Per una nuova democrazia (parte seconda)

7
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Nell’aurora, a volte opaca, della nuova politica mondiale occidentale (siamo pur sempre agli inizi del secolo anche se, a volte, non ce ne accorgiamo!), le prime forme di democrazia diretta (democrazia dal basso, forza bottom up) sono di certo correggibili, migliorabili, ma non ancora allo stato larvale. Ve ne sono in Germania (Piratenpartei, in forte ribasso tuttavia); esistono, ormai strutturate (referendum propositivi), in Svizzera; in tralice, arrancanti e interrotte lo sono in Spagna (Indignados) e in America (OWS, Occupy Wall Street); eppur, quindi, qualcosa si muove.

In Italia, lo sforzo del Movimento Cinque Stelle è di porre sunnominate forme al centro del quadro, attraverso la sua presenza nelle Istituzioni e le attività sul territorio.

In questi mesi, da marzo (quando si è insediato il Parlamento con la nuova legislatura) fino ad oggi, il movimento politico penta stellato è stato dipinto dagli organi d’informazione in una maniera parziale se non, spesse e odiose volte, scorretta. L’attacco unilaterale, a reti, penne e colli unificati dell’informazione mainstream, è un dato di fatto piuttosto incontrovertibile, anche dalla ratio dei più lontani dal mondo cinquestellino.

L’attenzione è stata incentrata sulla diaria e sulla restituzione dei soldi tant’è che, come luogo comune politico-televisivo, si sente cantilenare l’ormai tipico rimbrotto denigratorio: “Questi pensano solo agli scontrini”, un mantra famoso forse quanto il “Ce l’ho duro” bossiano, il “Ghe pensi mi” berlusconiano e “i nani e ballerine” di Rino Formica.

Pochi hanno invece posato gli occhi sulla pancia del Movimento che, non senza fatica e con qualche stortura di troppo, sta cercando di imporre il proprio specifico: l’affermazione della democrazia dal basso.

Certamente, qualcuno potrebbe rispondere che non è interessante l’esercizio di conoscere l’obiettivo del Cinque Stelle. Sacrosanto. Ma chi vuole comprendere la società italiana degli inizi del secolo, chi desidera avere un approccio scientifico alla politica, chi non rinuncia ad approfondire cosa realmente è l’Italia nel 2013, culturalmente, oggi, non può ignorare il MoVimento Cinque Stelle; così come non poteva essere ignorato il socialismo o il luddismo nell’Ottocento o il berlusconismo dei nostri ultimi disgraziati anni.

Molti movimenti culturali, politici, artistici, “di costume”, saranno grevi o grezzi per le alte menti del Radical Chic World italico, ma tant’è, senza di essi, non si può capire il Paese. Il Radical Chic World, di per sé ontologicamente miope, se ne faccia una ragione!

Soltanto la scorsa settimana, la piattaforma online, che avrebbe dovuto essere il tramite degli attivisti e/o cittadini con i parlamentari Cinque Stelle, ha perso la sua priorità con una decisione calata dall’alto che ha lasciato atterriti gli animi e i cuori ma, soprattutto, le menti sgomente. Il 3 ottobre, tramite questo post, Grillo e Casaleggio hanno rinviato per l’ennesima volta l’avvento della piattaforma della Rete che dovrebbe permettere il movimento inverso: le proposte dei cittadini verso i portavoce. Questo è stato un errore da parte dei due, ma in pochi se ne sono accorti perché più attenti a denigrare Crimi e le sue scempiaggini scatologiche su Silvio Re.

Alla luce dei vari scandali illusionistici e alimentati dalle TV e i giornali – da ultimo, quello sul reato di clandestinità -, degli innumerevoli tentativi di renderlo meno credibile, della voglia dei più furbi (come molti parlamentari del PD) tesa all’implosione dei Cinque Stelle e delle imperfezioni, queste reali, del Movimento, si tenga presente che il medesimo non è un partito, ma una porzione numerosa di cittadini; ossia non v’è una linea di partito su tutto (e questo è un valore aggiunto), ma non è non da dimenticare che i punti del programma non potevano che vertere sulle emergenze economiche (Equitalia, pmi, ecc.) oltre che sulle radici del movimento (soldi della casta politica, pensioni, reddito minimo ecc.), quindi è chiaro che temi quali immigrazione o, ad esempio, eutanasia non sono stati trattati.

