New York da sopra e da sotto

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Tre mesi fa mi sono trasferito a New York. Studio in un’università vicino a Union Square, a Manhattan, come tanti altri, e abito a Queens, come altri due milioni e mezzo di persone. Quasi tutti i giorni vado sotto l’Empire State Building, Times Square, Herald Square, o Bryant Park. Ma è da un po’ che non li vedo. La metropolitana, la subway ha questa caratteristica strana: ti avvicina a tutta la città, ma allo stesso tempo te ne allontana.

ny-subway-mapVai sotto terra per mezz’ora, quaranta minuti, un’ora, due ore o anche più. Hai tempo per leggere, per ascoltare musica, per dormire recuperando il sonno arretrato, per parlare se sei in compagnia. E c’è anche tempo per pensare. Io passo quasi tutto il tempo a pensare a dove mi trovo. Da dove viene tutta la gente che è salita sul treno? Che quartiere c’è sopra di me? Qualcuno è mai stato su Roosevelt Island, quell’isoletta tra Queens e Manhattan? No? Magari è solo una fermata della subway che non usa nessuno. Un puro formalismo sulla linea F?. Ah, no, ecco che qualcuno scende, c’è vita anche nelle fermate più sconosciute. Ci sono palazzi pieni di gente anche qui.

A New York non si abita in un quartiere, ma vicino ad una fermata. Abiti a Chinatown? Ma sulla linea blu? La gialla? La rossa? E se non abiti vicino alla subway, sei sicuro di abitare a New York? Potresti anche vivere in mezzo al West Virginia, coi grizzly bears, circondato da membri del NRA (National Rifle Association, NdR), e con un pickup truck guidato da un tuo nipote che si chiama “Jeb”.

Sapete dove abito io? A “63rd Dr. – Rego Park”. Questa è la mia fermata. La conosco meglio del mio letto. Posso sentirla arrivare anche se mi sono addormentato sul treno. Cara mia, ci ritroviamo ancora. Ormai mi rendo conto anche quando viene cambiato uno dei poster pubblicitari. Il più recente vuole farti andare a vedere un circo a Long Island. Ma per ora resto qui, a casa. Prendete, l’R o l’M per arrivarci. Se è dopo mezzanotte anche l’E vi porta qui.

La fermata "63rd Drive – Rego Park"

La fermata “63rd Drive – Rego Park”

Ha un nome facile da ricordare poichè anche il quartiere (ufficiosamente, come tutti i nomi dei quartieri di New York) si chiama “Rego Park”. Il nome nacque 100 anni fa, e viene da un’azienda edilizia chiamata “Real Good”. REal GOod. Che ingegno! Se vedete le sinagoghe, i negozi kosher con avvisi in cirillico, i complessi infiniti di medici privati e anziani per strada che sembrano non sapere verso dove camminare, allora siete nel posto giusto. Ogni tanto vi potete anche far guidare dal rumore dei bambini impegnati nelle loro vite di scuola elementare. Invece, se intorno a voi ci sono ristoranti puliti, parchi, e vita in generale oltre alle ore di entrata e uscita di scuola, probabilmente siete andati oltre.

Ma va bene. Nessuno ci disturba. Neanche il nostro vicino che lavora i fine settimana e guarda appassionatamente le partite della NFL in ripetizione il lunedì mattina. Go Giants! Anzi, le sue urla servono da sveglia per non dormire troppo a lungo. Go Giants, goddamnit! E paghiamo poco. Molto poco. Almeno pago poco io che sopravvivo grazie alla bontà di mio fratello e sua moglie. E pagare poco per abitare a New York –vicino a una fermata della subway– non è roba che capita tutti i giorni.

Quando ti trovi con qualcuno a scuola, ad un bar, in qualche festa, arriva sempre la domanda: “Ma tu quanto paghi d’affitto?” E poi la solita frase: “Cazzo! Ma quanto costa ‘sta città!” Ma se invece puoi dire “Minchia, io pago questo” e la gente ti guarda con quella faccia di “Magari se questo qua muore, potrei affittare io la sua stanza” allora ti senti un po’ realizzato, anche se ti trovi ad almeno un’ora da casa e anche se quella signora a Rego Park che ha cominciato ad attraversare la strada stamattina forse non è ancora arrivata all’altro marciapiede e probabilmente dovrai ritornare ad aiutarla in qualche momento della notte.E inoltre, chi se ne frega, se puoi stare tutto il giorno in giro?

nyc3Si vive bene a New York, ma magari si vive troppo. Se vuoi mangiare in un bel ristorante, hai l’opzione di assaggiare cibo di qualunque parte del mondo. Anche se non hai voglia di qualcosa di troppo esotico e semplicemente vuoi un Philadelphia Steak. Se ti senti solo e alienato, la solitudine in mezzo al mare di gente della “rush hour” nella subway amplifica la tua solitudine almeno cento volte. Se ti senti felice in mezzo alle luci di Times Square (nel caso questo fosse possibile), magari ti sentirai mille volte più felice che in un altro posto.

