Ad ogni poeta la sua musa

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“Chi dice donna dice danno”. Ma non sempre. Nonostante ci sia questo detto, al quale la maggior parte degli uomini si appella, vi assicuro che il genere femminile sa essere anche protagonista di imprese edificanti… ad esempio ecco le donne che hanno ispirato le pagine più significative del panorama letterario

Parlando di poesia, le donne hanno ispirato da sempre i poeti, talvolta in maniera platonica, altre addirittura carnale. Che ne sarebbe stato dell’”Iliade” se non ci fosse stata Elena? Oppure, della “Divina Commedia” senza Beatrice? È proprio il caso di dire che forse questi uomini “non ne sarebbero mai usciti”.

Grazie a creature meravigliose e celestiali, i poeti hanno potuto esprimere la loro arte nella forma più eloquente e sofferta, con le menti “inebriate” dalla loro presenza. È stato l’amore e la bellezza ad ispirarli, trovando nella donna il comune denominatore. Possa ella essere un’immagine creata dalla mente, come una sorta di “angelo custode”; oppure una donna in carne e ossa, che ha interagito col poeta. O ancora un personaggio meramente ideato a favore dell’opera, senza il quale l’opera stessa non potrebbe sussistere.

E vediamole quindi queste muse ispiratrici. Chi sono?

Sienna Guillory è Elena, nel film Elena di Troia

Sienna Guillory è Elena, nel film Elena di Troia

Partiamo con la già citata ELENA. La vicenda legata a questa figura è complicata, poiché ad essa si deve la causa addirittura di una guerra fra Greci e Troiani, ed al cui nome è associato nel linguaggio comune, un bruttissimo insulto. Elena era ritenuta la donna più bella del mondo e, secondo la mitologia, era figlia di Zeus. Molti pretendenti la chiesero in sposa, ma lei scelse il re di Sparta, Menelao. Mica stupida, mi verrebbe da dire. L’equilibrio matrimoniale venne presto minato con l’arrivo del troiano Paride, che conquistò immediatamente il cuore della regina. Il giovane la rapì e la condusse a Troia, dove fu ammirata da tutti, nonostante fosse stata causa della guerra che si scatenò dopo il suo arrivo, da parte di un marito geloso che la rivoleva con sé. Controversa è la sua fine. Si dice che Menelao non ebbe il coraggio di ucciderla, in quanto rimase abbagliato dalla sua bellezza. L’”Odissea” la vede riconciliata col marito, e dopo otto anni i due fecero ritorno a Sparta. Alla bellezza si perdona dunque tutto? La vicenda della “bella Elena” testimonierebbe di sì.

John William Waterhouse - Penelope e i pretendenti (Penelope and the Suitors, 1912)

John William Waterhouse – Penelope e i pretendenti (Penelope and the Suitors, 1912)

E passiamo a PENELOPE. Secondo la mitologia, sposa di Ulisse e madre di Telemaco. Simbolo di fedeltà e amore coniugale, poiché rimase sola per buona parte della vita, avendo per marito il “viaggiatore per eccellenza”. Nel periodo di lontananza di Ulisse, prima dovuto alla guerra di Troia, in seguito al suo desiderio di vedere il mondo, Penelope fu assillata da diverse proposte di matrimonio da parte dei Proci, i principi di Itaca e delle isole vicine, che si insediarono nell’attesa che ella prendesse una decisione a favore di uno di essi. Ma Penelope continuava a sperare nel ritorno di Ulisse che ormai tutti davano per disperso. Prima di fare la sua scelta aveva chiesto di poter terminare la tessitura di un lenzuolo funebre per il suocero Laerte, ma la donna in realtà ingannava i pretendenti. Di giorno tesseva, di notte disfaceva la tela, al fine di prolungare il più possibile l’attesa dei Proci e dare il tempo ad Ulisse di ritornare. La sua fedeltà e la sua astuzia sono state ben ripagate, perché Ulisse ha fatto ritorno in patria e ha ucciso i Proci. La pazienza porta sempre ad ottenere ciò che si desidera? L’esperienza di Penelope porterebbe ad affermare di sì.

"Il saluto di Beatrice" di Dante Gabriel Rossetti (1859)

“Il saluto di Beatrice” di Dante Gabriel Rossetti (1859)

Non possiamo continuare il discorso senza parlare di BEATRICE, la musa per eccellenza. Dante Alighieri le dedica la “Vita nova”, ma è anche colei che lo accoglierà nel Paradiso alla fine del viaggio nella “Divina Commedia”. Dante in lei vede la donna angelica, simbolo di perfezione, che trasmette sentimenti di grazia e virtù. Beatrice è stata una presenza reale nella vita del poeta. Egli l’ha incontrata una prima volta a nove anni, ed una seconda a diciotto. Diventa un modello capace di avvicinare l’uomo a Dio, in quanto la sua bellezza diviene per Dante il riflesso stesso della bellezza divina. Beatrice quindi come esempio di amore un po’ troppo idealizzato, che nulla ha a che fare con le pulsioni umane tipiche di questo sentimento? Assolutamente sì.