Il punto, qui, è un altro: sul reato di clandestinità, se vi fosse stata questa piattaforma online (che non ci sarà a breve), si sarebbe interpellata la Rete che avrebbe espresso il suo parere; gli scontri, in questo eterogeneo mondo di cittadini, spalmati nell’immaterialità di Internet, ci sarebbero anche se parlassimo di aborto, droghe leggere, prostituzione ecc..

L’approdo è arrivare ad avere una Rete consapevole e operativa,  in grado di decidere. Fino ad allora, senza di essa, si avranno continue spaccature, senza necessariamente, però, tornare indietro, ripiegando nella democrazia rappresentativa che, nel mondo globale dominato da strutture tecno-burocratiche (Commissione Europea, BCE),  sovrastrutture transnazionali (Fmi, Banca mondiale, Organizzazione mondiale del commercio) ed entità a-nazionali (banche, fondi d’investimento, multinazionali ecc.), è diventata a salve, inefficiente, inefficace (anche quando animata dalle migliori intenzioni), e, nel peggiore dei casi, supina e complice (ci si chieda per quale motivo molti ex primi ministri lavorano come lobbisti per grandi società internazionali).

Dunque, per ora, la piattaforma che avrebbe dovuto permettere un confronto diretto e immediato dal territorio con le Istituzioni (i portavoce a Cinque Stelle) è stata accantonata.

Ma ciò non vuol dire che il Movimento abbia perso il suo specifico, o quanto meno che provi a renderlo in concreto.

Ad ora, la forma più tattile di democrazia diretta è testimoniata dalla formazione dei tavoli di lavoro che, seppure strumento perfettibile, costituiscono un unicum nel panorama dell’impegno civico, in politica, del nostro Paese.

I tavoli di lavoro, nati all’interno dei meetup d’Italia, si stanno sviluppando per permettere ai cittadini di dare il loro contributo civico volto al miglioramento della comunità in cui essi vivono. Dai tavoli possono essere avanzate proposte atte a regolare o migliorare determinati aspetti della vita di una comunità (di ambito cittadino o di interesse nazionale) oppure denunce di quadri normativi o di vita reale che presentino particolari criticità.

Le idee, le proposte, le denunce possono essere suggerite da chiunque aderisca al progetto del Movimento Cinque Stelle, da semplici cittadini o da associazioni (o altri movimenti) di cittadini che già operano sul territorio e che hanno a cuore peculiari problemi della così detta “società civile”.

Riunirsi in un luogo, previo avviso pubblico sul sito dei meetup del territorio (è sufficiente cercare in Rete “MU” e aggiungere il nome della città, Firenze, Torino ecc.), costituisce il senso dei tavoli di lavoro o, per meglio dire, della democrazia dal basso. Il cittadino smette di essere attivo esclusivamente al momento del voto, nel silenzio della cabina elettorale, e si fa voce, lavorando a proposte concrete che possono tramutarsi in vere e proprie p.d.l. (proposte di legge) o interrogazioni parlamentari, esposti o denunce nelle sedi competenti di giustizia e iniziative civiche quali, ad esempio, la pulizia di un parco o l’organizzazione di una manifestazione.

Per quanto riguarda il caso di una proposta normativa, dopo essere dibattuta dai cittadini durante gli incontri organizzati dai tavoli, questa sarà indirizzata, con l’auspicio che diventi un provvedimento da attuare, ai portavoce del Movimento 5Stelle in Parlamento (deputati o senatori). In seguito, i portavoce, in virtù del loro ruolo, penseranno a difendere e a sostenere la volontà dei cittadini nelle Istituzioni seguendo l’iter parlamentare delle eventuali p.d.l. o atti di sindacato ispettivo.

Nei meetup, i tavoli di lavoro sono nati, in maniera strutturata, dopo le elezioni politiche e regionali del 2013. I cittadini si sono “iscritti” nei vari tavoli secondo i propri interessi, le proprie competenze o il tempo a disposizione.

Come lavora un tavolo?

Prendendo ad esempio, la genesi della proposta di legge, che chiameremo, per sintesi, sull’omicidio stradale, proviamo a spiegare, in breve, i vari passaggi che hanno visto come “prodotto finale”, le proposte di modifica a determinati articoli del Codice penale, del Codice di procedura penale e del Codice della strada: una vera e propria p.d.l. (proposta di legge) da presentare alla Camera dei Deputati.

