Donne, un romanzo del sempre saggio Hank, al secolo Charles Bukowski: “Era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura, scrittura, scultura, composizione, direzione d’orchestra, campeggio, yoga, copula, gioco d’azzardo, alcool, ozio, gelato di yogurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City…e Renzi vs Berlusconi vs Di Battista”.

*Questo articolo (che si collega alla prima parte e alla seconda parte) è in accordo con la mia correttezza: sono un attivista del Movimento Cinque Stelle, e tutto quello che è stato scritto non potrà che essere tarato senza prescindere da questa confessione. Ad ogni modo la volontà di essere laici nel discorrere di Movimento, Grillo e annessi è (o almeno ve ne era la volontà) rispettata da chi scrive, sperando di conservare quel minimo di onestà intellettuale che, a torto o a ragione, credo fortemente e umilmente di possedere.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Libera Mente

    [...]con il fallimento del progetto penta stellato, l’Italia, Paese avanzato rispetto ad altri sul cammino della democrazia diretta (ed è una bella notizia a prescindere dal credo politico di ciascuno)[...]

    Con questo passaggio si svilisce quasi tutto l’articolo, giacché non è dato sapere per quale motivo un passaggio alla democrazia diretta dovrebbe rendere felici tutti quanti, a prescindere dal credo politico. A parer mio è il contrario, che un passaggio alla democrazia diretta dovrebbe far inorridire tutti quanti, a prescindere dal credo politico di ciascuno.
    A partire dalla considerazione che la democrazia diretta non è affatto un’evoluzione di quella rappresentativa, ma, semmai, storicamente e politicamente, una regressione. E continuando con la considerazione che ad oggi non è dato sapere come questa democrazia diretta dovrebbe essere esercitata, giacché nessuno, nemmeno i suoi fautori più accaniti, sono in grado di spiegare come questa potrebbe garantire una giusta decisione, presa su un’approfondita analisi, una genuina discussione, delle competenze, e non sullo slancio spontaneo del cittadino medio, sull’egoismo totalmente legittimo dell’individuo, sul pressapochismo dovuto alla mancanza di tempo, alla mancanza di informazioni, alla mancanza, anche, di intelligenza e competenza.
    Io non affiderei mai al mio vicino di casa la responsabilità di decidere con un click su questioni di cui non ha mai saputo nulla.
    Vedete un po’ voi, se vi sembra una cosa bella vivere in un plebiscito perpetuo.

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  2. Antonio Capolongo

    Forse il tempo a disposizione per operare il cambiamento racchiude la risposta? E se mal si impiega anche i buoni propositi sfoceranno nel quadro prospettico ed avvilente da te ben descritto, e temuto?
    Mi ha colpito molto, fra gli altri, un passaggio, che si lega al tempo, in senso sia lato che stretto: […]la democrazia diretta, applicata e non unicamente utopia mutuata, letterariamente, dalle teorie di Rousseau et similia.
    Se, quindi, si riuscisse a sospendere qualche attività, frenetica, in favore di un approfondimento da cui trarrà beneficio un popolo intero, si potrà capovolgere la storia che incombe impietosa su di noi. E se in quella pausa ci si volesse dedicare alla lettura di un testo fondamentale, si potrebbe leggere (o rileggere) Il contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau: “L’uomo è nato libero, ma ovunque si trova in catene”.

    Jeremy, grazie.

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