Cu o Qu

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Di sicuro non sono un’esperta di ortografia, ma, dai, mi è stato proposto, ed eccomi qua. Della serie… se posso essere in qualche modo utile…

Uova in camice

Pronunci la parola grammatica o, peggio, sintassi e subito l’espressione sul volto degli astanti si fa annoiata o truce. Ma non sarà peggio commettere errori perché le regole le abbiamo lasciate sotto il banco della nostra scuola elementare?

L’Undici ha chiesto a Lamaranga, insegnante di fiducia, di rinfrescare a tutti la memoria, rimettendo i puntini sulle i. Perché a volte basta una i e anziché due uova e una camicia, ti ritrovi senza pranzo e col camice del dottore.

D’altra parte, mi accorgo così spesso di errori ortografici seminati ovunque e da chiunque, che la tentazione di provarci è grande. Comunque, vi piace la questione dalla quale intendo partire? Con tutte le “qu” che ho disseminato in queste righe, avete già intuito la regola?

Con la Q si deve sempre considerare la sillaba di tre lettere: prima la q, dopo la u, infine la vocale. Se dopo la u c’è una consonante, si deve usare la C. Per dire: “Mio cugino ha appeso un quadro”.

Sì, ma se il quadro è stato appeso a scuola, come la mettiamo? Ci sono parole che fanno eccezione alla regola, e queste, purtroppo, si devono un po’ alla volta memorizzare. C’è sempre il vocabolario che ci dà una mano e magari possiamo aiutarci con qualche personale trucchetto. La mia cara maestra diceva sempre: “Cuore si scrive con la c, perché la punta della q ci pungerebbe il petto…”

 

 

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Chi lo ha scritto

Lamaranga

Mi firmo Lamaranga, così mi chiamavano alle Medie, e appena arrivata a Ravenna così mi trovo a essere chiamata (nell’ambiente di lavoro) senza che avessi mai avuto il tempo di fare una simile confidenza. Da sempre inoltre quando uno sbaglia il mio nome mi chiama immancabilmente Monica, ma mia madre giura di non aver mai avuto l’intenzione di darmi questo nome. Sarà che l’inizio non fu uno dei migliori: il nome scelto da mia madre non piacque al prete che mi battezzava e lì per lì ne furono aggiunti altri due. Mettiamola così, ancora non credo di sapere chi veramente sono. Di certo scrivere però, mi aiuta a riconoscermi. “Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo”. (José Saramago-Cecità)  

4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    “L’idioma gentil, sonante e puro” e serio. Serio al fine per cui la genesi di tal rubrica sia degna di tirar innanzi in un cammino sì tortuoso ma a un tempo ricco di fascino e mistero. Si lasci, dunque, almeno questo luogo privo di strafalcioni (se pur scherzosi)che mai poterono esser meglio definiti se non “fuori luogo”.

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  2. val...anga

    UN RIPASSINO NIENTE MALE, IDEONA!!!
    MA CI CAPIREMMO SOLO TRA NOI UMILI MORTALI, PERCHÈ QHI È AI VERTICI POLITICI E NON SI È DIMENTICATO TUTTO, SIA LE REGOLE CHE IL BUON SENSO!!!
    IL MIO OTTIMISMO È SQHIACCIANTE!!!
    CI VEDIAMO A SQUOLA LAMARANGA!!!

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    • Antonio

      “L’idioma gentil, sonante e puro” e serio. Serio al fine per cui la genesi di tal rubrica sia degna di tirar innanzi in un cammino sì tortuoso ma a un tempo ricco di fascino e mistero. Si lasci, dunque, almeno questo luogo privo di strafalcioni (se pur scherzosi)che mai poterono esser meglio definiti se non “fuori luogo”.

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  3. Brillo DeLuca

    Per questo c’è chi, non sapendo se seguisse la regola o fosse un’eccezione, ha deciso di non perdersi in un bicchiere d’acqua.

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