L’iniziativa è stata portata avanti da due tavoli di lavoro del M5S di Latina, i tavoli “Legalità” e “Mobilità”, con il supporto dell’”Associazione europea vittime della strada”, un’associazione civile che, da anni, si occupa di temi inerenti alle norme in materia di incidenti stradali, offrendo, inoltre, sostegno legale alle famiglie colpite da una disgrazia provocata da un incidente stradale.

Gli incontri si sono svolti, secondo tradizione dei meetup e del M5S, nell’abitazione privata (in questo caso nel ristorante) di uno dei cittadini partecipante al tavolo Mobilità, il quale sentiva l’esigenza di offrire il proprio contributo al raggiungimento di un risultato: dare attuazione ad una legge che tuteli meglio le vittime e che migliori, soprattutto, la prevenzione delle problematiche stradali, tramite la deterrenza della legge. In seguito a tale esigenza, i referenti dei tavoli Legalità e Mobilità (semplici organizzatori) hanno indetto il primo incontro (meetup) per discutere di questi determinati temi.

In questo specifico caso, la proposta di legge per modificare alcuni articoli dei codici e inserire una nuova fattispecie di reato, l’omicidio stradale, è nata sulla base dell’esperienza della sunnominata associazione civile che ha dato l’abbrivio allo scambio dialettico avvenuto durante gli incontri organizzati, al fine di raggiungere la versione definitiva da presentare a Montecitorio. Il lavoro è durato un mese, si è svolto in quattro incontri vis-à-vis e mediante uno scambio, per via telematica, di proposte e idee volte a migliorare l’impianto di base dell’articolato proposto dall’Associazione.

Nel primo incontro pubblico, un avvocato, iscritto  all’”Associazione europea vittime della strada”, ha esposto agli altri cittadini i motivi e le particolarità degli “emendamenti” proposti. Si è sottolineato come fosse necessario restituire ai familiari delle vittime della strada il senso della parola giustizia, troppo spesso negata da un sistema giuridico, al momento, sbilanciato in favore dei colpevoli di incidenti mortali causati dall’assunzione, cosciente, di alcol e sostanze psicotrope. L’obiettivo delle modifiche, infatti, è quello di colmare una lacuna normativa che, allo stato attuale, non prevede la possibilità di equiparare la volontà colposa in dolo eventuale, quindi l’introduzione del reato di omicidio stradale con previsione di pena fino a 21 anni di carcere. Tali proposte hanno lo scopo di creare una forma di deterrenza al fine di ridurre, drasticamente, il numero di vittime che, ad oggi, si attestano intorno alle 4.500 l’anno e che, in nessun modo, devono essere intese come “desiderio” di vendetta dei famigliari delle vittime della strada.

A questo punto i partecipanti al t.d.l. hanno dato luogo ad un vivo dibattito/confronto in modo da trovare sia eventuali criticità nelle modifiche proposte, sia possibili input correttivi.

Dai vari interventi, è emerso quanto segue:

- il timore che queste nuove norme possano colpire casi particolari come, ad esempio, persone che assumono medicinali per patologie specifiche;

- la volontà di puntare sulla pena sia come punizione ma, allo stesso tempo, rieducazione;

-  la necessità di creare la giusta informazione preventiva e la consapevolezza che “mettersi alla guida in stato confusionale” equivale ad avere un’arma carica pronta a sparare senza alcun controllo;

- la possibilità di agire anche con sanzioni di tipo amministrativo (es. revoca permanente della patente, lavori socialmente utili, ecc..) e/o aggravanti nel caso di recidività o superamento dei limiti stradali;

- l’esigenza di eliminare, per questo tipo di reato, la prescrizione e inibire la possibilità di patteggiamento (spesso causa di una “non” condanna);

- l’eventualità di coinvolgere nel procedimento penale anche gli eventuali trasportati dal colpevole (in qualità di complici passivi) per indurre una maggiore sensibilizzazione al rispetto delle regole.

