Della serie “persone che dovrebbero essere rinchiuse in gabbia”

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"Youtube. Rende famosi gli idioti dal 2005"

“Youtube. Rende famosi gli idioti dal 2005″

Sapete cosa sono i “Mostri del tubo”? No? E se vi dico che “tubo” sta per Youtube? Nemmeno?

Come tutti sanno Youtube è una piattaforma libera in cui chiunque, e sottolineo chiunque, può caricare propri video. L’unica limitazione che il sito pone è quella di non postare contenuti pornografici, sadici, razzisti, violenti ecc ecc…. insomma le solite cose. Ma quello che non vieta è di postare cazzate.

Cazzate. Di ogni genere. Youtube è pieno di cazzate. Di. Ogni. Stramaledettissimo. Genere.

Nel mio ultimo articolo mi ero dedicato alle frivolezze di Facebook e Instagram. Il famoso sito di video abbisogna invece di una sezione appositamente dedicata, soprattutto perché crea dal nulla dei veri e propri fenomeni da baraccone, i “Mostri” per l’appunto, che – mettendosi in ridicolo twenty four hours – allietano le giornate di molti utenti (me compreso), oltre a rafforzare l’autostima di chiunque si soffermi anche solo per un secondo a visionare i video di queste “celebrità”.

Ma chi sono questi “vip”? Cosa fanno nella vita e perché sono diventati famosi, tanto da dover dedicar autografi e da ricevere visite dai fan?

Di seguito riporterò i più celeberrimi, quelli che io più ammiro per coraggio, superficialità, mancanza del senso del pudore e soprattutto ignoranza. A loro va un mio personale ringraziamento oltre alla mia – ripeto – ammirazione, perché uno che spara cazzate non fa notizia, uno che si registra mentre lo fa è curioso, uno che carica la registrazione su internet – andando incontro a tutte le millemila reazioni – è un genio (o un idiota).

The number one: Giuseppe Simone.

Il filosofo Giuseppe Simone, qui raffigurato in tutto il suo splendore

Il filosofo Giuseppe Simone, qui raffigurato in tutto il suo splendore

Cominciamo bene. Questo video ha collezionato migliaia e migliaia di visualizzazioni. È stato caricato, censurato, ricaricato, ricensurato ed insomma, ormai l’originale non esiste più, e online si trovano solo i repost di altri utenti, che periodicamente vengono ri-ri-ri-ricensurati così come periodicamente vengono ri-ri-ri-ri-ricaricati. L’artefice, Giuseppe Simone, è ad oggi una celebrità tanto da ricevere nella propria modesta magione visite dai fan ed apparire addirittura in video musicali di artisti emergenti. 

Ma perché tutte queste censure? Se non avete tempo o voglia di guardarvi il video (vergognatevi) ve lo spiego in due parole: contiene tutte, ma TUTTE, le cattiverie che si possono dire a una donna. Pregiudizi, cliché di 100/200 anni fa, falsità, volgarità, non-sense, qualunque insulto pronunciabile al gentil sesso lui lo esprime. E lo ripete. E lo ripete. E LO RIPETE.

“Siete delle merde, ma delle merde senza offesa.” è l’esordio di questo sommo poeta, forse “un po’” misogino, e con il vocabolario che anche un bambino di seconda elementare snobberebbe. Aria stanca, rassegnata, depressa oserei dire, che ti fanno pensare “Chissà cosa ha passato per pensare, dire, E REGISTRARE, cose del genere…”. Forse una delusione d’amore – o forse più di una –, forse il fatto che l’amore lui non se lo sia mai trovato corrisposto, forse l’astinenza sessuale o forse troppi insegnamenti appresi non dai libri, ma dalla televisione. Chi lo sa. Si sa solo che, se continua così, difficilmente troverà una signora Simone. Ma una cosa sicuramente ha trovato: la popolarità. “Cattiva pubblicità è pur sempre pubblicità” si sente dire spesso. Ed effettivamente, per questo affascinante filosofo, sembra andare così. Se poi apparisse in discoteca e facesse faville di giovani ragazzine arrapate, sarebbe il colmo.

Primo a pari merito: Matteo Montesi.

