Nei musei del Bel Paese. La Galleria Borghese

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Sono convinta di rappresentare l’utente medio (e mediocre) di luoghi d’arte, una che di arte non ne capisce niente, ma a cui piace. Non scriverò di arte, ma dei bei posti in cui la si cerca e incrocia – musei, palazzi, gallerie –, di come ci si arriva, quanto costa andarci, se al loro interno si riesce a bere almeno un bicchiere d’acqua, a trovare un bagno senza perdersi in un sotterraneo, a vedere le opere esposte senza ingaggiare un corpo a corpo con gli altri astanti. Perché se si appendono quattro Cézanne in uno spazio di sedici metri quadrati in cui vengono catapultate quaranta persone insieme, verrà più naturale pensare all’omicidio che a quelle belle mele e pere di Cézanne; e durante la stupefatta contemplazione dello studiolo ligneo di Federico da Montefeltro, sinceramente, tutto vorrei sentire tranne l’addetta alla vigilanza che parla dei fatti propri al telefono.
Noi italiani sguazziamo nel chiacchiericcio sul nostro immenso patrimonio artistico – no! Dei dell’Olimpo, scampatemi, non intendo prestarmi al gioco al massacro della percentuale del patrimonio artistico posseduta dall’Italia: ma, sia esso tanto immenso o meno, siamo capaci di conservarlo bene? di renderlo accessibile? e magari di utilizzarlo fruttuosamente, traducendo in pratica quel simpatico luogo comune tanto italico secondo cui “potremmo campare tutti con l’arte e il turismo”?
Me ne vado un po’ in giro, in questi mesi, e vediamo che scopro.

La Galleria Borghese. Dove, quando e quanto: faccio il biglietto e vado.
La Galleria Borghese è a Roma, all’interno della Villa Borghese Pinciana, cioè l’edificio intorno al quale fu organizzato il parco detto, appunto, di Villa Borghese.

Galleria Borghese con sole e cielo di un bell'azzurro romano

Galleria Borghese con sole e cielo di un bell’azzurro romano

Centrale, dunque, e facile da raggiungere (a me il destino ha riservato una magnifica giornata di sole e ho fatto un girone meraviglioso, salendo da Trinità dei Monti). È aperta tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30, tranne il lunedì, il 25 dicembre e il Primo gennaio.
Il biglietto. Si accede soltanto previa prenotazione (ho prenotato circa una settimana prima, ma l’inizio di dicembre è per Roma bassa stagione, come mi confermeranno anche all’interno della Galleria). Posso comprare il biglietto su TicketOne, dal sito della Galleria Borghese (galleriaborghese.it) vi si rimanda direttamente, sono già registrata e farei in fretta. Ma cerco maggiori informazioni, perché da quanto capisco nei primi passi dell’acquisto su TicketOne, questo biglietto consente di restare nella Galleria per sole due ore (si entra per fasce orarie) e voglio saperne di più. C’è un numero telefonico per le prenotazioni, lo chiamo. Una signora cortese mi spiega che posso prenotare e poi pagare il biglietto all’ingresso; le chiedo se il biglietto consente una visita di due ore e lei mi risponde “guardi che lei può anche uscire prima”(gentile a ricordarmi che anche dentro questa Galleria resto una libera cittadina); le dico che a me due ore sembrano poche, lei concorda, ma ribatte che per restare più tempo devo prenotare (e comprare) due biglietti, in modo da avere accesso a due fasce orarie successive.

