Come un decollo: Cortona

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Cortona2Salire verso il colle, una giornata d’inverno.

A volte le cose quotidiane si trasformano in altro, in sorprese che non ti aspetti e che ti fanno meravigliare come davanti ad uno spettacolo mai visto. E così succede in alcuni giorni speciali, in luoghi altrettanto speciali.

Abito da poco meno di un anno in uno dei borghi più belli d’Italia, Cortona (Arezzo), cittadina di origine etrusca che conserva tutto il fascino antico delle pietre, degli alberi secolari e delle usanze che si tramandano.

In questi giorni di inverno, e quest’anno in maniera insolitamente frequente, accade un fenomeno meraviglioso per cui la valle sottostante – Valdichiana – si riempie di nebbia, mentre Cortona rimane pulita, in alto, nascosta alla vista. Io che abito in una zona sottostante, ma solo a due chilometri di distanza dalla città, dalle mie finestre di solito ho una bella visuale del paese, che ogni mattina mi saluta dall’alto, maestoso. In questi giorni invece è sparito, neanche le luci della sera riescono a passare, è tutto avvolto dalla coltre bianca.

Dentro la nebbia c’è tanto freddo, quel gelo umido che ti entra dentro e non ti lascia, e per tutto il giorno non trapela un solo raggio di sole a riscaldare le case. I rumori e il traffico sono come attutiti, sembra quasi che la vita scorra un po’ più lentamente, anche se è solo un’illusione. Così, quando la mancanza della luce del sole si fa più sentire prendo la macchina (non perché sono pigra, sono solo due chilometri, ma ho una bimba piccola) e salgo verso Cortona coi fendinebbia accesi. D’un tratto la coltre cambia un po’ colore, traspare qualcosa di meno bianco, tendente all’azzurro, ma che ancora non è cielo. Poi improvvisa e calda arriva la luce, che ti costringe ad abbassare il parasole e strizzare gli occhi. E’ una luce totale, fortissima, e Cortona torna a farsi vedere in tutto il suo splendore di mattoni e pietra serena. E in un attimo ti lasci la nebbia alle spalle, puoi ancora vederla dal lunotto posteriore, è come decollare con l’aereo, solo tutto un po’ più lento, ma come dall’oblò vedi le nuvole che hai appena attraversato rimanere in basso.

Così salgo in paese e, lasciata la macchina senza stress – non esiste il problema dei parcheggi, e scusate se è poco! – mi incammino per le stradine. Di solito mi faccio una “ruga”, cioè la via principale che si chiama Rugapiana: “ruga” è un termine antico per indicare una strada costeggiata da case e negozi, “piana” perché è in effetti l’unica via del paese non in salita (e che salite!). Se poi ho voglia di camminare mi dirigo verso il Parterre, il meraviglioso parco e camminata che si snoda da Piazza Garibaldi (chiamata “Carbonaia” poiché era lì che veniva venduto il carbone prodotto nelle montagne circostanti) e cinge con una curva lunga circa un chilometro il fianco del paese. Il lungo viale alberato fu creato dai cortonesi nei primi anni del 1800 in onore di Napoleone in visita alla città, e conserva, nonostante il cambio d’uso in passeggiata e luogo di ritrovo popolare, una certa magnificenza. Dal viale, come da Piazza Garibaldi si gode un panorama a 180° della valle sottostante, arrivando a vedere il Monte Amiata e il Lago Trasimeno.

Ma non in queste giornate. Nelle giornate di nebbia tutto ciò che puoi vedere affacciandoti alla balconata o passeggiando al Parterre è un’immensa, soffice colata bianca che abbaglia colpita dai raggi del sole e si perde all’orizzonte. Come un’immensa distesa di panna.

L’indiscutibile fascino del colpo d’occhio, lo stacco cromatico tra questo mare bianco e tutti i colori del paese baciato dal sole impongono una fotografia, con qualsiasi mezzo, non solo ai turisti che in questa stagione non sono molti, ma anche alla gente del posto.

