La finanziaria enigmistica

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Che differenza c’è tra municipale e comunale? E tra imposta unica e imposta unica? Ecco svelati la differenza tra IMU e IUC (o TUC?) e tanti altri divertenti enigmi della legge di stabilità.Più che Letta o Saccomanni, sarebbe servito Bartezzaghi (senior) per redigere questa legge di stabilità, per quanto manchi ancora qualche pagina per arrivare alle soluzioni… Dalla fiducia di oggi, fino a San Silvestro, saranno certamente settimane enigmistiche.

Tuc o Iuc?

Tuc o Iuc?

Che cosa apparirà? Con ogni probabilità, niente di sconvolgentemente innovativo. I puntini da unire li ha piazzati la BCE e ai nostri valenti governatori non resta che muovere la penna da un numero all’altro. Chissà che immagine verrà fuori quando il disegno sarà completato.

L’antologia di Edipo (vetrina di rebus). Il dibattito è stato acceso, perchè le alternative sul tavolo erano tante e variegate. Cancellata senza pietà l’Imposta Municipale Unica (IMU), i cervelli si sono spremuti per angrammare e decifrare la nuova tassa comunale. Imposta Unica del Municipio, oppure Unica Imposta del Comune, Tassa Municipale Unica, Unico Municipio delle Tasse… Poi a qualcuno è venuta l’illuminazione travolgente. Imposta Unica Comunale, IUC. Per non essere tacciati di superficialità, i geniali ideatori hanno continuato a lavorare sul nome, e i bookmakers attualmente indicano come più probabile TUC (Tributo Unico Comunale), che tra l’altro potrebbe essere rappresentata graficamente (ad esempio in un rebus) dal celebre biscotto, che tra l’altro, pensando ai biscottoni del calcio tipo Svezia-Danimarca 2-2, sarebbe anche una bella metafora.

Aguzzate la vista. E trovate le differenze tra IMU e TUC. Che non ci fossero spazi per cancellare l’amato balzello lo sapevano tutti, però dobbiamo riconoscere la genialità italica nel partorire il federalismo fiscale, ovvero trasferire le tasse da Roma (ladrona) ai comuni o alle regioni (rivelatesi baluardi di onestà e trasparenza).

Forse non tutti sanno che… in realtà la tassa per finanziare i servizi comunali esiste in tutti i paesi del mondo e quelli più civili l’hanno unificata piuttosto che avere uno spezzatino tra rifiuti, consorzi di bonifica, imposta sugli immobili e altre amenità. In Inghilterra la Council Tax la pagano in parte anche gli affittuari, che comunque producono rifiuti e usano le strade. Le tasse unificate sono più trasparenti, più facili da controllare e meno manovrabili a fini privati. Sulle tasse la demagogia ha sempre avuto vita facile, ma le questioni in realtà sono altre.

Domande bizzarre.  Le vere domande che dovrebbero orientare una riforma fiscale in Italia riguardano la progressività e gli sprechi. Chi è più ricco paga più tasse? E di quanto? Quante volte al giorno devono mangiare Cota, Formigoni, Polverini, Chiodi e compagnia? Perchè invece io devo pagarmi il panino o la mensa, benzina e abbonamento dell’autobus, anche per il mio lavoro? Troppo facile liquidare domande del genere come antipolitica e demagogia, perchè si tratta di un problema di efficienza economica e di “azzardo morale”, ossia si dovrebbero creare a monte le condizioni per rendere gli sprechi più difficili e disincentivare comportamenti illeciti, o anche solamente immorali.

Risate a denti stretti. Recentemente la mia istituzione doveva organizzare un coffee break da offrire durante una riunione internazionale, con partecipazione di una dozzina di persone di vari paesi europei. Il costo era gentilmente sostenuto da finanziamente europei, tutto regolare. Si trattava quindi di portare una dozzina di caffè, paste, pizzette e succhi di frutta e allestire un tavolino. Costo approssimato 100 euro. Entra in scena la Spending Review italiana:  per evitare sprechi, intrallazzi e intascamenti illegittimi di varia natura, le amministrazioni pubbliche prima di sborsare devono consultare una banca dati nazionale con fornitori accreditati e scegliere quello che costa meno. L’amministrazione, ligia ai propri doveri, chiede tre preventivi per i nostri caffè. Risultato: per offrire un caffè a Bologna, la soluzione più economica è… un bar di Torino. Io penso ad uno scherzo. Per organizzare la mia pausa caffè, un’impiegata con stipendio pubblico è due giorni che consulta, telefona e spedisce e-mail. Tre baristi smettono di servire caffè per compilare un preventivo, almeno due lo faranno a vuoto. Anzi tre, perchè il barista di Torino, contattato per fornire il servizio, con poca flessibilità mentale ci dice che lui a Bologna i caffè non li porta, e pensa di giustificarsi perchè il trasporto gli costerebbe più del profitto, o perchè i caffè arriverebbero freddi. Con questo spirito come salveremo l’Italia? E per fortuna che ci siamo noi, ordiniamo i caffè, come da trent’anni a questa parte, al solito bar e magari il barista, contento, ci offrirà un caffè ad uso privato la prossima volta che passeremo da lui. Un caso estremo? Non proprio, per spostare i mobili da un piano all’altro del nostro edificio bolognese, i facchini più economici risultano essere di Reggio Calabria.