Dunque, dopo i primi due incontri, sono stati focalizzati i punti di discussione più dibattuti:

- inasprimento delle pene accessorie;

- sospensione della prescrizione;

- sanzioni amministrative nei casi di recidività dei casi meno eclatanti;

- introduzione del reato di concorso in omicidio stradale;

- aggravante dettata anche dal solo comportamento doloso rispetto alla violazione dei limiti di velocità;

- determinazione di un valore alcolemico congruo per i casi ritenuti “eclatanti”;

- costituzione di un osservatorio statistico per gli incidenti stradali.

In seguito, in un ulteriore incontro, ci si è soffermati su alcune problematiche che riguardano l’opportunità di introdurre la nuova fattispecie di reato “omicidio stradale”, sulle pene accessorie, sui criteri di proporzionalità, sulla certezza del giudizio e altri aspetti preminentemente tecnici.

Durante il mese di incontri, per consentire un proseguo più snello e veloce dei lavori, si è deciso di creare un gruppo di lavoro tra gli avvocati del tavolo, cittadini che spontaneamente hanno partecipato perché interessati all’argomento. Il gruppo più “tecnico” ha lavorato per via telematica e ogni nuova proposta è stata valutata nei successivi incontri vis-à-vis.

Non tutte le proposte, su menzionate, sono state accolte e là dove non si è raggiunta l’unanimità, si è proceduto a maggioranza. L’intero percorso di un mese ha permesso a tutti di partecipare attivamente e di informarsi in un ambito che per molti presenti era sconosciuto, anche attraverso l’esperienza diretta portata da famigliari coinvolti in tragedie stradali.

Ad ora, la p.d.l. nata dai tavoli di lavoro si trova all’ufficio dei testi normativi della Camera ed è in attesa di essere depositata definitivamente.

Non sarà discussa, questo è certo. Sfortunatamente, il Movimento è una forza di opposizione e non può dare la priorità alle sue proposte, ma, quello ivi descritto, è l’esempio più vicino a quello che si intende per democrazia dal basso e diretta.

Là dove il Movimento Cinque Stelle imploderà o scoppierà, o sarà travolto dal compatto crinale del pensiero unico vigente in Italia, il tema della democrazia diretta rimarrà intenso e vitale, unico baluardo in un mondo senza alcuna sovranità democratica di fatto.

*Questo articolo (che si collega alla sua prima parte) è in accordo con la mia correttezza: sono un attivista del Movimento Cinque Stelle, e tutto quello che è stato scritto non potrà che essere tarato senza prescindere da questa confessione. Ad ogni modo la volontà di essere laici nel discorrere di Movimento, Grillo e annessi è (o almeno ve ne era la volontà) rispettata da chi scrive, sperando di conservare quel minimo di onestà intellettuale che, a torto o a ragione, credo fortemente e umilmente di possedere.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Jeremy Bentham

Jeremy Bentham (pseudonimo di Bernardo Bassoli), 33 anni, nato a Roma il 5-12-1980, vive la sua infanzia e e la sua adolescenza nella vicina Latina, terra di paludi e di gomorre. Si laurea discutendo una tesi di semiotica sul semiologo Christian Metz (suicidatosi per aver studiato troppo) e da lì comprende quanto la sua mente sia contorta. Fino ad ora le città nelle quali ha vissuto sono cinque: Latina, Roma, Londra, Milano e Berlino. Al momento lavora come traduttore di testi; il suo sogno è di vivere a New York o a Boston, solo perché lì ci sono i Celtics, oppure in Giamaica oppure, ancora, nell’Africa Nera ("ma non sono Veltroni!").

7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anonimo Romano Antico

    AVE!
    Sono capitato qui per caso ed ho letto l’articolo di Geremia e vorrei dire qualcosa a proposito di “democrazia diretta”. L’unico sistema veramente valido e facilmente attuabile, sarebbe quello dei “referendum” (non abrogativi, ma propositivi), ma questo metodo, sfuggendo al controllo dei partiti insediati nel parlamento, non è quasi mai usato dai nostri governanti, che spesso ne rifuggono vedendo in esso un sistema troppo insidioso per le loro poltrone dorate (vedi referendum sull’abrogazione del finanziamento ai partiti!). Se il M5S volesse veramente cambiare qualcosa nelle nostre istituzioni, si dovrebbe battere per questo e non per i referendum online che rappresentano solo gruppi elitari, capaci di destreggiarsi su internet e non le grandi masse popolari che, attualmente, sono ancora molto distanti e disinformate su tali eventi.
    AVE!

