La radio che libera la mente

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Ai tempi di Aeroplanitaliani.

Alessio Bertallot e la sua radio libera.

Zitti zitti, il silenzio è lo spazio per poter pensare.”

Chi si ricorda degli Aeroplanitaliani e della loro voce Alessio Bertallot? Nel 1992, due repubbliche fa, apparvero sull’ingessato palcoscenico dell’Ariston di fronte ad un ingessato pubblico italiano che stava per perdere tutte le sue certezze.

Dopo le prime battute di un pezzo fortemente critico contro i media che già allora ci sommergevano di valanghe di notizie inutili, il gruppo restò in silenzio a braccia conserte per 25 secondi. Potete rivedere quella prestazione su youtube. Ancora oggi merita.

Parole, parole che sono rumore.”

In oltre vent’anni di carriera artistica Alessio Bertallot ha usato la parola per combattere il rumore. Cantante, deejay, conduttore radiofonico, quattordici anni a Radio Deejay, qualche esperimento a teatro. Una voce morbida, mai aggressiva, adatta al pubblico serale più che ai pomeriggi chiassosi nei centri commerciali, piena senza essere ossessiva, ritmica ed incalzante, che lascia i giusti spazi per pensare. Parole senza moralismo che nascondono una sottile inquietudine per un’epoca che brucia la bellezza sull’altare dell’omogeneità commerciale. Alessio Bertallot è il deejay che parla sapendo cosa dice e che, aggiungo io, ascolta.

Gladio, stadio, la tua radio, grande concorso la lotta alla mafia, il prodotto che rispetta la natura, questa piaga della droga e mantiene la cottura.”

Marcus Miller a RaiTunes

Facciamo un saldo indietro. 7 settembre 2010, ore 22.40 circa, ora romana standard. Tra la fine delle vacanze e l’inizio dell’anno lavorativo. Dai microfoni di RaiRadio2 appare una nuova trasmissione. Si chiama RaiTunes. La conduce Alessio Bertallot. All’epoca non avevo la più pallida idea di chi fosse ma il programma è un’assoluta novità. Un colpo ai neuroni ammuffiti. A cominciare dalla sigla, un misto di musica classica, rock e rap, da cui usciva un’armonia ammaliante. Possibile sentire roba del genere sul canale più commerciale della Rai?

Iniziava un grande viaggio. La maggior parte della musica trasmessa da Bertallot veniva dalle frontiere della musica. Elettronica. Rap. Sperimentale. Italiana. Con incursioni anche nel mondo cantautorale. Dance. Niente di banalmente commerciale ma neppure roba astrusa per un pubblico di intellettuali saputelli. Fin dalla prima puntata Bertallot aveva chiaro cosa voleva fare: rompere le barriere, contaminare i generi musicali, fare cultura senza la muffa della finta cultura italica. Rock e pop. Hip hop e iazz. Sempre provocante. Massive Attack, Chemical Brothers, DJ Fiore, Salvador Dalì, Francesco De André, Stefano Bollani, Ludovico Einaudi, Marcus Miller, Franky B, Marco Rigamonti, Andrea De Carlo e Mario Biondi.

La playlist disegnata.

Non gridare ma ascoltare, non forzare ma lasciarsi andare, non imparare ma dimenticare, il silenzio è lo spazio per poter pensare.”

Ascoltare. Come fa un deejay chiuso in una cabina insonorizzata ad ascoltare? Tradizionalmente l’unico contatto era tramite il telefono. Ma oggi c’è il web. Pochi conduttori lo sanno usare. Il massimo che fanno è quello di contare il numero dei fan sulla loro pagina facebook. Bertallot è andato oltre. Ha fatto suonare il web. Ha creato playlist con i suggerimenti dei fan. Ha mandato in onda video, contaminando il mondo della parola senza corpo (la radio) con quello delle case senza volto (gli spettatori). Una volta alla settimana Alessio invitava un artista per disegnare la playlist della serata e commentare insieme la musica e il disegno. Bertallot ha svolto una missione anche politica, quello di riattivare le intelligenze. La sigla della seconda stagione conteneva la lettura dell’articolo 9 della Costituzione. Chi non se ne ricorda, è l’impegno della Repubblica a promuovere la cultura.

