Donne e dee, fra mito e leggende. Antica Grecia e Roma Classica a confronto

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Il giorno dedicato alle donne mi ha ispirato. Ho quindi provato a confrontare le tre divinità femminili per eccellenza: Era, Afrodite e Atena, protagoniste del mito del pomo d’oro di Paride. Il mito racconta delle nozze di Teti e Peleo che decisero di non invitare Eris, dea della discordia, per non rischiare che nascessero dissapori tra gli ospiti. Per vendicarsi dell’affronto Eris lanciò tra gli invitati una mela d’oro con la scritta “Alla più bella”. Zeus delegò l’ardua scelta a Paride, principe di Troia. Le tre dee cercarono di corromperlo: Era gli promise grande potere, Atena vittorie perenni sui suoi nemici e Afrodite gli offrì la donna più bella in sposa. Ovviamente il giovane scelse Afrodite.

Chi erano queste divinità e che differenze ci sono tra le figure della religione greca e quelle romane?

Era e Iris

Era e Iris

Era / Giunone

Nella mitologia greca Era nacque da Crono e Rea e fu sorella e moglie di Zeus. Era fu identificata come patrona del parto, del matrimonio e della fedeltà coniugale. Su quest’ultimo elemento, considerando anche i continui tradimenti di Zeus, si incentra il tema della “gelosia di Era” che pervade la mitologia e tutti gli aneddoti che la riguardano. I suoi simboli erano la vacca e il pavone e si narra che, quando desiderava comunicare con gli uomini, lasciasse loro una piuma di pavone in vista. Il desiderio di rivolgersi all’umanità, tuttavia, non era mai positivo. La dea, infatti, odiava a tal punto gli uomini, soprattutto le donne, da usare il genere umano come pedine, come piccoli soldatini per i suoi piani di vendetta nei confronti di Zeus. Le tipiche rappresentazioni di Era la collocavano maestosamente seduta in trono con una melagrana in mano (simbolo della fertilità e della morte) e veniva detta “Era dagli occhi bovini”, cioè dallo sguardo intenso e regale.

Il suo alter-ego romano era Giunone, inizialmente divinità legata al ciclo lunare, poi diventata patrona del parto e del matrimonio e, in seguito, dello Stato romano. Con la diffusione della religione greca, Giunone si sovrappone a Era e ne assume il simbolo del pavone. Differente risulta la raffigurazione della dea, non più in trono ma nell’atto di allattare. Esistono vari templi a lei dedicati, uno dei più famosi è il tempio di Giunone Moneta (colei che ammonisce), sul Campidoglio. Tra i romani si affievolisce l’immagine della divinità gelosa, per lasciare spazio all’immagine della divinità giuda e giudice.

Afrodite

Afrodite

Afrodite/ Venere

Per i greci Afrodite era la dea dalla bellezza, dell’amore e della sessualità. Sposò Efesto, fabbro degli dei, ma fu amante di molti altri uomini, mortali o immortali che fossero. Uno degli amanti più celebri fu Priamo, signore di Troia. Dai due nacque Enea e il mito ad esso legato. Tra gli immortali, invece, l’amante “ufficiale” fu Ares, dio della guerra, con il quale era solita passare molte notti, sempre che lui non fosse impegnato in qualche guerra. Anche nell’Iliade Omero racconta che Afrodite abbandona il letto caldo di Ares per correre in aiuto del figlio Enea.  La nascita di Afrodite è legata a vari aneddoti e le due città che, per secoli, si sono scontrate per ottenere il nome di sua patria natia sono Cipro e Citera. Afrodite veniva spesso affiancata dalle Oreadi (ninfe dei monti). La festa in suo onore era l’Afrodisiaco, molto sentita a Atene e Cipro. Durante i festeggiamenti era lecito avere rapporti sessuali con le sacerdotesse di Afrodite perché, in questo modo, si rendeva omaggio alla sua potenza.

Per i romani Afrodite veniva identificata con la figura di Venere, una delle principali divinità romane, associata all’amore, alla bellezza e alla fertilità, ma non alla sessualità. Le feste sacre in suo onore erano i Veneralia, in onore di Venere Verticordia (colei che apre i cuori). La presenza dominante di questa figura è ben chiara nei Pantheon, ossia templi dedicati a più divinità. Spesso era posta accanto a Giove e Minerva oppure Giove e Giunone. Uno dei più importanti templi di Roma fu quello di Venere e Roma, o meglio di Venus Felix e Roma Aeterna, come augurio di buona sorte alla città stessa.

Minerva  in Mantegna Il trionfo della virtù dettaglio.

Minerva in Mantegna Il trionfo della virtù dettaglio.

Atena/ Minerva

Atena, figlia di Zeus e di Metis (astuzia), incarnava la saggezza, la conoscenza, l’innovazione; era patrona degli artigiani, della tessitura e delle guerra per giusta causa (per i greci le guerre erano di due tipi, la guerra violenta, crudele e feroce, dominio di Ares, e la guerra saggia giusta, contro gli invasori e portata avanti con astuzia e ingegno, dominio di Atena). Divinità amata dal popolo perché portatrice di giustizia e di saggezza, a lei erano attribuiti i simboli della civetta e dell’ulivo. Atena veniva spesso rappresentata con elmo e scudo e affiancata da Nike, la dea della vittoria e della giustizia vittoriosa. Ad un certo punto dell’evoluzione figurativa greca Atena, Nike e Dike (giustizia), si sovrappongono creando l’immagine di una Atena con elmo, ali della vittoria e le insegne della giustizia. Queste saranno le prime rappresentazioni delle figure che, con l’arrivo del  cristianesimo, saranno poi indicate come “angeli”. In opposizione con tutte le altre divinità, Atena sarà sempre nominata come “la vergine”, perché nessun aneddoto riporta la possibilità che essa abbia mai avuto amanti.

La figura romana di Minerva è certamente derivata dall’Atena greca, non ne è un alter-ego, ma la trasposizione dalla cultura greca a quella romana. Il nome Minerva deriva forse dall’etrusco Menrva, simile alla parola latina mens visto che era anche la dea dell’intelletto. Diversamente dal raggio d’azione di Atena, la divinità romana era vista come la vergine dei guerrieri, della poesia, della medicina, del commercio e della musica; in pratica quasi tutte le arti che contemplavano l’utilizzo della ragione. Il suo culto è diffuso in tutta la penisola e, per quanto Publio Ovido la definisca “la dea dai mille compiti”, solo a Roma veniva raffigurata vestita di una cotta di maglia, con elmo e lancia. Uno dei templi più importanti dedicati alla figura di Minerva è il Pantheon di Roma, dedicato alla Triade Capitolina Giunone, Giove e Minerva.

Per quanto le divinità potessero essere simili e le leggende sovrapporsi non era pensabile paragonare e identificare le divinità romane con quelle greche perché, esattamente come succede oggi per i santi, ogni località ha il proprio.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Ermanno

    “forutnae?”

    Quale Università?
    Quanto Cattolica?
    Quanto Sacra?
    E quanto Cuore c’hai messo, fijja mia?
    Ari-provace, t’andrà mejjo la prossima.

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  2. Maria Lorello

    Bellissimo articolo, ma mi sembra che ci sia una svista: Enea era figlio di Anchise (cugino del re Priamo) e non di Priamo, almeno così dicono i testi classici da me letti.

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  3. Luisa Mandrà

    Ciao, bello e chiaro questo articolo che ha fatto luce sulla mia buia confusione accumulata negli anni. Grazie

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