L’orchestra sinfonica: l’ingranaggio perfetto

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Avete presente quei ricordi di bambino che ogni tanto fanno capolino in testa nonsisadadove? La si la sol la si la… Questo è uno dei miei, uno di quelli che mi torna più spesso in testa. zcc1 Venticinque anni fa, minuetto di Boccherini, orchestrina d’archi di allievi, l’attacco. Una scossa improvvisa, una sensazione unica, un attimo eterno. Sono una rotellina dell’ingranaggio perfetto, una parte del tutto. Non avrei mai immaginato. Il mio violino suona, ma è come se io suonassi dentro un disco. Il mio suono piccolo, un po’ insignificante e forse anche goffo, dal tragitto mie mani-mie orecchie si espande, si gonfia, prende vita, corpo ed anima e arriva alle mie orecchie come, appunto, quello di un disco. Ed ho la sensazione incredibile, unica, che quel suono magico dipenda un po’ anche da me. Sono una rotellina dell’ingranaggio. Ricordo perfettamente quell’emozione come se fosse adesso e credo che non potrò mai dimenticarla.

Oggi a distanza di anni non è cambiato nulla. Boccherini diventa di volta in volta in Mozart, Beethoven, Puccini o Mahler, ma la sensazione è sempre la stessa, forse ancora più forte. Suonare in orchestra, suonare con altri, è l’esperienza più unica ed appagante che un musicista possa avere. Ogni volta all’attacco si prova la stessa sensazione, la stessa emozione, la stessa magia.

L’orchestra sinfonica è un microcosmo incredibile, un piccolo Stato, con le sue leggi, le sue regole ferree, le sue prassi non scritte. A capo di tutto c’è il direttore d’orchestra, il Maestro. Ha nelle sue mani e nella sua bacchetta l’intera orchestra. E’ l’unico che può suonare il violino come la tromba, l’oboe o il contrabbasso, contemporaneamente. Una sinfonia di Chaikovsky o Schumann è talmente complessa che modificare un dettaglio in una frase d’assolo del primo clarinetto o del primo fagotto, può far cambiare l’intero movimento della sinfonia. Il musicista d’orchestra suona tecnicamente al meglio un brano,  ma è il direttore a dirgli come interpretarlo.

Il musicista è la testa, il Maestro è l’anima. Quante volte mi sono sentito chiedere: ma a cosa zcc2serve il direttore? L’orchestra non suonerebbe lo stesso da sola?

Avete presente il celebre adagietto della Quinta di Mahler, la colonna sonora di Morte a Venezia, 103 battute? Questa pagina detiene il record fra tutti i brani di musica classica: quello della maggiore differenza di durata che è possibile riscontrare fra le varie interpretazioni. Infatti, molti direttori come il grande Abbado affrontano questo Adagietto facendolo durare circa otto minuti ma è possibile ascoltarne esecuzioni incredibilmente dilatate, come quelle di Bernstein e Haitink, che sfiorano addirittura i quattordici minuti. Lo stesso pezzo dura quasi il doppio!

Come l’allenatore di una squadra di calcio, è il Maestro che fa suonare l’orchestra al 101%, con grinta, con cuore, con emozione, con passione, con dedizione assoluta, convincendo tutti i 60 o più musicisti dell’orchestra, che spesso si credono migliori di lui, che la sua idea, il suo progetto musicale sia bello. E quando succede che tutti i 60 remano convinti nella stessa direzione, allora si crea quella magia, quella forza, quella suggestione che non sono mai riuscito a trovare in nessun altro contesto.

Il pianista che suona da solo (il pianoforte non c’è praticamente mai in orchestra), anche se lo fa in maniera perfetta, non potrà mai raggiungere il grado di soddisfazione ed appagamento di un musicista orchestrale. Ecco perchè tutti gli strumentisti o quasi, sognano di salire sul podio, perchè essere direttore di orchestra è forse davvero il più bel mestiere del mondo. E alcuni di noi talvolta lo fanno, con risultati spesso imbarazzanti, perchè per essere un bravo Maestro servono doti non comuni.

Da praticante-amatore-sportivo posso dire che la cosa più simile alla musica è lo sport, con la differenza sostanziale che nello sport alla fine o si vince o si perde. Nella musica la preparazione alla sfida è simile, l’emozione è identica, il tempo da dedicarle per emergere analogo. Ma alla fine non è così chiaro chi vinca e chi perda. Uno stesso direttore, così come un brano musicale, può essere adorato da alcuni e detestato da altri. Tre sono i passaggi fondamentali della musica: compositore-esecutore-ascoltatore, decisamente troppi per avere un risultato univoco. E’ proprio per questo che Goethe considerava la musica la regina delle Arti.

Nel prossimo Undici vi racconterò quali a mio avviso sono le doti del direttore perfetto. E anche dell’orchestrale perfetto…

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Zcc

Musicista da sempre, nato in una famiglia di musicisti e quindi della peggiore specie. Suona la viola e uno dei suoi sogni è trovare qualcuno che a un concerto non abbia la faccia sbigottita quando gli si dice che no, non è un violino. Ama Tchaikovsky e Puccini, Mahler e Schumann. Non gli piacciono molto Verdi e Rossini, ma non lo dice a nessuno perché se ne vergogna. Da qualche tempo adora la contaminazione e quindi osa accostare Bach ai Deep Purple, Mozart ai Gun's and Roses, Beethoven agli U2. E crede perfino di avere ragione...

Perché non lasci qualcosa di scritto?

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *