Salvate il presidente Kennedy!

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22/11/63 di Stephen King

Nella sonnolenta cittadina di Lisbon Falls, negli Stati Uniti settentrionale, il mistero avvolge la provenienza della carne del famoso Fatburger di Al Templeton. Ad un solo dollaro e diciannove centesimi, la polpetta di Al costa la metà di un BigMac. Nel paese ci si preoccupa sulla sorte dei gatti randagi della zona.

A non preoccuparsene è Jake Epping, pacifico professore di inglese della Lisbon High School (la stessa dove fu allievo anche Stephen King), appena divorziato dalla moglie alcolizzata e cliente affezionato di Al.

Al è titolare di un secondo inquietante mistero. Nell’arco di ventiquattro ore è inspiegabilmente ed improvvisamente invecchiato. Ha perso almeno quindici chili, le guance sono “flosce e giallastre”, gli “occhi azzurri slavati e miopi” e i capelli quasi tutti bianchi. Al confessa a Jake di essere malato terminale di cancro e di confidare solo in lui per portare a termine la sua missione.

Jake Epping ha avuto a che fare con i pazzi e sa quanto sia difficile negare un ultimo favore a un moribondo. Così lo segue dietro la sua cucina, scoprendo un portale temporale (la “buca del coniglio”) che conduce ogni volta nel piazzale della fabbrica Worumbo precisamente alle 11,58 del 9 settembre 1958. Non importa quanto tempo si trascorra nel passato. Al rientro saranno passati solo due minuti.

Al racconta al sempre più sconcertato Jake di aver passato gli ultimi cinque anni di vita nel passato per impedire l’assassinio di John Kennedy, cambiare il corso della storia, evitare l’intervento in Vietnam e salvare centinaia di migliaia di vite. Ma il cancro lo ha fermato ad un passo dalla meta. Spetta ora a Jake riprendere la missione, con tutti gli immaginabili problemi che ne conseguono.

Non era per niente facile inventare un nuovo romanzo sul viaggio nel tempo e su JFK. Un libro simile era già stato scritto (A Time to Remember di Stanley Shapiro) ma King inventa due trucchi che danno al racconto un particolare sapore: il primo e più originale è che la “buca del coniglio” porta sempre nello stesso luogo e nello stesso tempo, alle 11,58 del 9 settembre 1958. Qualsiasi cambiamento effettuato nella precedente visita viene semplicemente azzerato come se non fosse mai accaduto, anche se questo non è esattamente vero, come si scoprirà in seguito in un drammatico colpo di scena.

Il secondo è la resistenza opposta dal passato ai cambiamenti. Più ampia la modifica al corso della storia, più forte sarà la resistenza.

Diversamente da altri romanzi, il viaggiatore nel tempo è fortemente limitato: senza una fantastica macchina come la DeLorean di Back to the Future non può raggiungere un qualsiasi punto nel passato; dovrà vivere per anni lontano dal presente, facendo grande attenzione a non provocare, magari inconsapevolmente, cambiamenti irreversibili.

In ogni momento Jake Epping sentirà il peso di entità sconosciute a guardia della storia. O è lui stesso il mostro da cui il presente deve difendersi, il jimla di cui i bambini hanno paura?

22/11/63 riunisce con abilità ed ironia tre filoni: il genere fantascientifico, quello della storia alternativa (il mondo sarebbe stato migliore senza la morte di Kennedy?) e quella della nostalgia per il passato. Gran parte dell’azione del romanzo si svolge infatti tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, in un’America ingenua ma segnata da una fortissima tensione razziale. Jake, che nella finzione è nato a fine anni settanta, si trova immerso nella vita di quegli anni, comparando la relativa semplicità della “Terra di Allora” con lo stress contemporaneo.

Stephen King riesce nell’eccezionale impresa non solo di rendere credibile la missione di Jake mentre segue e controlla i movimenti di Lee Oswald negli anni 1960-63, ma anche di ricostruire, grazie ad un imponente lavoro di ricerca, un’epoca intera.

King immerge la penna in un inchiostro di critica nostalgia, per un posto dove il latte aveva sapore ma non c’erano leggi per la protezione dell’ambiente, dove la gente lasciava aperta la porta di casa ma i neri vivevano segregati. King non perde occasione per lanciare soda caustica a perbenisti e razzisti, con un occhio anche al presente. La frase memorabile è quando Jake dice a Sadie, la sua ragazza degli anni sessanta, “ti porterò in un posto dove la guerra fredda è finita e il presidente è nero”.

Un ottimo romanzo di azione ed avventura, storicamente ben documentato, che restituisce nuova vita a un filone fantascientifico che sembrava esaurito.

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