Conoscere Android – parte quarta

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Nelle precedente puntata, dopo aver introdotto, configurato ed infine esplorato un po’ il sistema Android, ci eravamo lasciati con argomento un po’ fuori le righe ma fondamentale per conquistare piena libertà di agire sul nostro smartphone: il rooting.

Perché “rootare”?

Ci si potrebbe dilungare non poco sulla questione “rooting sì, rooting no“; rimando alle tante letture reperibili in rete per approfondire la questione, le quali probabilmente per il solo fatto di essere state scritte condurranno alla conclusione che, sì, ci sono vari buoni motivi per farlo. Diciamo che è un po’ come riuscire a possedere tutte le chiavi di casa invece di accontentarsi di trovare porte e cassetti chiusi dal proprietario dell’appartamento, alla luce della non trascurabile questione che la casa non è in affitto, ma l’abbiamo comprata!

Setcpu

Un’applicazione per controllare la frequenza del processore. Root only!

Praticamente, avendo i permessi di root si possono eseguire una serie di operazioni molto interessanti, precluse all’utente standard: ad esempio, visualizzare tutti i file e le cartelle senza limitazioni, modificare i parametri del processore, disinstallare fastidiose app preinstallate, bloccare connessioni di rete malevoli e di conseguenza i banner pubblicitari (questione eticamente controversa, ma tant’è), eseguire backup e restore delle app e dei relativi dati, fare spazio nella memoria interna spostando e “collegando” le app nella scheda SD (tutte le app, in modo più completo rispetto a quello permesso nativamente da Android), gestire le applicazioni che partono in autorun all’avvio del sistema, configurare in modo puntuale l’aspetto dell’interfaccia grafica e rifinire vari parametri interni di funzionamento, visualizzare i log (è necessario essere root dalla versione 4.1 di Android in poi), utilizzare interessanti programmi per “tenere a bada” le applicazioni in esecuzione e script per ottenere il massimo dal sistema, e, volendo, scendere nel dettaglio dei file di configurazione e modificarli a mano.
Proviamo a cercare le app che richiedono permessi di root sul Play Store per farci un’idea.

Il rooting

Eseguire il “rooting” significa acquisire la capacità di poter agire all’occorrenza come superutente “root”, che, come accennato, ha pieni poteri nel sistema ed è di default disabilitato su qualsiasi dispositivo che acquistiamo.

Tecnicamente, per permettere alle applicazioni di eseguire operazioni privilegiate come utente root, è necessario richiedere tramite apposite app (le più note sono “superuser” e “supersu”) l’esecuzione del classico file di stampo Unix “su” (su è il nome del file, abbreviazione di superuser).

Ma qui sorge il problema: per far ciò è necessario inserire sia il file binario su sia l’app per richiamarlo all’interno del sistema, ovvero all’interno della partizione /system, in cui, come visto, non si ha permesso di scrittura! Nei sistemi informatici però la parola “impossibile” non esiste; quindi sono state messe appunto varie procedure per eseguire il rooting, eseguibili in genere collegando lo smartphone al PC (di norma Windows) ed eseguendo script basati sullo sfruttamento di exploit (falle o bug di un sistema) o utilizzando programmi destinati agli sviluppatori e non ufficialmente rilasciati al pubblico, ecc…

Vedremo che eseguire il rooting è un’operazione, a seconda dei casi, più o meno “pericolosa” e, sfortunatamente, non esiste nemmeno un metodo univoco: per ogni dispositivo va ricercata e messa in pratica la giusta procedura. Niente panico; molto probabilmente c’è chi l’avrà già fatto per noi. Dove? All’interno del forum degli sviluppatori per eccellenza: XDA.

XDA

Il forum XDA developers è un essenziale punto di riferimento per sviluppatori ed utenti del mondo Android (ma non solo, su XDA oltre quella Android ci sono molte altre sezioni).

Superuser

Un’app sta richiedendo il permesso di agire come root

Esistono ovviamente moltissimi altri forum simili in rete (quantificabili nel numero di “uno sfracello”), alcuni anche in lingua italiana; ma se si vuole davvero imparare vale la pena di registrarsi su xda, cercare i forum dedicati al proprio dispositivo e cominciare a seguire le discussioni, anche quelle di carattere generale; essendo un sito internazionale, ovviamente la lingua ufficiale è l’inglese (non c’è da temere per il livello, in media basta che ci si capisca). XDA è anche un ottimo posto da visitare per valutare quale smartphone scegliere in caso di acquisto: più vasti e frequentati saranno i forum dedicati a tal dispositivo, maggiore sarà il supporto ricevibile in caso di problemi!

La ricca e variegata community di XDA quotidianamente crea e testa metodi e soluzioni per utilizzare a pieno i vari device, scrive guide e tutorial e sviluppa utili applicazioni, spesso rilasciate gratuitamente agli iscritti mentre sul Play Store sono messe a pagamento, oltre a implementare le procedure per eseguire il rooting che ci interessano in questo frangente.

Prima di provare a “rootare” innanzitutto informiamoci sui rudimenti del mestiere (se ne siamo un po’ a digiuno direi che è ora di “tirare per la giacchetta” l’amico/cugino/nipote che “ne capisce”), quindi accertiamoci di eseguire alcune importanti operazioni propedeutiche, come installare i driver, i programmi e i tool (ad esempio ADB) giusti sul PC e di imparare a districarsi tra almeno i principali termini gergali (parolacce come flashare, bootloader, ROM, recovery…).

Dunque, immaginiamo di aver trovato il forum giusto per il nostro dispositivo e la procedura per effettuare il rooting, di avere tutto pronto (principalmente di avere anche gli strumenti per poter tornare sui propri passi o reinstallare il sistema in caso di disastri) e soprattutto di essere certi di volerlo fare.

Prima regola: leggere molto attentamente le istruzioni su come configurare il dispositivo (ad esempio settare l’abilitazione del “debug USB”) ed il PC, e possibilmente leggere tutto il thread della discussione. Seconda regola: rileggere daccapo e molto attentamente le istruzioni.
Bisogna comprendere che mettersi a “smanettare” allegramente sullo smartphone alla cieca (ad esempio flashare roba destinata ad un altro dispositivo) può portare a nefaste conseguenze, come ritrovarselo in brick (inutilizzabile come un mattone) e doverlo destinare alla utile funzione di costoso fermacarte.
Inoltre è buona norma informarsi sulle politiche di assistenza del proprio costruttore in caso di “manomissioni”; tranne lodevoli eccezioni, probabilmente si incorrerà nella decadenza della garanzia. E ricordiamo che, come riportato all’inizio ad ogni tutorial, la responsabilità di quel che facciamo coi nostri device è esclusivamente nostra.

Bene, una volta terminate con successo la procedura di rooting e l’eventuale, spesso abbinata installazione di una recovery (un software richiamabile all’accensione del telefono che permette di eseguire varie operazioni “salvavita”), per essere certi che l’operazione sia riuscita il modo più semplice è scaricare un “root checker” dal Play Store.
Ora possiamo addentrarci, con cautela, nei meandri del sistema e cominciare a conoscerlo davvero.

La prossima puntata sarà un po’ esclusiva: tratteremo da vicino alcune app e script utilizzabili unicamente coi permessi di root.

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