Il predicatore Matteo Montesi, qui che distrugge le scarpe "da scopaggio"

Il predicatore Matteo Montesi, qui che distrugge le scarpe “da scopaggio”

La cristianità non è mai stata così ipocrita. Il prossimo tuo non è mai stato così odiato. Questo giovinciuello marchigiano deve avere le idee un po’ confuse, perché nei suoi quasi mille video – e mille video, per una persona sola, sono tanti – passa il suo tempo a detestare chiunque non sia adoratore di Gesù Cristo Nostro Signore, alternando il tutto con prove di fede decisamente bizzarre, se non del tutto deficienti.

Al di là delle credenze, libere per tutti, i modi sono senza dubbio fuori di testa: non si può accusare delle scarpe Nike di essere sataniste perché sono le scarpe “da scopaggio”, così come non si può accusare una maglietta della stessa conclusione solo perché di colore nero. Entrare in una casa abbandonata – e pericolante – per invocare gli spiriti? Concesso. Fare un bagno nel fiume in pieno inverno per dimostrare la propria fede? Stupido, ma concesso. Salire sui colli per recitare degli inni al Messia? Concesso, romantico anzi. Accusare di satanismo chiunque non faccia le suddette azioni? Quantomeno precipitoso.

Se poi si considera che il soggetto si dedica alla pulizia dell’ambiente, raccogliendo di propria iniziativa i rifiuti trovati negli spazi verdi, si potrebbe poi spezzare una lancia in favore del confuso predicatore. Se però si aggiunge che lo stesso soggetto, nel corso della sua visita alla residenza abbandonata, spaccava tutto quello che trovava in giro (piatti, mattoni, assi di legno) ecco che le contraddizioni tornano a galla. Peccato Matteo, ce l’avevi quasi fatta. Ah… raccogliere preservativi usati (minuto 2:35) per pulire l’ambiente è ammirevole (e coraggioso): abbi però l’accortezza di usare dei guanti, la prossima volta.

L’unico, vero, originale Peppe Fetish (diffidate dalle imitazioni)

Il romantico Peppe Fetish, qui mentre svolge la sua attività preferita

Il romantico Peppe Fetish, qui mentre svolge la sua attività preferita

Peppe Fetish, al secolo Giuseppe Borgia (credo), è un ragazzo napoletano che ha il feticcio per i piedi femminili. Nulla di grave fino ad ora. La cosa grave è che non smette mai di ricordarlo in rete, quasi fosse la sua professione (ed il fatto che ripeta le stesse identiche cose, quasi come se recitasse un copione, lo dimostra).

Ora, capisco che magari gli annunci nei giornali locali possano essere costosi e che in un mondo di comunicazione 2.0 sia più facile inondare le proprie pagine Facebook di post, come capisco che, per un bisogno come questo, approfittare di interviste sia la cosa migliore. Ma poi lamentarsi perché si è preso in giro no eh!

“Io questa gente che mi sfotte la odio […]… Ognuno è libero di fare ciò che vuole […]… A voi vi piace la droga, vi piace rubare, ci stanno quelli là che vanno con i travestiti, quelli là che sono gay, quelli là che ammazzano le persone, ci sono i pedofili, e poi un ragazzo come me, un bravo ragazzo che gli piace soltanto leccare i piedi e non dà fastidio a nessuno deve essere mal visto. Sono loro che devono crepare, non io”.

Non so da dove cominciare. Innanzitutto se uno va ad ammazzare la gente o a travestiti di sicuro non lo spiffera in rete e men che meno si fa intervistare sull’argomento. Paragonare poi gli omosessuali ai pedofili o gli assassini a chi va a trans mi sembra quantomeno indice di una cultura pari a quella di un’ammonite. Ignoranza e stupidità a parte, rimane il fatto che il soggetto si lamenta delle reazioni dei suoi concittadini napoletani al suo feticcio, dimenticando totalmente che Napoli (e l’Italia) non è New York. Nella grande mela, e al massimo nelle grandi città americane, c’è molta più libertà: di culto, culturale, sessuale. Qua nel bel paese ci si scandalizza ancora per i tatuaggi, figurarsi per pratiche sessuali del genere. Indice di arretratezza? Può darsi, ma paese che vai… È ovvio che nella città partenopea ci si scandalizza per un uomo che paga per leccare i piedi delle donne, e  questa arretratezza la dimostri proprio tu caro Peppe, che paragoni gli omosessuali agli assassini. Basterebbe non spifferare ai quattro venti i propri feticci: quasi tutti li hanno, e la differenza tra tutti e te, caro Peppe, è che nessuno le pubblica in rete… è per questo che nessuno viene deriso. Le basi Peppe, LE BASI.

