Hugo Jaeger. Il fotografo del nazismo

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Spero che nessuno si offenda se affermo che al giorno d’oggi non c’è attività umana più abusata di quella della fotografia. Prima dell’avvento della digitalizzazione sfrenata esistevano due tipi di fotografi: i professionisti ed i tipi in vacanza. I professionisti facevano marciare il mercato dei rullini, erano l’unica finestra su un mondo ignaro di cosa fosse internet e che aveva bisogno di loro per sapere che faccia avesse un vietnamita. I tipi in vacanza usavano anche loro i rullini, si, ma avevano pretese più basse, molto più nazionalpopolari. I professionisti sapevano raccontarti il mondo con un click, i tipi in vacanza non facevano danni, si tenevano le foto per sé ed al massimo tagliavano qualche piede o qualche testa.

A volte essere professionisti ti catapulta proprio dove la storia si sta compiendo: è stato il caso di Hugo Jaeger, il fotografo del nazismo.

Tra tutti i lasciti nefasti dei totalitarismi del XX secolo, ce ne sono un paio che l’opinione pubblica tende a sottovalutare quanto ad impatto sulla società moderna: la nascita dei cosiddetti “Ministeri della Cultura” e la spettacolarizzazione del consenso. Le due invenzioni marciano di pari passo con lo stesso identico obiettivo, cioè educare il popolo ai giusti valori del regime ed al culto della personalità del dittatore di turno. E’ del 1937 la creazione del famigerato MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) di fascista memoria. Pochi anni prima Joseph Goebbels aveva creato il Ministero della Propaganda Nazista. I due regimi, nazista e fascista, hanno fatto dei riti spettacolari un tratto distintivo, con sacerdoti per celebrarli e qualcuno che potesse documentare l’accaduto, così da far arrivare quelle immagini (all’epoca più facilmente divulgabili dei traballanti filmati) fino ai più sperduti angoli dello stato.

HITLER/JAEGER FILEHugo Jaeger è stato il fotografo ufficiale di Hitler dal 1936 fino al 1945. Jaeger ha seguito il dittatore tedesco in ogni occasione pubblica e privata, scattando foto bellissime, a colori, e terribili nel loro senso storico (la loro straordinaria qualità mi spinge a ricordarvi che all’epoca non si potevano spostare nel cestino le foto brutte per poi scattarle di nuovo…). Finito il conflitto, Jaeger nascose le sue foto, a migliaia, sottoterra, per paura di rappresaglie da parte degli Alleati. Uno dei tanti atti di codardia di cui è pieno ogni periodo di caduta dell’impero, ma che permetterà a Jaeger di recuperare il tutto a metà degli anni ’50 per dare poi il suo archivio in pasto alla fu rivista Life.

Per una analisi critica dell’operato di ogni singolo cittadino tedesco durante il regime nazista rimando a chi, meglio di me, ha già affrontato il tema, come ad esempio Daniel Goldenhagen nel suo preziosissimo “I volenterosi carnefici di Hitler”. Mi interessa invece attirare l’attenzione sulle fotografie, un documento straordinario, lo spaccato di un’epoca assurda e terribilmente straniante nella quale gli ordini di invasione della Francia si sovrapponevano ai piani di sterminio degli ebrei ed alle leggi sulla tutela dei cani, delle mucche e dei cavalli, come nel caso del famoso Tierschutgesetz del ’33 che proibiva ogni tortura inutile agli animali. Le immagini si susseguono vorticose: si va dalle panoramiche dei mistici raduni nazisti ai mezzipiani di Hitler durante i comizi, per poi passare ai momenti di cazzeggio dei soldati durante il Santo Natale (ricordiamo che una volta sterminati gli ebrei e vinta la guerra, i gaudenti ed atei nazisti sarebbero passati allo smantellamento dell’apparato della Sacra Romana Chiesa) fino ad arrivare alle foto delle popolazioni bombardate, bambini bambine donne uomini che ben poco hanno da sorridere nell’obiettivo di Jaeger. Di un periodo incredibile della storia moderna le foto di Hugo Jaeger sono una testimonianza altrettanto strabiliante, e da ogni immagine, da ogni singolo fotogramma sembra di sentire la voce del fotografo che sussurra: “Ah non ci credete? Beh guardate qua”.

In questa pagina trovate una parte dello straordinario patrimonio che ci ha lasciato Jaeger.

Non ci è dato sapere cosa provasse la sua anima mentre fotografava queste giovani donne ebree costrette a portare la famosa stella gialla sul petto, o come si sentisse a vedere migliaia di bambini imbevuti di propaganda nazista inneggiare al loro Führer. Di sicuro non poteva non capire che i folli piani eliminazionisti del leader che seguiva da anni sarebbero diventati presto realtà, come Hitler andava affermando almeno dal 1925.

Il popolo tedesco è stato protagonista di una faticosa e dolorosa opera di autoanalisi per comprendere e superare le premesse culturali che hanno permesso ad un dittatore che da anni ripeteva in ogni occasione pubblica e privata le sue follie di salire al potere con libere elezioni (senza dimenticare il deludente risultato elettorale del Partito Nazista nel 1928).

Nell’anno che inaugura l’inizio di un’altra follia, il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, la consultazione di queste foto merita un’osservazione attenta e profonda.

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