    Rispondi
  2. Roberto Mengoni

    Caro Jeremy,
    quello che avete inventato è l’acqua calda.
    I tavoli, gli incontri tra cittadini, le riunioni con gli esperti, sono la normalità da almeno 50 anni, da quando anche in Italia si è formata una società civile articolata, composta di movimenti, associazioni, organizzazioni di ogni genere, da Casa Pound all’Unione Cinefili.
    La grande differenza è che internet ha permesso un più rapido scambio di informazioni anche tra persone lontane o che per vari problemi non possono partecipare direttamente per svariati motivi (lavoro, casa, mancanza di tempo).
    Questo rappresenta un elemento nuovo che però non cambia le dinamiche umane, ovvero che alla fine ognuno segue solo ciò che più lo interessa da vicino e delega tutto il resto a qualcun altro, di cui si fida. Ma è lecito fidarsi?
    La delega ad un parlamentare, esercitata con il voto, crea un legame istituzionale tra eletto ed elettore. Lascia perdere il porcellum. Guarda all’essenza delle cose. Puoi avvalertene o no, ma le assemblee pubbliche di eletti sono davanti a te, in riunioni verbalizzate e aperte in cui, se vuoi, puoi seguire quali sono i processi decisionali e chi decide per che cosa.
    Non dico che i tavoli (ripeto, si sono sempre fatti) non siano importanti (lo sono ed è fodnamentale che i cittadini partecipino) ma si tratta in ogni caso di procedure che non hanno i requisiti della trasparenza, che chiunque può controllare. Questo al di là dei meriti dei singoli.
    Per dirla banalmente, posso collegarmi al sito della Camera e seguire in diretta i lavori parlamentari, ma del tavolo sulla sicurezza stradale non so nulla a meno che non vada a cercarlo su meetup. La Camera ha l’obbligo di redigere verbali, ma i tavoli no.
    La delega fa parte della normale vita politica. Il problema resta come controllare i delegati, che sia il tuo rappresentante eletto in Parlamento o l’esperto che stende una proposta da presentare al consiglio comunale di Latina.
    Il vostro metodo sarebbe una democrazia diretta sulla base di una piattaforma che in sostanza si risolverebbe in una sequenza infinita di referendum su singoli punti ai quali participerebbe solo quella minoranza che ha chiaro di cosa si tratta e ha interesse a partecipare.
    Il referendum ha, per sua natura, natura emotiva. Non solo. E’ condizionato pesantemente dal modo come viene posta la domanda. Ti faccio un esempio: potresti chiedere ai cittadini del nord “volete voi la divisione dell’Italia in due macroregioni autonome?” oppure “volete la creazione di una macroregione del nord e di una del sud autonoma?” La domanda ha lo stesso obiettivo ma sarai d’accordo che nel primo caso ha una forte impronta antiunitaria e antiitaliana, nel secondo caso potrebbe essere quasi considerata innocua.
    Quello che voglio dire è che l’essenza delle democrazia è il dialogo tra cittadini e suoi rappresentanti, dialogo che si è rotto negli ultimi anni per tanti motivi. I cittadini hanno il dovere di controllare e stimolare i loro rappresentanti. E i rappresentanti hanno il dovere, perché viviamo in una società complessa, di tradurre le migliaia di idee e proposte in leggi che riflettano l’interesse generale.
    Caro Jeremy, le lobby esistono. Chi ti dice che le vostre piattaforme e i vostri tavoli siano immuni all’influenza delle lobby? Pensi davvero che esistano solo puri cittadini disinteressati? Puoi davveroe ssere certo che le vostre piattaforme non saranno facilmente manipolabili dagli alfieri danarosi del pensiero unico che volete combattere?
    Il vostro movimento (che non è il mio) stimola la partecipazione e questo è un bene. Ma che si pensi che sia possibile sostituire la democrazia con i tavoli di cittadini e le piattaforme su internet, beh, è una bella ma pericolosa fantasia.