Vari esperimenti. In occasione dell’apertura della mostra su Dalì a Milano, Bertallot e Marco Ligabue realizzano un video che incorporava musica ed immagini, trasmesso in diretta in radio e sul web. Il video, disponibile su youtube, comprendeva anche “Destino”, il disegno animato realizzato dalla Disney nel 2003 su un soggetto di Salvador Dalì. Un altro bel progetto della coppia è il video realizzato a Londra alla ricerca delle opere di Bansky.

Destino di Salvador Dalì e Walt Disney. Pensato nel 1945, realizzato nel 2003.

Perciò se un bel tacere non fu mai scritto restiamo zitti noi e lasciam parlare i fatti”. 

Ma i fatti gli hanno dato torto. Almeno secondo la RAI. Il 27 giugno 2013 si chiude la terza stagione di RaiTunes. Bertallot dà appuntamento ai suoi radioascoltatori a settembre. Non ci sono dubbi che ci sarà una quarta stagione. Qualche giorno prima della partenza, il direttore di Radio2 Mucciante annuncia che il programma è cancellato. I dati di ascolto sono bassi anche se Mucciante riconosce la forza di RaiTunes sui social network. Inutili le proteste dei fan. Alessio Bertallot va bene per il XXI secolo ma non per la RAI che segue l’Auditel del XX secolo. La RAI avrà le sue ragioni, non ne dubitiamo. Semmai, la decisione di Mucciante è in linea con il caos generale in cui viaggia Radio2 da un po’ di tempo, con programmi spostati da una fascia oraria all’altra, l’avvio di programmi sospesi dopo poche puntate, l’annacquamento dei programmi di qualità, la ricerca dell’intrattenimento ad ogni costo.

On air tonite. Casa Bertallot.

E allora zitti zitti non riflettere non discutere ma sentire col cuore, buttarsi a capofitto e allora zitti zitti dritti verso il centro non fuori, ma dentro”

Il Bertallot non se la sente di stare zitto. La sua battaglia la proseguirà altrove. La tecnologia lo aiuta. In altre epoche sarebbe tornato in qualche radio privata alternativa (ma ce ne sono ancora?) oggi può trasferirsi sul web. Si butta a capofitto in un’avventura pazzesca. Trasmette da casa sua e s’inventa “Casa Bertallot” dove prosegue i suoi esperimenti e il suo contatto stretto col pubblico. Ci si collega tramite la piattaforma Spreaker. Lui la chiama la battaglia contro la mediocrazia, la mediocrità che tiranneggia i nostri gusti. Per andare avanti, lancia una sottoscrizione pubblica su Musicraiser per attrezzare uno studio, pagare dei collaboratori, invitare ospiti, fare dei live (lunedì 9 ha ospitato nuovamente Ludovico Einaudi). 17.000 euro per sei mesi di trasmissione. Non una grande cifra. Un mese di stipendio di Mucciante.

Obiettivo raggiunto e superato con largo anticipo. Casa Bertallot andrà avanti con due programmi la settimana almeno fino a giugno. Ancora sei mesi di grande musica. Anche questa è libertà.

Nota finale.

Le frasi dell’articolo vengono da “Zitti, zitti (il silenzio è d’oro)”, degli Aeroplanitaliani, premio della critica nella categoria “nuove proposte” a Sanremo 1992. La canzone non andò in finale. Vinsero Aleandro Baldi e Francesca Alotta con “Non amarmi”.

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici.

5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Chica

    Esattamente lo spirito dell’Undici. La passione, la libertà di diffondere conoscenze, idee, di non limitare il pensiero a pochi schemi e stereotipi. Gran bell’articolo Max

    Rispondi
  2. Max Keefe

    non so voi, ma sento che noi dell’undici siamo molto vicini a persone come alessio. nell’impossibilita’ di accedere ai canali ufficiali ed istituzionali dell’informazione, abbiamo creato dal basso e con le nostre forze una rivista diversa e non allineata al gusto prevalente. che ne pensi marinda?

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    • Nora

      Caro max, secondo me, passione e volontà di diffondere le proprie idee o gusti, non omologati al pensiero prevalente, sono almeno due denominatori comuni tra Bertallot e L’Undici.

      Rispondi

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