Bellissime sedie, ma difficile sedersi

Bellissime sedie, ma difficile sedersi

Bene, compro due biglietti (uno per le 13 e uno per le 15, per 22 euro complessivi). La signora insiste perché io arrivi mezzora prima, le chiedo se avendo già il biglietto comprato online potrei arrivare all’ultimo e lei mi risponde di no. Perché tutta questa vicenda noiosa di prenotazioni, rigide fasce orarie e mezzorate di anticipo? Un motivo c’è. L’edificio in cui la Galleria è ospitata fu costruito nel Seicento per custodire la collezione che il Cardinale Scipione Caffarelli Borghese andava raccogliendo, certo non con il progetto di fare scorrazzare tra le sale decine di migliaia di persone l’anno. Non si tratta di un luogo nato recentemente come spazio museale, ma di un seicentesco edificio meraviglioso in cui raccogliere meraviglie per pochi eletti, che ora invece apre le sue porte a quasi 500.000 visitatori l’anno (è il 16mo museo più visitato d’Italia secondo i dati del 2008, http://static.touring.it/store/document/21_file.pdf). In ogni fascia oraria – mi ha spiegato un’addetta alla vigilanza – vengono fatte entrare al massimo 360 persone.

I Giardini segreti, non accessibili (altrimenti non sarebbero segreti)

I Giardini segreti, non accessibili (altrimenti non sarebbero segreti)

La Galleria Borghese online. Se googlo (vabbè dai, ormai l’ho scritto) “Galleria Borghese”, trovo galleriaborghese.it, cioè un “sito prenotazioni Galleria Borghese”, ma anche un “sito ufficiale della Galleria Borghese”, e cioè galleriaborghese.beniculturali.it, molto ricco, con pagine di descrizione di tutte le sale, molte immagini (e accesso alle pagine dell’intero Polo museale romano, alla Sovrintendenza, ecc.). Il “sito prenotazioni” ha la versione in inglese, quello “ufficiale” in spagnolo. Da entrambi i siti, il link per l’acquisto biglietti conduce a tosc.it (TickeOne Servizi Culturali); nel secondo però mi viene annunciato che acquisterò su ticketeria.it (la pagina non è aggiornata).

Utilità: accessi, vitto, alloggio, acquisti e compagni di viaggio.
Con cordiale discrezionalità, il garbato bigliettista trasforma sua sponte i miei due ingressi interi in un ingresso e un ridotto (13 euro invece di 22): scoprirò poi che il mio Nume tutelare ha scelto per me una giornata di afflusso eccezionalmente basso. Il bigliettista mi suggerisce di avvertire il personale che ho due ingressi consecutivi, e che al termine delle prime due ore sarò fatta accomodare all’uscita e poi fatta rientrare; si sbaglia, c’è così poca gente che nessuno viene invitato a uscire. Borsa al guardaroba, mi faccio tentare dall’audioguida (5 euro), poi compro una guida nel bookshop (bella, ma pure 25 euro: nelle sale però si trovano schede di descrizione, almeno per gli affreschi).

Scheda descrittiva delle decorazioni

Scheda descrittiva delle decorazioni

Il bookshop è piccolo, come il bar: biglietteria, bar, bagni e le altre “utilità” si trovano tutte nel seminterrato (suppongo che questa sia la sistemazione data con l’importante restauro della Galleria concluso nel 1997 dopo quattordici anni). Gli addetti alla vigilanza all’interno della Galleria sono pochi, discreti e disponibili (nei giorni di affluenza maggiore suppongo siano più numerosi). Problematico, invece, l’ingresso per i disabili che usano la sedia a rotelle. Mentre è possibile accedere al piano terreno della Galleria tramite da una porta posteriore, l’unico ascensore per il primo piano, dove si trova la Pinacoteca, è un oggetto d’epoca, tanto minuscolo da non potere contenere una sedia a rotelle, per cui è indispensabile riuscire a reggersi in qualche modo durante il trasporto, per poi usare al primo piano una delle sedie a rotelle messe a disposizione. L’inserimento in questi spazi di un ascensore più capiente è probabilmente irrealizzabile e, anche in questo caso, storia e struttura dell’edificio rendono impossibile fruire di agevolazioni scontate negli spazi museali contemporanei.