    Rispondi
    • jeremy bentham

      A te risulta che partiti quali PD e PDL diano la possibilità di incontri pubblici per avanzare proposte di legge da presentare alle Camere? A me no e a nessun altro, credo. Per quanto riguarda i lobbisti ai tavoli di lavoro, la cosa mi fa un po’ sorridere. Comunque è chiaro che ci sono persone che si presentano, magari, per interessi personali, ma, come si dice a Roma, capiscono ben presto che non c’è trippa per gatti. La piattaforma non si ridurrebbe ad una semplice spunta (si o no) ma ad una vero e proprio confronto via telematica con software quali liquid feedback (già usato per discutere il programma elettorale per la Regione Lazio), airesis ecc. Ma, certo, il problema per adesso è che questa piattaforma non esiste e questo è sicuramente un punto debole. Come ripeto nell’articolo, l’approdo (e il mezzo) è la democrazia diretta. Il dialogo tra rappresentanti e cittadini c’è eccome nell’M5S. I nostri portavoce sono sempre in strada, ai banchetti, ogni fine settimana. È così con Fioroni, Finocchiaro, Speranza, Orfini ecc.? Risposta: no. La delega è uno strumento che non serve e che ha prodotto il disastro Italia. In più se uno proprio deve delegare non delega a Renzi e D’Alema, ma a persone più intelligenti e non mi sembra che le classi dirigenti di PD e PDL brillino in materia grigia. La democrazia diretta si affermerà in Occidente, di questo ne sono convinto, perché le persone non riusciranno più a rimanere imbambolati di fronte all’acciglio arrogante di un dalemino qualsiasi, o all’innalzamento o meno del tetto del debito pubblico come sta vergognosamente avvenendo nel teatrino della politica americana. Da ultimo, io sono sicuro che se il Movimento si chiamasse Five Stars Movement e fosse nato, che so, a Seattle o NY, molti italiani lo guarderebbero con ammirazione e ne scorgerebbero quanto meno la novità nel panorama asfittico della politica dominata ancora da logiche da stadio.

      Rispondi
      • Antonio

        Bravissimo, Jeremy. Mi dispiace che tu debba argomentare oltremodo ma, d’altronde, a volte da alcune risposte, date da persone intelligenti, traspare l’ineluttabile incomunicabilità di due mondi.

        Rispondi
        • Roberto Mengoni

          Il dialogo è possibile con chi lo vuole. Se non volessi capire e parlare, mi limiterei a ignorare il Movimento e a vivere lo stesso felice, facendo l’attività politica e sociale come la concepisco io. Ma in realtà le persone del Movimento (e non Grillo e Casaleggio che disprezzo con totale convinzione) pongono problemi seri. E i punti di contatto con gli altri movimenti e partiti esistono. Esiste in Italia un problema di partecipazione dei cittadini. Un problema di rappresentanza. E un problema di scollegamento tra cittadini e classe dirigente. Non credo che il Movimento abbia inventato metodi nuovi di partecipazione. In realtà nei paesi anglosassoni questa forma di partecipazione e di collegamento esiste da decenni se non secoli. Potrebbe essere interessante il tentativo di legare più strettamente cittadini e classe politica attraverso il web, anche se non posso sopravvalutare l’importanza della tecnologia. Io sollevo invece due questioni all’attenzione di Jeremy: 1) un problema di trasparenza. Non sono affatto convinto che una piattaforma informatica gestita da non so chi sia più efficace a far giungere la voce dei cittadini ai loro rappresentanti; 2) un problema di formazione delle decisioni: ho difficoltà a credere che la democrazia informatica sognata dal Movimento possa essere più efficace dell’attuale. I cittadini consapevoli, attenti ed informati sono pochi. La stragrande maggioranza ragiona con la pancia ed è facilmente influenzabile. Dalla democrazia si passa in un attimo alla demagogia. Questi sono i problemi sui quali mi piacerebbe discutere. Se volete, ovviamente. Altrimenti, pazienza.

          Rispondi
      • Makita

        Non avrei avuto parole migliori Jeremy! Grazie … io sono un pò stanca di chi vede marcio ovunque (che poi per carità ci sta anche, avere dubbi è giusto … ) e non riesce a vederlo dove è SEMPRE STATO!
        Purtroppo siamo nella gabbia di “un passato che non vuol passare”.

        Rispondi
        • anselmo

          Fosse solo il passato che non vuol passare… E’ il presente che non prende, che a me (mi) dà il fastidio maggiore (sul futuro che non futa, invece, sono molto più rilassato)

          Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?