Laura incorona Petrarca

Laura incorona Petrarca (Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb 1263, Firenze)

 

Veniamo a LAURA, quella delle “Chiare, fresche e dolci acque”. È la donna che Francesco Petrarca incontra durante il suo soggiorno ad Avignone e che gli ispira sentimenti talmente profondi da trasformare la vita reale in poesia. Laura lo turba. La bellezza del suo corpo infonde nel poeta il desiderio di un amore terreno. Questa donna diventa il simbolo di tentazione, di passione che può anche introdurre al peccato, addirittura all’allontanamento da Dio. Petrarca è “tormentato nell’animo”, e questo non è male, oserei dire, perché rende Laura più umana rispetto alla Beatrice dantesca, considerata come una sorta di santa. Può esserci vero amore senza passione, sembra essere la domanda? L’esempio di Laura porterebbe a dire di no.

"Visione di Fiammetta" di Dante Gabriel Rossetti, 1878

“Visione di Fiammetta” di Dante Gabriel Rossetti, 1878

FIAMMETTA è la donna amata da Giovanni Boccaccio. Egli conobbe molte donne, ma si innamorò follemente soltanto di lei. Altro personaggio controverso, poiché alcuni la identificano con Maria, la figlia naturale del re Roberto d’Aquino; mentre per altri non sarebbe mai esistita. Qualunque sia la verità, la tradizione la vuole sposata ad un gentiluomo di corte. Ella amò Boccaccio, ma lo tradì a sua volta. Compare con i nome di “Fiammetta” in molte sue opere, e per lei il poeta ha scritto un particolare poema intitolato “Amorosa visione”. Fiammetta rappresenta un mito letterario: l’immaginazione poetica di Boccaccio che prende forma. Sarebbe frutto dei vari amori ed esperienze che hanno coinvolto il poeta nel corso della vita. Possiamo affermare che Fiammetta sia il primo caso in cui la donna diventa l’unica protagonista del romanzo. È una donna terrena e sensuale che si lascia facilmente corteggiare, con disinvoltura e senza troppo preoccuparsi delle conseguenze. Si può osannare qualcuno, anche se il suo comportamento non è sempre corretto? Ebbene sì.

Ed ecco SILVIA, colei che ha ispirato Giacomo Leopardi nell’omonima poesia. Silvia è realmente esistita. È morta in giovane età e per il poeta è stata il simbolo della sua infanzia, dei tempi andati. Silvia è speranza, giovinezza. È colei che ha

"L'amore che resta" di Gus Van Sant

“L’amore che resta” di Gus Van Sant

lavorato al telaio, mentre lui sputava sangue sui libri, nel desiderio comune di vedere un domani migliore. Il destino però ha deluso le loro aspettative, è stato avaro con questa coppia. Lei è morta prima di vederlo il domani, e Leopardi ha perso ogni speranza. Stanco, triste e malaticcio egli riflette sulla condizione umana esprimendo tutto il suo pessimismo esistenziale. Nell’intensa lirica però, la figura di Silvia è viva, vera e rimane simbolo eterno di giovinezza. La “purezza” della donna viene esaltata in Silvia, che si eleva a simbolo di tutte le giovani ragazze, lavoratrici e sfortunate? Direi di sì.

Lucia respinge Don Rodrigo nella versione televisiva di "I promessi sposi"

Lucia respinge Don Rodrigo nella versione televisiva di “I promessi sposi”

Infine troviamo LUCIA, che è protagonista di un romanzo storico, “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. La popolana amata da Renzo, il cui matrimonio è stato osteggiato in tutti i modi possibili, rappresenta per l’autore il prototipo della donna umile, devota, pudica. Lucia dentro di sé nasconde coraggio e molta determinazione nell’affrontare le prove che la vita le sottopone. La fede secondo lei è il tramite che aiuta a sopportare le sofferenze. Dio interviene nelle vicende umane al momento opportuno, per consolare e far trionfare il bene. Lucia incarna la visione che Manzoni ha della storia. Il concetto di “divina provvidenza” attorno cui il romanzo ruota. La donna è dunque forte e sopporta ogni cosa con atteggiamento stoico? Purtroppo, l’esempio di Lucia ci porterebbe a rispondere di sì.

L’elenco delle donne in quanto muse ispiratrici sarebbe ancora lungo. Infinito. Ma vogliamo fermarci qui, e riflettere su quanto detto.

Che cosa porta un uomo, in questo caso un poeta, ad esternare il proprio amore in versi nei confronti di una donna?

Se dovessimo costruire a tavolino la donna perfetta, la musa ispiratrice per eccellenza, forse avrebbe la bellezza di Elena, la pazienza di Penelope, la purezza di Beatrice, le pulsioni umane di Laura, la leggerezza di Fiammetta, la freschezza e la volontà di Silvia, e il coraggio di Lucia.

Ne uscirebbe davvero un essere interessante. Salvo poi realizzare che se la musa ispiratrice è fuori da ogni tipo di canone e giunge a “colpirci” quando meno ce lo aspettiamo, in realtà abbiamo creato un mostro.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. antonio

    _______Vorrei poter vedere qui fra queste grande MUSE la mia “ARGENTATA”
    che mi ha tirato fuori da un profondo tunnel, e mi ha rimesso a vivere .______(IO)

    Rispondi

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