L'ascensore d'epoca

L’ascensore d’epoca

La Galleria: che cosa c’è e perché.
Il tratto distintivo e tuttora straordinario della Galleria Borghese è la nascita contemporanea della collezione e del suo contenitore, la Villa Borghese Pinciana, all’inizio del Seicento. Il potente Cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, fece costruire la palazzina per raccogliervi e mostrare le preziose opere d’arte da lui acquisite, anche in modo rocambolesco e spregiudicato; esemplare della sua disinvolta autorità è la vicenda della Deposizione Baglioni di Raffaello, che fu rubata su suo ordine da un monastero perugino. Intorno alla palazzina, su altri terreni della famiglia Borghese, fu disegnato il parco.
I Borghese erano, nel Seicento, dei veri ricconi: oltre a un patrimonio immobiliare da fare collassare Roberto Carlino, possedevano circa 800 quadri tra il prestigioso e l’inestimabile e una straordinaria collezione archeologica. All’epoca della Rivoluzione francese, diverse opere della collezione originaria furono vendute (per esempio, il Sogno del cavaliere di Raffaello), ma a ridurla sostanziosamente fu Napoleone Bonaparte. Sua sorella Paolina (nella sala I la vedrete scolpita da Antonio Canova come Venere Vincitrice) sposò il principe Camillo Borghese, Napoleone vide la collezione, si innamorò della parte archeologica e fece a Camillo un’offerta che non si poteva rifiutare (non vi è memoria di teste di cavallo, ma io scommetterei su un loro ruolo nella vicenda): a un prezzo stracciato comprò 344 pezzi, li fece impacchettare e li portò a Parigi, dove potete ammirarli, al prezzo di 16 euro, tutti i giorni dell’anno – tranne il martedì, il giorno di Natale e il Primo Maggio – al Museo del Louvre. Lo Stato italiano comprò villa e parco nel 1901 e nel 1903 li cedette al Comune di Roma, che li aprì al pubblico; nel 1902 lo Stato aveva acquisito anche la collezione.
All’interno delle sale interamente affrescate e decorate (durante un totale rinnovamento degli interni nel Settecento), troverete al piano terreno i “marmi archeologici” insieme a un nucleo di sculture moderne, tra cui spiccano alcune opere di Gian Lorenzo Bernini (Enea e Anchise, il Ratto di Proserpina, Apollo e Dafne) e al primo piano, nella cosiddetta Pinacoteca, le opere rinascimentali e seicentesche. Fanno eccezione i quadri del Caravaggio, al pianoterra.

Le sale della Pinacoteca, al primo piano

Le sale della Pinacoteca, al primo piano

Se due ore vi sembran poche…: consigli per l’uso. Vale la pena di prenotare e andare fino a Roma per la Galleria Borghese? Sì, senza dubbio, varrebbe la pena anche per il solo David con la testa di Golia di Caravaggio o per il solo Amor sacro e amor profano di Tiziano. Certo, a me due ore non sarebbero bastate, sinceramente, perché c’è un mucchio di roba bella di fronte alla quale fermarsi almeno un momento. Per risparmiare tempo, consiglio di invertire l’ordine “naturale” della visita, cioè fiondarvi subito nella Pinacoteca al primo piano e vedere poi il pianoterra. Vi risparmio l’elenco dei capolavori da non perdere (potrete vederli nelle pagine di galleriaborghese.beniculturali.it).

All'interno niente foto, ma ecco un furbesco scorcio del Ratto di Proserpina del Bernini!

All’interno niente foto, ma ecco un furbesco scorcio del Ratto di Proserpina del Bernini!

Fossi in voi, però, conserverei qualche minuto per alcune opere “minori”: Uomo con lucerna di Wolfgang Heimbach, una sconcia Cleopatra con serpe in seno di Jacopino del Conte, il curioso La pesca del corallo di Jacopo Zucchi, l’Ultima cena di Jacopo da Bassano, gli affreschi della Sala Egizia. E resterete incantati, nella sala X, da un trittico di Veneri prêt-à-porter, la taglia 40 di Venere e Amore che reca il favo di miele di Lucas Cranach il Vecchio (bellissima), la taglia 44 di Venere tra due amorini di Andrea del Brescianino e la fantastica taglia 50 Venere dormiente di Girolamo da Treviso il Giovane.

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