“Mappa del nuovo mondo” D.W.

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Molte strade, qualche apertura.

Molte strade, qualche apertura.

È incredibile come ci si affezioni a certi percorsi, tratti di strada, particolari nascosti che conosci solo tu.

Una mattina mentre andavo a lavoro, ho intravisto una luce magnifica che illuminava un giardino nascosto dietro una casa abbandonata, mi sono chiesta se anche gli altri passanti l’avessero notata. Così ti leghi a quella strada che percorri ogni mattina, come se fosse ormai un dato di fatto, come se la facessi ad occhi chiusi. Chi la percorre con un libro in mano, un caffè, o la musica nelle orecchie, o semplicemente con i propri pensieri.

Ti senti parte integrante di quel tragitto e lo sei, magari anche per qualcun’altro. Così senza rendertene conto ti affezioni alle dinamiche mattutine. All’uomo che incontravi a metà strada, alla signora assonnata che portava il caffè in ufficio, alle donnine cinesi che lavorano alla Bank of China, al centro cittadino come una fonte di passaggio di mille vite insieme. Strade, mete, tragitti. Come via Fondazza a Bologna, o via Corrado Ricci a Ravenna, strade di una bellezza semplice, che fanno parte integrante di periodi e ti accompagnano nei ricordi.

È da quasi un mese che ho cambiato percorso mattutino, ed ho iniziato a pensare alle strade, ai cambi di rotta, alle mappe,alle bussole e a quel lentamente di Neruda. Al contributo di Ilvo Diamanti in Repubblica, nella sua rubrica “Bussole” o “mappe”. Una promessa per differenziare ogni giorno, affinché quel senso di arrendevolezza non si impadronisca di te e si abbia continuamente la voglia di mettersi in discussione, di cambiare le cose.

Per quasi due anni ho percorso quella strada che mi portava in una piazza dove un teatro e una cinematica la trasformano in un perfetto angolo di centro cittadino. Un lavoro che mi ha regalato una sicurezza, in un paese straniero. Il legame con i colleghi, le pause caffè, le sere fino a tardi in ufficio ad imparare, e poi le colazioni e i pranzi con chi da collega diventa alleato.

Poi arriva quel giorno un po’ per tutti penso. Il giorno in cui non ti riconosci più e vuoi riprendere in mano la tua vita. Come se un cambio di lavoro e di percorso, potessero rappresentare un nuovo stimolo, un rischio, la voglia di rimischiare le carte e vedere quel succede.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUna cara amica recentemente si è licenziata da un posto a tempo indeterminato in Italia. Non ha una controfferta in mano. È un gran salto nel buio, coraggioso, molto coraggioso nell’Italia di oggi. Ma l’ha fatto perché quel cambio di strada rappresenta un nuovo inizio per lei.

È vero che a volte non ci si può permettere di rischiare. C’è chi non ha i mezzi per farlo e c’è chi potrebbe ma non ha il coraggio di farlo. C’è chi ha la possibilità e chi non vede, c’è chi ha deciso di vivere accontentandosi e chi è soddisfatto pienamente di quello che ha. Chi attende e chi medita sul cosa vorrà. Situazioni soggettive, che cambiano sempre, in base a come sei, come ti senti in quel momento dall’angolazione in cui osservi le cose.

Così il cambio di percorso, rappresenta un po’ un nuovo inizio, un punto di partenza diverso. Sia esso un cambio di lavoro, di casa, di paese, o la voglia di cambiare semplicemente.

Ho cambiato strada e con essa mille cose. Una strada nuova, nuove persone, nuove situazioni e allo stesso tempo le identiche dinamiche che ti accompagnano. Così giorno dopo giorno scopro una nuova parte di me, un approccio diverso alle mie giornate, un Lussemburgo diverso.

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