Il dramma dei migranti in mare

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Alla ricerca di asilo

Alla ricerca di una speranza

Decine, centinaia, migliaia di uomini, donne e bambini che si muovono in mare alla ricerca di un futuro migliore, di un paese di cui hanno sentito parlare, più ricco di quello da dove provengono, o semplicemente un paese che non sia in guerra, perché vivono in condizioni disperate, si muovono ogni anno verso un paese che li possa accogliere e consentire una vita dignitosa. Molti di loro pagano gente senza scrupoli per un posto in imbarcazioni di fortuna, e molti muoiono in mare alla ricerca di questo sogno, spesso ignorati dai giornali.

Ma, contro il loro desiderio di una vita migliore, per la quale affrontano vari pericoli in mare, trovano l’indifferenza, anzi il rigetto del governo del paese da cui si attendono di poter essere salvati, per potere finalmente sfamare i propri figli, o assicurar loro una vita al riparo dalla paura, provata ogni giorno, di morire, anzi, di venire uccisi. Il governo di un paese che invece li mette in centri di accoglienza sovraffollati, che toglie loro dignità, che li rifiuta e li tratta come uno spiacevole inconveniente da eliminare. E molti di coloro che riusciranno finalmente ad entrare nel paese in cui sperano di rifarsi una vita, in realtà non rimarranno lì a lungo, ma verranno trasportati verso paesi terzi.

Questi uomini, queste donne e questi bambini vengono da paesi come lo Sri Lanka, l’Iraq e l’Afghanistan, e il paese dove cercano di rifarsi una vita è l’Australia, uno dei paesi più ricchi del mondo.

Caccia all'uomo

– Non daremo loro scampo e li troveremo e fermeremo dovunque essi siano
- I membri delle organizzazioni terroriste internazionali?
- No, i profughi che cercano asilo sulle carrette del mare

Il governo Australiano, nella persona di Tony Abbott, l’attuale primo ministro, nonché Kevin Rudd e Julia Gillard, i primi ministri precedenti, hanno introdotto una serie di regole per controllare il flusso migratorio verso l’Australia. Spesso, questi migranti vengono riportati indietro verso l’Indonesia, grazie alla linea politica “ferma le barche” -stop the boats- che ha dato tanti voti all’attuale primo ministro alle recenti elezioni in settembre. Tuttavia l’Indonesia è spesso solo una tappa temporanea per molti migranti provenienti dall’Afghanistan ed il Medio oriente, ed ha quindi protestato per questa politica che viola la sovranità di Giacarta. E allora, purtroppo, il destino di questi migranti è molto, ma molto peggiore.

Tony Abbott, primo ministro australiano

Tony Abbott, primo ministro australiano

Il The Guardian, uno dei giornali più venduti in Inghilterra, ha definito la linea politica “stop the boats” cinica e illegale. A parte i molti che muoiono, quelli che sopravvivono vengono allontanati dal territorio australiano senza speranza di ritornarvici, mentre i bambini vengono incarcerati in campi circondati da filo spinato, in condizioni che ricordano quelle patite dagli ebrei negli anni ‘30.

 

Bambini internati nei campi dei rifugiati gestiti dall'Australia

Bambini internati nei campi dei rifugiati gestiti dall’Australia

Dall’Isola di Natale, dove molti di coloro che vogliono giungere in Australia cercano di arrivare, la loro Lampedusa, questi uomini, donne e bambini vengono ora deportati fuori del territorio australiano, sull’isola di Manus o la Repubblica di Nauru. La linea politica australiana è infatti divenuta quella di deportare tutti coloro che fuggono dalla guerra in Iraq e Afghanistan, cui l’Australia ha partecipato, verso gulag –come li chiama il The Guardian- in isole sperdute infestate di malaria, dove non si potrebbero tenere nemmeno i cani se fossero in Australia (come delle guardie hanno commentato), deprivandoli di tutti i loro diritti legali.

Kevin Rudd, mentre era primo ministro, affermò esplicitamente che “a nessuna barca sarà permesso lo sbarco in Australia, saranno tutti mandati in centri appositi in Papua Nuova Guinea”. Quello che ha dimenticato di esplicitamente rilevare è che tali centri sono in realtà dei moderni campi di concentramento.

L’Australia, uno dei paesi meno densamente popolati del mondo, si protegge da meno di 15000 richiedenti asilo. Questi vengono imprigionati, inclusi i bambini, senza offrire spiegazioni, nonostante molti rifuggano non la povertà, ma la guerra.

E tutto questo nonostante l’Australia abbia firmato la convenzione ONU dei rifugiati del 1951. Firmatari di una convenzione che ignorano apertamente, affermando che nessuno, neanche coloro il cui stato di rifugiato venisse comprovato, verrà ammesso sul territorio australiano, ma verranno invece mandati in Papua Nuova Guinea, una delle più povere nazioni al mondo.

Problema eliminato

La soluzione australiana al problema dei rifugiati

Inoltre, il ministro per l’immigrazione Scott Morrison ha recentemente affermato che coprirà con il segreto ogni operazione in cui la marina australiana bloccherà l’arrivo di questi rifugiati e che quelli che arriveranno comunque verranno deportati sul’isola di Manus o Nauru in meno di 48 ore, nonostante nessuna di quelle due isole possa assicurare le cure mediche necessarie.

La linea politica del governo australiano, sia sotto i recenti governi laburisti che sotto l’attuale governo liberale, è di fermare le imbarcazioni, rimandarle indietro in Indonesia o, dove non fosse possibile, deportare i rifugiati, quale che sia il loro stato politico, verso lo stato di Papua Nuova Guinea o le isole di Manus o Nauru, ma comunque assicurarsi che nessuno di questi rifugiati possa mai mettere piede in Australia. E se questo deve essere fatto in segreto, così sia.

Sarah MacDonald, giornalista, nel commentare la recente tragedia di Lampedusa afferma:  “l’Italia piange i migranti morti che cercavano di raggiungere le sue coste, l’Australia li trasporta su altre isole e li vende. Vedere la commozione che tale tragedia ha generato in Italia riempie il cuore, al contrario dell’indifferenza che simili tragedie generano in Australia“.

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