Calcolo enigmatico. Torniamo alla nostra IUC-TUC. Chi la paga? Quanto si paga? E soprattutto… ma dobbiamo anche pagare l’IMU? Prima di tutto la TUC è una e trina. Accorpa tre imposte: (a) la vecchia IMU; (b) la TASI; (c) la TARI. La TASI, come si capisce chiaramente dall’acronimo che sta per Tassa sui Servizi Indivisibili (sì, perchè le tasse si dividono facilmente, ma certi servizi…), è stata creata da una costola della TARES (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi), molto coerentemente l’operazione ha generato come prodotto di scarto la TARI, ossia la tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Alla data in cui scriviamo, questa è la situazione acronimale. Rispetto alle modalità di pagamento rimangono diversi quesiti (più che con la Susi, con la Tasi). L’IMU non c’è più, anzi c’è. C’è sulla seconda casa. E probabilmente anche sulla prima. Infatti la TASI, destinata a coprire ad esempio le spese per strade e polizia municipale, sarà applicata anche alle prima casa, anche se con un tetto fissato allo 0,25% rispetto allo 0,60% della vecchia IMU, con variazioni nel massimale che dipendono dalle aliquote fissate in passato dai comuni, in particolare quelli che avevano fissato aliquote superiori a 0,40%. Per farla breve, chi ha casa a Bologna, dove l’IMU sulla prima casa era 0,50%, dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo, sia per l’incertezza normativa, sia perchè non sono mai stato bravo negli enigmi) rimanere una TASI dello 0,1%. Più ovviamente la TARI. Tutto chiaro, no?

L'Enigmista di Batman

L’Enigmista di Batman

Leggendo qua è la. Nella legge di stabilità si trova il famoso cuneo fiscale, ossia un taglio del costo del lavoro per gli stipendi fino a 32000 euro lordi, con benefici più ampi per quelli sotto i 18000 euro. Le stime, contestate dal governo, dicono che il beneficio per i salari più bassi sarà al massimo di un aumento di quasi 19 euro al mese in busta paga, che comunque è sufficiente per comprare una settimana enigmistica a testa per una coppia. C’è anche il reddito minimo (sarà come i mini job tedeschi?) in via del tutto sperimentale per le aree metropolitane, finanziato con tagli alle pensioni più ricche.

Il bersaglio. Questa è facile, il ceto medio. E’ chiaro che dal punto di vista redistributivo la legge di stabilità è figlia del compromesso governativo, delle larghe intese. E quindi non ha una spinta redistributiva. Se è vero che se non cancella, almeno taglia potenzialmente l’IMU, dall’altra parte comincia a pescare anche nelle tasche degli inquilini in affitto, che dovranno pagare una parte di TASU. Del resto, il ceto medio in Italia consiste nel 60-70% delle famiglie, esclude solo la fascia della povertà (che dal canto suo si sta dando da fare per espandersi) e quella quota, attorno al 10%, di ricchi “veri” che sembrano resistere alla grande (si stima che posseggano circa il 40% della ricchezza nazionale). Tra l’altro la legge di stabilità aumenta ancora le accise sulla benzina.

Strano, ma vero. Quando si dice tagliare i costi della politica. Tra le misure della legge di stabilità c’è anche il “taglio” delle schede elettorali. Saranno più piccole. Si prevede anche di creare occupazione assumendo un buon numero di sforbiciatori.

Antologia del buon umore. Passo.

La pagina della Sfinge. O meglio del Gattopardo, che comunque è un mezzo felino. L’immutabilità della politica economica italiana è sancita ogni anno

Il Gattopardo

Il Gattopardo

nel mese di dicembre. Poi non dite che l’incertezza è colpa della politica.

Se voi foste il giudice. Trovereste il colpevole, fareste una finanziaria migliore? Ma qua, forse, l’enfasi giudiziaria dovrebbe essere, che noia dirlo, sul macigno dell’evasione fiscale. Se è vero che ogni volta che lo spread si alza perdiamo risorse per l’aumento degli interessi che dobbiamo pagare sul colossale debito pubblico, Nel 2013 l’evasione fiscale è stata stimata nell’ordine dei 180 miliardi di Euro, ovvero cinque o sei volte le risorse necessarie per una legge di stabilità. Recuperando anche solo il 10% di tale evasione potremmo cancellare definitivamente l’IMU e tutti suoi anagrammi.

Che cosa manca? Aguzzate nuovamente la vista e cercate l’anello mancante. Manca la visione di lungo periodo, manca la capacità di guardare oltre il

proprio naso, manca la volontà del cittadino comune di chiedere lo scontrino al bar, la ricevuta al ristorante e la fattura al muratore (salvo detrazioni al 36% per incentivi all’edilizia), manca il coraggio di chiedere un sacrificio superiore a chi ha di più. E forse manca anche un po’ di sano ottimismo e voglia di diventare migliori, in una parola, fiducia. Tipo quella che proprio oggi Letta chiederà al Senato.

Risposte e soluzioni. Renzi? Grillo? I forconi? Uscire dall’Euro? Grosse koalition alla tedesca? Presidenzialismo? Le cavallette? La manovra che salvò l’Italia deve ancora arrivare. Chi la varerà? Non un enigmista, che in Batman era uno dei cattivi (è al cinquantanovesimo posto nella lista dei più cattivi dei fumetti secondo Wikipedia) e che nel film Saw è un terrificante serial killer. Chiarezza, trasparenza, semplicità. Le ultime parole famose.

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