Anzi, se arrivi d’estate, potrebbe essere l’estate più calda della tua vita e se arrivi durante l’inverno, sarà l’inverno più freddo, non tanto per la temperatura, ma perché tutti intorno creano la sensazione che tutto ciò che succede in questa città sia sempre la cosa più importante, più grande della storia dell’umanità. Ti senti nel centro del mondo, il vero “Caput Mundi”, poiché da qui tutto il resto sembra indistintamente minuscolo, irrilevante, tutti gli altri posti del mondo sembrano avere una sola cosa in comune: non sono New York!

E allora perché mai vorresti andartene? Qui c’è tutto! Tutti i ristoranti, tutte le band di indie rock, tutti gli artisti, tutti i parchi, tutte le opere di teatro, a Broadway e off-Broadway, tutti i musicals, tutti i film, tutti i negozi, tutti le lingue, non manca niente! Sí, dai, è vero che non potrai vedere tutto, e se le nostre vite sono limitate, le nostre tasche lo sono ancora di più, e la città è ogni giorno più costosa, e più esclusiva e più riservata non ai suoi abitanti, ma ai turisti di un certo livello economico, o agli studenti con genitori benestanti, come le ragazze di “Girls”, o anche a qualcuno come me, che ho bisogno che mi spediscano i soldi da casa anche per vivere in periferia, ma c’è tutto.

Neil Patrick Harris, noto soprattutto per la serie televisiva Doogie Howser e la sitcom How I Met Your Mother.

L’attore Neil Patrick Harris, noto soprattutto per la serie televisiva Doogie Howser e la sitcom How I Met Your Mother.

Magari un giorno incontri Neil Patrick Harris per strada e puoi fargli una foto. Un altro puoi vedere la gente entrare ad una cena elegante trasmessa dalla TV alla quale tu non puoi partecipare. E che ne so, magari un’altra volta vedi la premiere del nuovo film di Batman e ti trovi un Batmobile per strada. Ma intanto puoi girare per la città. Ci deve per forza essere qualche caffè che ti piaccia, qualche ristorante, qualche fetta di pizza “New York Style” ad un dollaro, o anzi qualche libreria, qualche cinema indipendente, qualche museo che, giusto oggi, offre l’entrata gratis.

Può anche capitare che non trovi niente di interessante e allora torni a casa senza fare niente, perchè in ogni caso devi risparmiare per pagare l’affitto e la MetroCard questo mese, o può capitare che devi lavorare tutta la settimana, solo per guadagnare questi preziosi soldi, e magari qualche volta pensi: “Ma cosa sono venuto a fare in questa città, se non posso mai fare niente? Perché me ne rimango qui?”. Perché questa città, che ogni tanto fa sentire straniero anche chi ci abita, non è qui per te, né per nessuno. Semplicemente c’è. Esiste. Nonostante tutti noi che la viviamo e ci viviamo. E questa libertà, la libertà di dover esistere solo per te stesso, non l’ho conosciuta da nessuna altra parte.

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Chi lo ha scritto

Pablo Medina Uribe

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Pablo Medina Uribe è nato nel 1988 a Bogotà, Colombia, città che spesso abita. È scrittore (autore del libro di non-fiction "Historias del fin del mundo"), giornalista politico ed è uno dei fondatori e dei direttori del sito calcistico La Catedral e della radio stazione culturale on-line Radio Pachone. Dopo le elezioni democratiche, il calcio è il suo sport preferito, ma si diverte anche seguendo il baseball ed il basketball. Tifa per la Colombia, il Deportes Tolima, l'Italia, la Roma, i Red Sox e qualunque squadra giochi contro la Spagna.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Carmen Gueye

    Quando qualcuno scrive qualcosa che avresti voluto scrivere tu, il primo impulso è il rammarico, ma poi…grazie!

    Rispondi

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