Vieni qua, va’ là!

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Quante volte ci è capitato di pronunciare questa frase, così breve, così piena di insidie! Pare sia diventata famosa perché presente in una barzelletta sui carabinieri, ma penso sia veramente pronunciata spesso.

Ecco, una frase così, quando la vedi scritta, fornisce diversi elementi che potremmo raggruppare nell’argomento generale dei monosillabi accentati.

Pensavo di dare qualche dritta per orientarsi in questo ginepraio, scrivendo le stesse cose che di solito racconto ai bambini.

Partiamo intanto dalla parola monosillabo che indica una parola formata da una sola sillaba. Va da sé che se la parola è di una sola sillaba e se ogni parola deve essere dotata di accento, tutti i monosillabi sono accentati, anche se l’accento non è graficamente espresso. Quindi, in pratica, è inutile accentarli, perciò sulla maggioranza dei monosillabi l’accento non va scritto.

Sì, ma allora quando invece va espresso graficamente?

Solo in due casi:

  • quando finiscono con due vocali che formano dittongo (ciò, può, già, più, giù), ma ciò non vale per qui e qua, perché la u che segue la q non è considerata una vera vocale;
  • quando la stessa parola è presente per indicare più significati: con un significato va accentata, con gli altri no.

Si distingue infatti tra:

  • è verbo essere, e congiunzione
  • ché abbreviazione di perché, che congiunzione e pronome relativo;
  • verbo avere, da preposizione;
  • parte del giorno, di preposizione;
  • e avverbi, la articolo, la e li pronome;
  • congiunzione, ne avverbio e pronome;
  • pronome, se congiunzione e pronome;
  • affermazione, si pronome;
  • bevanda, te pronome.

Bisogna aggiungere le note musicali, tutte senza accento, che non entrano in questa distinzione (perciò non è necessario accentare do verbo avere per distinguerlo da do nota musicale).

Altro discorso invece per l’imperativo va’ che non è accentato, ma apostrofato. Si tratta infatti di un troncamento con apostrofo (della parola vai), come per: da’ (dai), fa’ (fai), sta’ (stai), di’ (dici) e po’ (poco).

Facciamo qualche esempio? Si può scrivere: Alberto dà da mangiare al gatto. Li ho usati per venire . La nonna è arrivata . Sarebbe più simpatico se non fosse pieno di .

Bene, adesso vado a preparare un po’ di , perché mi è venuto mal di testa!

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Chi lo ha scritto

Lamaranga

Mi firmo Lamaranga, così mi chiamavano alle Medie, e appena arrivata a Ravenna così mi trovo a essere chiamata (nell’ambiente di lavoro) senza che avessi mai avuto il tempo di fare una simile confidenza. Da sempre inoltre quando uno sbaglia il mio nome mi chiama immancabilmente Monica, ma mia madre giura di non aver mai avuto l’intenzione di darmi questo nome. Sarà che l’inizio non fu uno dei migliori: il nome scelto da mia madre non piacque al prete che mi battezzava e lì per lì ne furono aggiunti altri due. Mettiamola così, ancora non credo di sapere chi veramente sono. Di certo scrivere però, mi aiuta a riconoscermi. “Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo”. (José Saramago-Cecità)  

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. LAWANDA

    d’effetto! come dimenticare la grammatica girovagata così! grazie per l’apostrofo che da un po’ di tempo mi sfuggiva nei trocamenti … oggi la scusa buona è la fretta, ma non paga … ché fa fare solo brutte figure!

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