Vallenovella e la leggenda degli eterni amanti

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Un lembo ritto fece capolino dai fastelli di foglie, per un attimo appena. Quasi come se il vento, avvedutosi della mia presenza, avesse interrotto la sua opera: sfogliare in quell’anfratto ombroso le pagine lasciate dagli amanti.
Invero, la scena appena impressasi sulle mie retine rientrava in una consuetudine antica, secolare al pari della sequoia il cui profondo incavo custodiva il foglietto del quale, poco prima, avevo visto baluginare un lembo.

Vi sono luoghi i quali, benché reali, continuano ad apparire, agli occhi del viandante, fantastici e, a tratti, avvolti dal mistero. Uno di questi reca già nel nome – Vallenovella – quella sorta di malìa in grado di catapultarti, d’un tratto, in una plaga immaginaria intrisa di storie romantiche che si rincorrono alla stregua degli amanti di cui custodisce versi e sussurri, gemiti e afflati vergati su quelle pagine che ne alimentano la leggendaria fama.

Il luogo di cui si narra è incastonato in terra di Campania, landa ferita a morte ma sulle cui pianure e catene è ancora possibile che si adagi il ciglio trasognato, rapito dalle antiche vestigia, dove il vento, sfiorando le fronde del fitto arboreto, musica quelle strofe sussurrate tramutandole in poetiche ed icastiche canzoni d’amore, suggello della vicendevole promessa degli innamorati, della quale Vallenovella, grazie alle sue ammalianti vesti arboree, diviene ispiratrice e testimone eterna.
Si narra, infatti, che coloro i quali si rechino in questo luogo per dichiararsi vicendevole amore, saranno amanti per sempre.

… poi il vento mi dischiuse quelle righe.

Amore, sei la mia passione, destinataria della proiezione sentimentale e carnale. Anima e corpo, i cui sensi richiamano il tuo, che ricambia generoso aggrovigliando pensieri in perenne voluttà. Opera in movimento è ciò che sei per me. Averti a fianco è come essere ad una mostra d’arte, anzi di tutte le arti. Un battito di ciglia mi toglie il respiro, ridonatomi poi da un suadente sussurro sulle cui tracce i miei occhi, a ritroso, palmo dopo palmo, pregustano l’incontro delle labbra. Visibilio. Da quel momento in poi alla mia fragile mente non è più concesso ricordare, essendosi sublimata nell’istante esatto in cui il combaciare morbido ha aperto la strada alle fiamme. Un fuoco pericoloso ma che attira nei suoi meandri ad altissimo calore, in grado di forgiare il più duro dei metalli, il quale, superato il piacevole indugio, si introduce nelle laboriose fauci fino all’estatico abbandono presago di un intermittente sensoriale risveglio.

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