Il senso della vergogna ai tempi di questa politica

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Cosa ci impedisce più d’ogni altra cosa di comportarci in maniera contraria alle regole e alle leggi? Certo, la prospettiva di una sanzione, di finire sotto processo o peggio in galera sono forti deterrenti. Ma ciò che più ci frena non è la possibilità di essere condannati da un giudice, quanto di essere condannati dal circolo sociale a cui apparteniamo.

E’ cioè soprattutto riprovazione di parenti, amici, colleghi, nel caso in cui venissimo scoperti che susciterebbe in noi un profondo senso di vergogna, a dissuaderci dal commettere azioni illegali, disoneste o anche solo inopportune. L’emarginazione dal nostro circolo sociale è la peggiore delle sanzioni.

Per fare un esempio molto stupido: se siamo fumatori, ci asteniamo da fumare in un cinema non perché abbiamo timore di essere multati, quanto perché – in quel contesto – l’atto di fumare ci renderrebbe oggetto di disapprovazione da parte degli altri spettatori e quindi ci vergogneremmo. Lo stesso capita ad esempio se gettiamo cartacce per terra nel corridoio del nostro luogo di lavoro o anche per strada.

Quando invece l’intorno in cui ci muoviamo e in cui siamo cresciuti non considera scorretti alcuni comportamenti, una volta che essi siano fatti oggetti di critica da parte di qualcuno, noi ci sentiamo innocenti e in totale diritto di rifiutare le sanzioni. Oggi, la maggior parte di noi ritiene sbagliato buttare una bottiglia di vetro nel contenitore dell’immondizia indifferenziata, ma non era così trent’anni fa, quando in pochi l’avrebbero considerata una cattiva azione e si sarebbero difesi, sentendosi sinceramente innocenti, se fossero stati accusati d’essersi comportati male. Perché 30 anni fa il nostro intorno sociale non riteneva sbagliato non riciclare il vetro.

Annamaria Cancellieri (Roma, 22 ottobre 1943), ministro della giustizia del governo Letta.

Annamaria Cancellieri (Roma, 22 ottobre 1943), ministro della giustizia del governo Letta.

Per questo, quando la Cancellieri e la De Girolamo si sono rifiutate di dimettersi di fronte alle accuse di favoritismi e clientelismo (lo stesso può dirsi più o meno per le ‘spese pazze’ di vari consiglieri regionali), l’aspetto veramente grave della vicenda non risiede tanto in ciò che avevano fatto, quanto piuttosto nel constatare che, difendendosi, esse erano autenticamente sincere. Erano cioè sinceramente convinte di non aver fatto nulla di male e di non meritarsi, dunque, le accuse che venivano loro rivolte.

Le due ministre si sono cioè comportate come faremmo noi se un vigile volesse multarci perché abbiamo attraversato una strada urbana non sulle strisce pedonali: una manchevolezza irrisoria che non merita neanche l’attenzione del vigile e che nessuna delle persone che appartengono al nostro intorno sociale considera un comportamento riprovevole. Se quindi la Cancellieri (certamente non la peggior rappresentante dell’attuale classe politica italiana) non ritiene giusto dimettersi dopo che è stato svelato un suo favoritismo nei confronti di un conoscente, l’estrema gravità della cosa non sta nel fatto che un ministro si sia comportato così (probabilmente può accadere anche in qualche democrazia avanzata della Scandinavia), ma che la sua reazione, una volta venuto alla luce un comportamento del genere, sottintenda che l’intorno sociale a cui essa appartiene non considera riprovevole tale comportamento e dunque non suscita nel ministro quel senso di vergogna che dovrebbe, automaticamente, portare alle dimissioni (come accade in qualche democrazia avanzata della Scandinavia).

Nunzia De Girolamo (Benevento, 10 ottobre 1975), ministro dell'Agricoltura del governo Letta e deputata per il Nuovo Centrodestra

Nunzia De Girolamo (Benevento, 10 ottobre 1975), ministro dell’Agricoltura del governo Letta e deputata per il Nuovo Centrodestra

L’intorno in cui si muovono la Cancellieri e la De Girolamo, ossia l’universo politico italiano (sì, sto generalizzando) è caratterizzato da un sistema di regole, di modus vivendi, di consuetudini per cui chi vi cresce e ci vive da anni finisce per considerare sinceramente normale e moralmente molto poco grave rendersi autore comportamenti di clientelismo e favoritismo oppure spendere soldi pubblici per ogni tipo di sfizio e capriccio. La maggior parte dei politici italiani (sì, sto generalizzando) è nata, è cresciuta ed ha fatto carriera in questo sistema di (dis)valori, lo ha fatto proprio, lo considera normale, ordinario, necessario e vi si muove in maniera, per così dire meccanica, spontanea…sincera….

Lasciando da parte i reati di rilevanza penale (di cui si devono occupare i giudici), queste vicende di comportamenti “inopportuni” per un ministro o di ruberie quasi infantili (ma non per questo meno biasimabili), ma soprattutto la posizione di difesa di chi ne è stato protagonista ci restituiscono dunque – se mai avessimo avuto bisogno di una conferma – un sistema marcio fino al midollo, putrido sin dalle fondamenta, la cui pulizia difficilmente può passare per una “semplice” sostituzione di persone.

Inoltre, se è vero che l’attuale classe politica italiana costituisce una becera “casta” dalle caratteristiche appena descritte, chiusa su e in se stessa, dove gli appartenenti si assolvono a vicenda, è altrettanto vero che essa è espressione diretta (anche se certamente peggiore) del resto del Paese: l’Italia, così come ogni altra cultura latina (sì, sto generalizzando) è il paese dove non si accetta mai alcuna sanzione, dove si fa sempre ricorso, dove si grida sempre: “Arbitro, non l’ho toccato!” anche se gli hai appena spezzato tibia e perone.

Per questo io ammiro assai coloro i quali avvertono ancora la speranza di poter cambiare, a breve termine, l’anima di questa politica e di questo Paese. Quelli che credono che questo Paese non sia immobile da secoli. Perché se ciò accadrà nell’arco di due generazioni sarà merito loro. Prima….è impossibile.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Paolo Maria Gallo

    Condivido quanto scritto nell’articolo, ma sono convinto che sia necessario rifondare tutta la politica, ridarle il suo significato primigenio di servizio verso la collettività al fine di migliorarne le condizioni di vita. Bisognerebbe riscrivere alcune leggi che regolano la vita dei politici nell’esercizio delle loro funzioni, partendo dal popolo, dal basso: è inutile scegliere chi ci rappresenta, se una volta arrivato al “cadreghin” si comporta secondo regole, scritte e non scritte, che niente hanno a che vedere col bene della Nazione. Un decalogo di buona condotta del politico nell’esercizio delle sue funzioni. E se sbaglia, paga uscendo definitivamente di scena dalla porta di servizio, col divieto assoluto di rientrare in gioco a qualsiasi titolo

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