“LOZ chi legge”

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PAROLE AMICHE. Qualche giorno fa, di ritorno da un pomeriggio trascorso a parlare di Famiglia e di Scuola in una medievale cittadina emiliana colpita rovinosamente dall’ultimo evento sismico, ho imboccato il sottopasso della sua stazione. L’underground l’ho trovato imbrattato di graffiti e, anche, di scritture incivili. Scorro le righe della maleducazione. Mi arresto. Incrocio tre parole – Loz chi legge! – apparentemente buffe ed educate. Fors’anche amiche.A woman looks at a painting by US artist

D’un colpo, riapro l’album della mia adolescenza. In quella lontana stagione, noi – la meglio/gioventù liceale – ci dilettavamo a firmare sui muri dei portici petroniani questa locuzione.  Il Loz – sinonimo di “sciocco” – era rivolto a chi si faceva abbindolare dai consigli per gli acquisti che tappezzavano i portici bolognesi. Condannavamo gli stolti Faust che consegnavano la testa a un Belzebù travestito in specchietto pubblicitario per le allodole. Per questa nobile vocazione culturale ho sempre benedetto le nostre ragazzate da writers come sane azioni di alfabetizzazione etico/politica per la comunità urbana devota alle due Torri.

NON E’ UN FERRO VECCHIO. –  Il Loz chi legge nella subway ferroviaria mi é sembrato – mezzo secolo dopo – un lucido urlo di Munch nei confronti dell’odierna dilagante omologazione culturale: il trionfo dell’“ignoranza”.  Una sorta di pubblica commiserazione a chi pensa di trovare la conoscenza nella pancia della televisione. In un paradiso di plastica dove è vietata la passione di leggere e di scrivere: dove è bandito lo scaffale della letturatura, della musica classica, della pittura, del teatro e della danza.

In attesa del convoglio diretto a Bologna ho sognato, allora, l’alba di una nuova meglio/gioventù. Impegnata la notte a firmare sui muri delle città un duplice Loz: a chi non fa leggere e, conseguentemente, a chi non legge più. Agli “stolti” che umiliano il Libro a ferro vecchio per un mondo giovanile invitato a navigare in un mare mediatico governato da un unico padrone del vapore. Le cui rotte illudono che si possa conoscere e sognare tramite il contatto non-stop con il linguaggio Eta-Beta dei telegiornali o con la chiacchiera urlata dei Reality show. Senza capire che la Tv padronale,  dove tutto fa brodo, genera un pensiero che non pensa: privo di libertà di opinione, di piacere intellettuale e di tensione utopica.rimbambiti dalla televisione

Questo, è stato il perverso obiettivo che la ministra Mariastella Gelmini ha perseguito, con la sua mannaia omicida, sull’organico degli insegnanti, sulle sedi scolastiche, sulla qualità dell’istruzione pubblica: immiserendo il monte ore della Scuola in un bivacco tutto-nel-banco. Dove il piacere di leggere viene messo in catene: strangolato dalle pagine dei libri di testo da imparare pappagallescamente a memoria.

Siamo al cospetto dell’invasione barbarica dei saperi in pillole – i quiz – che abitano la Tv. Questi, nutrono un’intelligenza binaria -  o no – che premia l’utenza che fa coccodé (piena di certezze e di assiomi) e condanna al patibolo l’utenza che si pone dei perché (piena di dubbi e di domande).

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Chica

    Un bellissimo articolo, ma in effetti questo non è altro il risultato di quello che la generazione del LOZ ha generato. Ora non si può pretendere che la gioventù odierna recuperi a anni e anni di cattiva gestione che ha avuto il preciso obiettivo di addormentare le menti e privare della giusta libertà di una ribellione pacifica. Questo è quello che si è seminato, questi sono i soli prodotti, tutto una normale conseguenza, voluta, con forza e con coscienza. Quei muri dovrebbero essere puliti, per evitare di osservare quelle scritte che sanno tanto di falsità e ipocrisia.

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