E dopo i filosofi, gli artisti. Sì perché “Mostri del tubo” sono anche tutti quei cantanti mancati, ad un passo da partecipare a Sanremo giovani, che, chissà perché, non sono stati presi. E, chissà perché, fanno tutti rap.

Per la categoria “vorrei ma non posso”: Trucebaldazzi.

Il rapper Trucebaldazzi, qui durante le riprese del video sulla cattivona ex ragazza

Il rapper Trucebaldazzi, qui durante le riprese del video sulla cattivona ex ragazza

Il “piccolo” Truce ha un problema: la sua ex ragazza. E non ha paura di dirlo, anzi, di cantarlo.

Il singolo, anch’esso caricato, censurato, e ricaricato dagli utenti, non lascia spazio all’immaginazione. Soliti cliché: amore finito male, rabbia, l’amore fa schifo, ora vado con tutte (ndr: la vedo grigia). Bisogna dire che tutte queste esperienze i giovani le vivono continuamente. Ciò che non fanno, i giovani, è girare video in cui sparano al nuovo fidanzato di lei e regalano un mazzo di fiori-bomba alla ex ora riconquistata, facendole saltare in aria l’appartamento.

L’odio adolescenziale è una questione delicata, perché delicata è la fase che i ragazzi attraversano. E il fatto che “l’artista” in questione abbia scritto un inno all’odio è un modo come un altro per superare questi momenti infelici. Quindi Truce non ce l’ho con te (il tuo rap completamente fuori beat e ricco di erre mosce mi strappa un sorriso tutte le volte che ti ascolto): è chiaro che nei tuoi testi e nei tuoi video esprimi tutto ciò che desidereresti fare – nel bene e nel male – e che nella vita vera non hai il coraggio di fare. Ma piuttosto ce l’ho con chi collabora con te: basi musicali e riprese video sembrano realizzati non proprio da dei ragazzini, ma da produttori pseudo professionisti oserei dire. E a questi “adulti” vorrei chiedere se, per due soldi, non si venderebbero anche la loro madre.

Per la categoria “featuring”: Lil Angel$.

Lil Angel$...lui farà grandi cose quando le serate saranno perfette

Lil Angel$…lui farà grandi cose quando le serate saranno perfette

Lil Angel$, cioè piccolo angelo, cioè piccolo angelo ricco (a giudicare dal simbolo del dollaro) o che – molto più probabilmente – vorrebbe esserlo. Il singolo “Estate” ha ormai collezionato più di 3 milioni di visualizzazioni, e non di certo per la profondità del testo, o per le bellissime voci, o per… insomma, è stato visto tante volte perché fa pena, e i commenti al video lo dimostrano.

Io tutta sta voglia di registrare pezzi orrendi, da musicista, non la capisco. “Cattiva pubblicità è pur sempre pubblicità” l’ho già detto, ma qui siamo al limite. È tutto uno scherzo? È tutto fatto col solo scopo di far ridere? No, qui i protagonisti ci credono per davvero in quello che fanno, e non vedo perché nessun loro amico, o parente, o conoscente, per il loro esclusivo bene, non li prenda, li scuota e li urli addosso: “Non sapete fare! Non è il vostro campo! Fate altro!” E invece no, ‘sti ragazzi scrivono, cantano, incidono e registrano. Testi che i bambini dell’asilo saprebbero scrivere meglio, rap mai a tempo, inglese pessimo, ITALIANO pessimo. Tutti gli ingredienti del rap qua vanno a quel paese, e il video – pieno di comparse – vede protagonisti ragazzi e ragazze che, per un minimo di visibilità, venderebbero anche il cu*o. Perché girare video penosi l’han già fatto.