Ma c’è di più. Forse è una mia suggestione, ma credo che questi doni che la natura ci offre, esempi di una potenza degli elementi così grande in confronto a noi piccoli esseri abbiano una ripercussione sui nostri animi. Penso che questi fenomeni, così come altri che mi vengono in mente (uragani, tempeste, ma anche “esplosioni” di fiori in primavera) possano per così dire… elevarci. Così come credo che il punto di vista di chi abita “in alto” e domina una visuale così ampia debba necessariamente esprimersi poi in un qualche tipo di esternazione artistica, o se non altro di “pensiero”. Non so se mi spiego, o se sia solo una pretesa romantica, potrebbe anche sembrare un discorso presuntuoso, come se chi vive “in basso” o addirittura in pianura fosse relegato a una vita gretta. So che non è così semplicistico, allora diciamo che secondo me tutto questo…aiuta. Aiuta a percepire la nostra infinita piccolezza, ma anche la bellezza da cui siamo circondati, aiuta a capire che “sopra”, o se vogliamo “dopo”, c’è sempre qualcosa di bello per cui vale la pena vivere e sognare.

La nebbia in queste giornate è la mia metafora, e tengo strette queste sensazioni. Consiglierei a chiunque voglia fare una gita a Cortona in questi periodi dell’anno di consultare il meteo il giorno prima, e verificare che sia prevista tanta, tanta panna montata.

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7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Grazie della descrizione e delle sensazioni che, sicuramente, entreranno in un’analisi complessiva della storia odierna italiana.
    Molto raramente una persona riesce ad esternare, in guisa simile all’autrice di questo testo, concetti che rinviano a forme arcaiche di linguaggio in cui locutore ed interlocutore si guardano dritti negli occhi alla ricerca di un senso logico della realtà.

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    • silviacorti

      Grazie dei complimenti, sono lusingata. Vorrebbe spiegarmi cosa significa “concetti che rinviano a forme arcaiche di linguaggio in cui locutore ed interlocutore si guardano dritti negli occhi alla ricerca di un senso logico della realtà”. Sono certa che è un altro complimento, non so se meritato, ma vorrei capire meglio…

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      • Antonio

        Anch’io, come lei, ho usato una metafora e, casualmente, la risposta è racchiusa nella replica che lei fa all’attenta lettrice che diradava la nebbia.

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  2. Ester

    Oltre la nebbia, se guarda bene, potrebbe scorgere ben altro che un cielo azzurro:

    “Rifiuti, lo spettro della camorra sulla Toscana. Tra vecchi traffici e nuove paure”
    ttp://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/29/rifiuti-lo-spettro-della-camorra-sulla-toscana-tra-vecchi-traffici-e-nuove-paure/847319/

    Mi piacerebbe capire, cosa intende con la frase: “Non so se mi spiego, o se sia solo una pretesa romantica, potrebbe anche sembrare un discorso presuntuoso, come se chi vive “in basso” o addirittura in pianura fosse relegato a una vita gretta. ”

    P.S. Cortona è bellissima, come tutta la Toscana. Fronte comune per evitare che venga distrutta come la mia terra, un tempo “terra felix”.

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    • silviacorti

      La frase che ho scritto era una metafora: come a dire che chi abita in alto ha una visione delle cose più ampia, un respiro più largo. Ma, ripeto, è solo una metafora, una figura poetica che ho fatto mia…Però mi scusi, non mi rovini il mio sogno bucolico parlandomi dei rifiuti,; lo sappiamo benissimo che esiste questo problema, e dobbiamo TUTTI fare la nostra parte perchè questo non si verifichi mai più, in nessun posto della nostra splendida Italia.

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  3. Ester

    Oltre la nebbia, se guarda bene, potrebbe vedere ben altro che un cielo azzurro:

    “Rifiuti, lo spettro della camorra sulla Toscana. Tra vecchi traffici e nuove paure”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/29/rifiuti-lo-spettro-della-camorra-sulla-toscana-tra-vecchi-traffici-e-nuove-paure/847319/

    Mi piacerebbe capire cosa intende con la frase: “Non so se mi spiego, o se sia solo una pretesa romantica, potrebbe anche sembrare un discorso presuntuoso, come se chi vive “in basso” o addirittura in pianura fosse relegato a una vita gretta.”

    P.S. Cortona è davvero bellissima, come lo è tutta la Toscana. Fronte comune per evitare che diventi come la mia terra… un tempo “terra felix”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/29/rifiuti-lo-spettro-della-camorra-sulla-toscana-tra-vecchi-traffici-e-nuove-paure/847319/

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