Per la categoria “i sogni son desideri di felicità”: Bello Figo.

Bello Figo in tutto il suo gusto nel saper vestirsi

Bello Figo in tutto il suo gusto nel saper vestirsi

Dulcis in fundo lui, il mio preferito, l’artista parmense per adozione che ha pubblicato ben 100 canzoni su Youtube.

“E la madonna! Chissà quante cose ha da dire!”

No, parla solo di due cose: narcisismo e sesso. In tutte le forme, in tutti i modi, ma sempre e solo con ragazze attraenti. Lui è bello, lui è IL PIÙ bello, lui ce l’ha duro (più di Bossi, e tra l’altro è di colore, quindi il paragone è anche abbastanza divertente), lui è un Romeo, tutte lo amano tutte lo cercano. Le sue opinioni, mischiate al suo stile di abbigliamento inconfondibile quanto irritante, lo rendono il migliore dei peggiori, a mio avviso. Ma la cosa più divertente è il suo tono di voce, un qualcosa come il tipico accento italiano di un africano, gli acuti di chi gli acuti non riesce a farli (avete presente quando voi, lettori di sesso maschile, provate a fare un acuto e la voce vi sparisce a  tratti, producendo un qualcosa tra il verso di una cornacchia moribonda e il semplice ansimare? Ecco) e i melodici di uno che prova a farli appena sveglio, quando è difficile persino parlare.

I video, poi, sono qualcosa di trash che nemmeno i fratelli Vanzina potrebbero eguagliare. Girati da amici dell’artista, con coreografie, location e montaggi improbabili. Ma le perle artistiche sono le comparse non volute: in ogni video un passante incuriosito, una signora con la spesa, o semplicemente un povero anziano che parcheggia la bicicletta proprio lì (minuto 2:56) compaiono, inaspettatamente, di fronte alla videocamera. E i protagonisti, in barba a qualunque “rifacimento per imprevisto” registrano tutto, con una naturalezza ed una schiettezza che nemmeno il cinema neorealistico degli anni ’50. Questa è l’arte secondo Bello Figo: il neorealismo di Vittorio De Sica e il trash di Christian De Sica, tutto in un unico artista. Rivoluzionario.

La libertà di espressione, in uno stato civile, deve essere garantita. Ognuno ha il diritto di professare le proprie opinioni – per quanto bizzarre – in qualunque forma. Nel 2013 lo si fa anche su Youtube. L’arte poi è qualcosa di talmente soggettiva e interpretabile che non dovrebbe essere soggetta a critiche (nonostante sia ciò che ho appena fatto). Nell’epoca della comunicazione social vi sono artisti e pensatori che sfruttano le capacità del web per diffondere il loro verbo, i loro pensieri, le loro canzoni.

E fin qua siamo d’accordo? NO.

Perché non diciamo cazzate, il web è qualcosa di inimmaginabile se ci si pensa. Poter condividere con chiunque qualunque cosa in qualunque momento e in qualunque luogo. Pazzesco. È uno strumento troppo complesso, troppo elaborato, troppo grande da poter essere usato da tutti. Certo, chiunque può prendere carta e penna e scrivere ciò che vuole. Ma al massimo cosa succede? Se chi scrive è autorevole può diventare giornalista (incrocio le dita), se chi scrive è talentuoso può diventare romanziere, se chi scrive è una pippa non diventa nulla. E soprattutto, NESSUNO LO SA E NESSUNO NE VIENE A CONOSCENZA.

La grandiosità del web è proprio qui: la tua cazzata, anche la più grande, rimane online e – mi vengono i brividi – tutti la possono vedere, salvare, riproporre. È per questo che il discorso è differente. Così facendo si produce cultura-spazzatura, molto, ma molto peggio di quella già proposta dalla tv.

Per questo sono fermamente, inequivocabilmente e irremovibilmente a favore del patentino per poter navigare in rete: così come serve una patente per non fare stragi in strada con l’auto, così servirebbe una patente per non fare strage di cultura in rete. Che poi, tanto si sa, gli incidenti capitano comunque…

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